Il viaggio di Arianna. Gli Etruschi dal Louvre ritornano a Cortona
di // pubblicato il 24 Dicembre, 2010
Si prepara per la primavera del prossimo anno un bellissimo viaggio o meglio un ritorno. Dalle sale del grande museo francese partiranno per arrivare nel cuore dell’antica Etruria, le opere di una delle collezioni di arte etrusca più significative d’Europa.

Quaranta pezzi d’eccezione accompagneranno l’Arianna da Falerii, l’opera “simbolo” dell’importante mostra in programma a Cortona dal 5 marzo al 3 luglio 2011. Con l’esposizione “Le collezioni del Louvre a Cortona. Gli Etruschi dall’Arno al Tevere” presentata in questi giorni a Firenze nella sede di Palazzo Strozzi-Sacrati della Regione Toscana, arriverà nelle sale del Maec-Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, una selezione accurata di reperti di grande fascino, incluse opere poco note al grande pubblico ed esposte per la prima volta in Italiax
Un viaggio reso possibile dalla collaborazione avviata con il Museo del Louvre, che grazie ad un accordo triennale con Cortona, antica Lucumonia etrusca, conferma l’importanza internazionale della città toscana sul tema. Un viaggio sostenuto dal lavoro e dal supporto di molti fra cui Paolo Bruschetti, Françoise Gaultier, Paolo Giulierini, e Laurent Haumesser, con organizzazione generale del Dipartimento delle Antichità greche, etrusche e romane e della Direzione della Produzione Culturale del Museo del Louvre, del MAEC stesso.

Protagonista dell’esposizione Arianna da Falerii, il grande busto in terracotta risalente al III secolo a.C., frammento di una statua monumentale appartenente forse a un gruppo. Questa scultura femminile ornata da gioielli e con una corona di foglie di vite e pampini sui capelli, raffigurata nell’atto di scoprirsi il capo dal velo - gesto tipico delle rappresentazioni dei matrimoni sacri - viene considerata uno dei più significativi esempi di coroplastica etrusca di età ellenistica.
L'usanza di creare figure ed elementi decorativi in terracotta (il termine coroplastica deriva dal greco “arte di modellare l’argilla”) nasce già in tempi antichissimi. La scultura alta 61 cm, in realtà è solo un frammento di una statua di grandi dimensioni a tutto tondo modellata a mano e realizzata in più parti. Una terracotta scoperta nel 1829 a Falerii Novi, località all’epoca compresa nei territori dello stato pontificio a una cinquantina di chilometri a Nord di Roma.

La mostra si svilupperà seguendo le aree di provenienza dei materiali - da Fiesole a Chiusi, da Orvieto a Bomarzo, da Perugia a Falerii. Un percorso affascinante che permetterà di scoprire lo straordinario mondo dei collezionisti, amatori e mercanti d’arte che già nei secoli scorsi trattavano e seguivano le opere etrusche pervenute al Louvre. Figure come Giovanni Pietro Campana direttore del Monte di Pietà a Roma, la cui straordinaria collezione, messa in vendita dopo il tracollo finanziario, venne acquistata nel 1861 in parte dall’Inghilterra, in parte dallo Zar Alessandro II e per la maggior parte da Napoleone III.

Un percorso che metterà in luce l’importanza di quella parte di territorio compresa fra le valli dell’Arno e del Tevere, dove fiorirono ricchissimi scambi e dove grazie a vasi, statue in bronzo, urne e monumenti sepolcrali, gioielli, preziose terrecotte, sarà possibile ampliare una riflessione sulla società etrusca, anche grazie a studi, indagini e restauri recenti o effettuati per l’occasione.
Nell’attesa e grazie alle bellissime foto del catalogo edito da Skira cerchiamo di immaginare l’emozione nell’ammirare la pisside in avorio proveniente della collezione Castellani, scoperta nella necropoli di Fonte Rotella presso Chiusi e lavorata da un’unica porzione di zanna d’elefante, in stile orientalizzante, con raffinate decorazioni d’animali reali e fantastici.

Oppure la meraviglia nel contemplare i preziosi pezzi d’oreficeria, comprati a Roma nel 1861 dagli emissari del Governo francese venuti a negoziare l’acquisto della collezione Campana, come gli orecchini in oro con pendenti ornati da motivi raffiguranti il carro del Sole e la Vittoria. x
Ed ancora il Vaso conformato a testa femminile, recipiente di bronzo databile tra la fine del III e l’inizio del II secolo a. C., forse prodotto da un atelier orvietano. La testa di donna dalla bella acconciatura - originariamente impreziosita da un diadema ora perduto, ha incisa sulla fronte dall’iscrizione Suthina che indica l’appartenenza alla sepoltura. Si tratta di un recipiente senza fondo che doveva servire come simulacro di un unguentario.
Molti altri bellissimi pezzi in attesa della primavera a Cortona.