Il teatro alla moda
di // pubblicato il 03 Novembre, 2010
Per tutti gli appassionati di moda si tratta di un’occasione irripetibile. Ma lo stesso vale per chi ama il teatro e l’arte in generale. Il museo della Fondazione Roma ospita infatti per un mese, dal 5 novembre al 5 dicembre, la mostra Il teatro alla moda. Costumi di scena. Grandi stilisti che presenta per la prima volta al pubblico gli abiti ed i costumi ideati dai più grandi stilisti italiani per il teatro, l’opera e la danza.
Curata da Massimiliano Capella l’esposizione, suddivisa in otto sezioni, presenta cento costumi originali assieme a bozzetti, figurini e video degli spettacoli in cui tali abiti vennero utilizzati, che aiuteranno a ripercorrere la storia del binomio stilisti-palcoscenico, che è anche una storia del successo del made in Italy nel mondo.

Il primo incontro ufficiale tra moda e teatro si registra nel 1924, quando Sergej Pavlovich Diaghilev chiede a Coco Chanel di disegnare i costumi per Le Train Bleu di Cocteau. Il balletto segna l’inizio di un rapporto che nel tempo si rafforza e che coinvolgerà, dopo Chanel, nomi del calibro di Christian Dior, Yves-Saint Laurent, Karl Lagerfeld, John Galliano e Jean Paul Gautier. Per quanto riguarda gli italiani, saranno le sorelle Fendi ad inaugurare questa fertile collaborazione: nel 1980 lavorano infatti, assieme al loro direttore creativo Lagerfeld, alla Traviata che va in scena al Teatro dell’Opera di Roma. Si tratta di un vero e proprio colpo di fulmine tra la maison e Violetta, di nuovo vestita da Fendi in La vera storia della dama delle Camelie, versione cinematografica dello stesso anno, e nella Traviata di Zeffirelli de 1983.

Gli anni Ottanta sono in effetti particolarmente fecondi da questo punto di vista; nello stesso periodo fa infatti il suo debutto a teatro anche Giorgio Armani. Questa volta si tratta del Teatro alla Scala di Milano e dell’Erwartung di Schönberg (siamo ancora nel 1980), a cui seguirà l’Elektra di Strauss, il memorabile Così fan tutte di Mozart, rappresentato nel 1995 alla Royal Opera House di Londra nel 1995 e, nel 2002, lo spettacolo milanese del ballerino di flamenco Joaquin Cortés: per lui Armani disegna una eccezionale bata de cola, cucita a mano da Lina, una delle più note sarte di Siviglia e grande esperta di abiti tradizionali.

Tra i tanti stilisti che più o meno occasionalmente hanno scelto di prestare il loro genio a teatro (segnaliamo tra gli altri anche Valentino, Antonio Marras, Romeo Gigli, Alberta Ferretti, Enrico Coveri e Roberto Capucci) il posto d’onore è occupato, indiscutibilmente, da Gianni Versace che trova nel palcoscenico il luogo ideale per esprimersi liberamente, senza le costrizioni imposte dal mercato della moda. Il primo contatto con il mondo del teatro è del 1982, quando disegna i costumi per il balletto Josephlegende di Strauss, per il quale riprende le idee di una sua precedente collezione. Qualche anno dopo sarà la volta del Don Pasquale di Donizetti, e soprattutto della Salomè di Strauss (1987), in cui Versace raggiunge uno dei suoi vertici creativi: i velluti, la sera, il raso danno vita a modelli scenografici, ispirati ad abiti da gran sera, barocchi ma dalle forme pulite, in un richiamo ai modelli anni Quaranta di Elsa Schiaparelli.
Il grande interesse di Versace per il teatro, testimoniato da un numero sterminato di collaborazioni, è segnato anche dal conferimento del premio Pitti Immagine Uomo del 1997; un riconoscimento “alla creatività, alla ricerca, alla fantasia […]. Alla sua intelligente propensione all’arte, al teatro, alla danza, alla musica. All’aver dunque saputo coniugare e fondere tutti i linguaggi che raccontano l’estetica del nostro tempo”. Lo stesso stilista affermava, come ricordato in un’intervista dal fratello Santo: “Gli stracci li disegno per lavoro, ma è il teatro il mio vero amore”. C’è forse bisogno di altre parole per capire quanto una passione possa essere grande?