Il Settecento e le sue due anime secondo Alvar - Gonzales - Palacios
di // pubblicato il 07 Febbraio, 2011
Il panorama artistico internazionale difficilmente potrebbe fare a meno di uno storico d’arte così attento e svincolato da accademie ed università quale è Alvar Gonzales-Palacios; il suo nome è legato alla ideazione di molte mostre internazionali, ad interessanti libri, a conferenze senza peli sulla lingua in riferimento al panorama sociale di questi ultimi anni.
Gli storici dell’arte contemporanei vengono definiti da lui con il termine spagnolo chapucheros, che può essere tradotto in approssimativi, poco attenti. E questo suo commento tagliente esplica bene la motivazione della pubblicazione del suo ultimo libro, Nostalgia ed Invenzione- Arredi e arti decorative a Roma e Napoli nel Settecento, edito da Skira nella collana Biblioteca d’Arte.
Il libro è stato presentato lo scorso giugno a Roma in villa Medici, sede dell’Accademia di Francia, alla quale lo studioso ha donato 15.000 libri.
Il volume è composto da diciassette saggi scritti da Gonzales-Palacios dal 1978 fino ad ora.
Sono protagonisti i mobili, le suppellettili, i candelabri e le decorazioni di interni nel Settecento a Roma, nel Regno di Napoli, con incursioni nelle città borboniche di Palermo e Madrid.
Molti di questi articoli non erano mai stati pubblicati in italiano e inoltre non erano corredati delle trascrizioni complete dei documenti d’archivio, che attestano la modalità di ricerca e studio della storia delle arti decorative considerate. Inoltre, alcuni saggi erano stati pubblicati in testi che erano ormai introvabili e quindi inaccessibili a molti studiosi.
Il libro si completa di un saggio parzialmente inedito e di due nuovi contributi: uno sul Gabinetto di porcellane di Portici e l’altro su mobili palermitani, che è una sintetica ma incredibilmente esauriente fonte di notizie corredate da esempi.
Lo studioso ha curato personalmente le traduzioni in italiano, con un linguaggio fluente ed incisivo. Non mancano commenti pungenti, come nel saggio sul trasporto delle statue farnesiane da Roma a Napoli, nel quale, parlando della sistemazione a Napoli del famoso Toro Farnese, riporta alcuni commenti dei visitatori stranieri del Settecento ed Ottocento, scandalizzati perché l’opera era stata posta all’aperto nella Riviera di Chiaja. Ed alla fine così commenta:”Come si vede, in quanto a cura di opere d’arte e pubblici monumenti, a Napoli non si dava più pensiero allora di quanto se ne dia oggi.” Ma il testo non si limita a dare tante interessanti notizie sull’arte decorativa del XVII secolo. E’ un libro sul metodo che uno storico dell’arte deve seguire per poter ricostruire la storia di un’opera d’arte, che sia un quadro od un trumeau del Gabinetto del Re a Caserta, per non essere un chapucheros.
Puntuali e capillari ricerche d’archivio hanno dato modo di conoscere e documentare, anche dopo anni, le intuizioni stilistico-formali di Gonzales-Palacios, che rimane”fra coloro che credono come lo storico dell’arte non possa e non debba vivere solo di documenti”.
Una ricerca che si compone di dati oggettivi, che possono essere desunti dai documenti, e l’esperto occhio del conoscitore, addestrato a riconoscere i fattori stilistici dei vari periodi. E’ il modo di lavorare che conta, quindi, il modo nel quale si fanno le cose, e non, come lui stesso ha ribadito in un intervista, ciò di cui ci si occupa. Per uno storico dell’arte è un testo molto utile, anche per la ricca bibliografia che ciascun saggio riporta, fonte primaria per ogni studio successivo.
Nativo di Cuba, dove, dice, “non avrebbe più senso tornare”, dopo aver studiato a Parigi è giunto a Firenze nel 1957, dove si è laureato con il grande storico dell’arte Roberto Longhi, con una tesi sull’arte di corte di Napoli.
La sua conoscenza dell’arte italiana gli ha permesso di comprenderla in modo completo a 360°, definendola come una continua rivisitazione dell’arte del passato con occhi nostalgici, in un alternarsi di novità e rimpianti. Un sentimento che però, attraverso grandi artisti, ha dato modo di creare la grande arte; nel Settecento, secolo protagonista del libro, queste due anime si uniscono per creare, attraverso l’opera di uomini come Giovan Battista Piranesi, lavori che uniscono in sé il ricordo e l’invenzione, sviluppando un nuovo corso.