Il vello e la clava. L’iconografia di Ercole nell’arte occidentale
di // pubblicato il 06 Marzo, 2011
Parallelamente alla mostra Matisse. La seduzione di Michelangelo, presso il complesso museale di Santa Giulia a Brescia, un’altra mostra attira per la singolarità del tema e la qualità di realizzazione.
Fino al 12 giugno sarà infatti possibile visitare Ercole il fondatore. Dall’antichità al Rinascimento, esposizione interamente dedicata all’evoluzione iconografica relativa la figura del mitologico eroe classico.

Didatticamente pensato come un racconto per immagini che si dipana dall’antichità greca e romana fino al Rinascimento inoltrato, il percorso ci accompagna per gradi allo svelamento di una tradizione rappresentativa radicata nella produzione artistica occidentale.
Figlio di Alcmena e Zeus, dio per parte di padre e uomo per parte di madre, Eracle adempì le famose dodici fatiche per obbedire agli ordini dell’Oracolo che lo mise al servizio di Euristeo, re di Argo.
Sconfisse con una pesante clava il Leone Nemeo, la cui pelliccia divenne attributo inconfondibile dell’eroe, e le altre bestie e difficoltà che dovette fronteggiare significavano la lotta fra l'uomo e la natura nella sua forma più selvaggia e terribile.
Era nel momento di furibondo conflitto corpo a corpo con le fiere che gli antichi erano soliti rappresentare Eracle, specialmente sui lati visibili dei sarcofaghi funerari di cui il bellissimo risalente al 240 d.C. proveniente dal Museo di Palazzo Altemps di Roma è esempio perfetto.
Andati persi alcuni dettagli, sono però ravvisabili alcuni caratteri delle belve affrontate: l’Idra di Lerna dalle molteplici teste e il corpo squamoso, il Cinghiale d’Erimanto legato con corde e ucciso per sfinimento, la Cerva Cerinite, animale sacro rincorso instancabilmente dall’eroe. Ogni singola fatica è illustrata con chiarezza e ad ognuna della fiere è accostata la figura di Eracle che in tutta la superficie del sarcofago si ripete per ben dodici volte.
L’alternativa rappresentativa “a riposo” non sacrifica la corpulenza e forza del personaggio in questione, esaltando semmai l’indole buona e virtuosa fortemente rintracciabile nella statuetta risalente forse al I secolo d.C. su modello lisippeo. Qui la nodosità delle imperfezioni lignee della clava richiama il vello morbido e frastagliato impugnato con stretta ferrea e le nerborute spalle dell’eroe preannunciano già quelle del successivo e tanto famoso Ercole Farnese.

Con l’avvento del Cristianesimo e in special modo nel medioevale fervore mistico, l’immagine in oggetto non venne scartata, anzi, come per la maggior parte della simbologia pagana, mantenuta e conciliata al credo religioso. In questo caso dunque si assurse Ercole a modello morale, la cui buona condotta e perseveranza nella lotta contro il Male e il Vizio divenne nuova interpretazione simbolica cui le porte di Chiese e Templi si aprirono di buon grado.
L’eburnea Cattedra di S. Pietro risalente ai primi decenni dell’Alto Medioevo, sostituita in un secondo momento da quella del Bernini, in sede espositiva riprodotta in maniera filologicamente intuibile, riproduce su formelle mobili le gesta di Ercole rappresentando il corrispettivo cristiano del sarcofago greco poc’anzi descritto.
Nella devozione privata s’introdusse una terza via iconografica, quella dell’Ercole al bivio, che trovò grande fortuna dal Quattrocento in poi anche nelle grandi decorazioni pittoriche. La scelta tra Virtù e Piacere ambientata in un bucolico paesaggio è il soggetto del desco da nozze dipinto a tempera nel 1500 e ancora, nel rovescio della splendida medaglia di Leone Leoni, dove si alterna alla meticolosa rappresentazione dell’Idra di Lerna.
Quest’ultima seconda fatica è oggetto di attenta reinvenzione da parte di Antonio del Pollaiolo, il quale in una celebre miniatura realizzata nel 1470 con tempera su tavola, presenta un Ercole magro e nervoso la cui chioma è coperta dalla leonina pelliccia che si avvolge attorno al suo inguine; la sinistra stringe uno dei tanti colli dell’Idra e la destra sta per sferrare il colpo che le sarà letale. Nessuna cornice per un simile capolavoro che, grazie alla minuzia dei particolari e all’ariosità del paesaggio, vive di significato e importanza propria.
In ultimo, il percorso giunge all’analisi della tradizione bresciana che attribuisce la fondazione della città a Ercole, in una ricorrenza celebrativa che trova fondamento dal XIII secolo e mette dunque al centro l’area del Capitolium, entro la quale si scoprirono numerose vestigia erculee.