Il volo rivoluzionario di Aleksandr Deineka
di // pubblicato il 29 Marzo, 2011
- di Daniela Vannini -
Come catturare l’energia, come rappresentare il movimento? E’ questo il grande fulcro attorno al quale gravita l’arte di Aleksandr Deineka (1899-1969), il più importante pittore realista dell’Unione sovietica. A lui è dedicata la mostra in corso al Palazzo delle Esposizioni di Roma che resterà aperta fino al primo maggio 2011. La rassegna ripercorre attraverso ottanta opere l’intera attività di questo artista a partire dagli anni ‘20 fino agli anni ’60.
Per lui l’arte è essenzialmente dinamismo e vitalità e ce ne accorgiamo subito quando guardiamo i suoi grafici e i suoi manifesti come “La Cina in marcia verso la liberazione” o “A tutto vapore” oppure le innumerevoli versioni degli “Sciatori”. Ritroviamo quella stessa vitalità che si respira nel cinema neorealista di Rossellini in “Roma, città aperta” o in “Ladri di biciclette” in cui l’energia vitale esplode in ogni aspetto del reale. Tutti i personaggi acquistano dignità e lo sguardo di un uomo diventa sguardo collettivo.

Ed è proprio dalla maniera di osservare la realtà che parte l’azione innovatrice di Deineka. Il suo è uno sguardo che dall’alto scivola verso il basso o viceversa che dal basso s’innalza verso l’alto, uno sguardo ormai condizionato dall’ebbrezza dei primi voli in aeroplano che rivoluziona la sua visione della realtà. Deineka da vita ad opere straordinarie dalla forza incontenibile simbolo di una Russia in movimento verso la modernità e verso il futuro.
Il volo rivoluzionario di Deineka sulla realtà ci regala immagini insolite, scorci inattesi che ci parlano di un modo altro di considerare il reale, di una prospettiva nuova e rinnovata, liberata dai vecchi metodi che permette all’artista di lanciarsi in un’ardita sperimentazione. La realtà si stravolge e nuovi scenari si affacciano allo sguardo. I suoi quadri ci trasportano in una condizione di sospensione e di grandezza e finiamo letteralmente “In aria”.

Siamo negli anni ’20 del Novecento e le figure tracciate dall’artista russo percorrono uno spazio nuovo, quello della modernità in cui tutto è moto, azione. Deineka fa suoi i temi dello sport, del lavoro, del volo e della tecnica imbastendo paesaggi industriali e urbani in cui è la macchina ad essere celebrata. E’ la macchina ormai che detta i ritmi dell’uomo ma è l’uomo che ne governa i meccanismi. E gli uomini di Deineka sono sempre forti e valorosi. Sono eroi del presente, dell’attualità.
Il linguaggio di Deineka passa attraverso il corpo, un corpo bello, sano, muscoloso, scattante dove non vi è alcuna traccia di decadimento. Un corpo senza rughe, senza pieghe, senza difetti, una macchina perfetta e funzionante.

Il culto del corpo rappresenta il fil rouge dell’intera opera di Deineka, dall’esaltazione di corporature sportive alla contemplazione passionale e malinconica di un corpo femminile come “Sul balcone”, la “Bagnante” o la bellissima “Madre”. L’essenza dell’arte si esprime attraverso movenze, gesti, espressioni di corpi sempre impegnati nel fare qualcosa anche se semplicemente a guardare lontano, al domani che attende i “Futuri aviatori”.

Ma l’arte di Deineka non è soltanto quella urlata nei manifesti e nei grafici degli anni ’20, non è solo strumento di lotta di classe e di propaganda o luogo di combattimento ma anche ritorno al passato, recupero delle emozioni, del profondo che coincide con il recupero delle sensazioni e della profondità spaziale.
Tutto acquista spessore, volume e soprattutto colore, il colore della memoria che prende le tonalità delle Foglie secche o della luce del sole che accarezza ogni cosa. D’improvviso le sensazioni si liberano sollecitate dal ricordo di profumi antichi e odori lontani capaci di raccontarci il nostro vissuto. A parlarci sono corpi caldi e appassionati che pesano il loro passato e che non danno nulla per scontato ma anzi indagano ogni moto del cuore ripescando in quel grande mare che è la memoria. In questi quadri conosciamo un Deineka che si emoziona e che si mette in ascolto per catturare sensazioni remote, un pittore che da sfogo, finalmente alla dimensione lirica.