Il tempo ci circonda!
di // pubblicato il 07 Settembre, 2009
Fino al 20 settembre 2009 il cortile di Palazzo Reale a Milano, accoglie una sorprendente opera di Alessandro Papetti, uno tra i più noti esponenti della scena pittorica italiana. L’esposizione consiste nell’istallazione di tre immensi “ambienti pittorici” di forma circolare (del diametro interno di 8 metri ciascuno), nei quali il visitatore potrà entrare, immergendosi fisicamente all’interno dello spazio pittorico e lasciandosi trasportare dalla forza espressiva del colore e del segno, quasi egli stesso diventasse parte integrante dei singoli dipinti.

Le tre grandi opere sono esposte all’interno di una grande tensostruttura (realizzando, così, una vecchia idea a cui l’artista pensava da una decina d’anni) e affrontano tre tematiche differenti: l’acqua, l’aria, il bosco.
L’acqua è l’anello di congiunzione fra la mostra di Papetti e quella di Monet “il tempo delle ninfe” che si svolgono in contemporanea.

“Il tempo che ci circonda”, è il senso della mostra, lo stesso assessore alla Cultura del Comune di Milano Massimiliano Finazzer Flory spiega: «Immaginiamo il tempo e immergiamoci in esso. Il tempo è come un cerchio di cui noi siamo un punto in movimento. Ma questo cerchio si avvolge intorno a noi assumendo la forma, e forse la forza, di una spirale, si finisce così per essere assorbiti dal colore. Continua la contaminazione tra antico, moderno e contemporaneo che caratterizza il nuovo corso della cultura a Milano».

Ed è proprio con le parole di Papetti che vorrei concludere: “.....Questo ha significato mettere in discussione la certezza della consuetudine del ‘fare’, così come l’abitudine a uno spazio pittorico definito o al modo di affrontare il dipinto. Da tutto questo è nata l’urgenza di trovarsi in una situazione meno convenzionale, ma dentro di essa, in uno spazio che potesse dilatare i suoi confini al punto da farmi sentire al centro di una differente quanto insolita situazione spazio-temporale. Uno spazio circolare come spazio pittorico differente, alternativo a quello tradizionale, dove, almeno concettualmente, non ci sia né un inizio né una fine, e dove il gesto pittorico possa rappresentare l’inizio del quadro ma, allo stesso tempo, anche la sua fine. Non sapere dove iniziare, né in quale direzione procedere, è una possibilità”.