Il San Giovanni Battista di Leonardo ospite a Milano

di Ellegi - pubblicato il 08 Dicembre, 2009 in Riflettori su...

Affascinante ed enigmatico, considerato da molti il suo ultimo capolavoro, ritorna a Milano a Palazzo Marino, dopo settanta anni dalla mostra del 1939 allestita negli spazi dell’attuale Triennale, il San Giovanni Battista di Leonardo da Vinci.

Dopo il grande successo ottenuto dalla «Conversione di Saulo» del Caravaggio che l'anno scorso ha contato moltissimi visitatori, anche quest’anno un nuovo appuntamento, questa volta promosso e organizzato da Eni e dal Comune di Milano in collaborazione con il museo del Louvre che presta il quadro e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, curato da Valeria Merlini e Daniela Storti, regalerà il gusto di un “faccia a faccia” con una grande opera. 

Una grande opera in un percorso speciale di grande suggestione, costruito con l’intento scientifico di esporre il San Giovanni in condizioni ottimali di spazio e di illuminazione. Un percorso in cui il dipinto è svelato agli occhi del visitatore al fondo di una sorta di itinerario che, attraverso pannelli didascalici, immagini e video, illustra la storia della famosa tavola e allo stesso tempo la colloca in un allestimento costruito su due temi: quello del labirinto iniziatico e quello dello scrigno di devozione.

Il labirinto costruito all’interno della Sala Alessi di Palazzo Marino guida il visitatore lungo un percorso che richiama proprio una sorta di cammino iniziatico che per meta finale la visione del San Giovanni Battista, un’opera sul cui significato più profondo molti ancora si interrogano.

Lo scrigno di devozione collocato al termine del percorso, cuore dell’allestimento che permette in un’atmosfera di intimo raccoglimento individuale, la contemplazione di un capolavoro si cui si vuole sottolineare anche l’aspetto sacrale. Gli effetti di illuminazione magistrali e una selezione musicale di sottofondo rendono la visione personale e intima rimandandoci a una lettura che ricorda le interpretazioni dell’opera di Mauro Di Vito che, nel bel catalogo della mostra edito da Skira, ci parla del dipinto come di “uno specchio fumoso dell’anima, una sorta di specchio nero che guarda noi che ci riflettiamo di fronte a lui dentro di lui come se fosse l’anima nostra.”

Impossibile resistere alla suggestione, a una visione piena zeppa di rimandi, sacri e profani e a improbabili quanto diffusissime letture esoteriche e perfino erotiche delle opere di Leonardo dovute a romanzi e film di recente successo. L’aspetto emozionale è altissimo, legato a un nodo profondo che il San Giovanni di Leonardo tende a tirare fuori in ogni spettatore.
Uno sguardo che cattura e il sorriso enigmatico di un giovane androgino dai capelli lunghi e inanellati, un mezzo busto dal corpo solido, terreno, creato da luce e ombra, che con una torsione della figura indica, con l’indice puntato verso l’alto, “un oltre”, sottintende un messaggio, una rivelazione raggiunta che sembra irraggiungibile.

Una iconografia insolita quella del quadro di Leonardo per un Santo legato alla città di Firenze, di cui è anche il protettore. Il Battista è molto rappresentato in tutti i momenti della sua vita addirittura prima della nascita quanto ancora nel ventre della madre S. Elisabetta, creduta ormai sterile per la tarda età, sussulta all'arrivo di Maria in attesa di Gesù. È spesso rappresentata la sua nascita, con il vecchio padre Zaccaria, che, reso muto dall'angelo per la sua incredulità, scrive su un libro il nome del neonato, scena nota come "Imposizione del nome del Battista".

E’ rappresentato bambino, già vestito con una pelle, in compagnia di Gesù e altri personaggi delle due famiglie. La raffigurazione più frequente è la scena del battesimo di Gesù nel Giordano, (come non ricordare l’intervento del giovane Leonardo dentro il quadro del Verrocchio alla cui bottega si stava formando) ma anche in gruppi relativi alla Sacra Famiglia, con Gesù bambino e la Madonna dove viene chiamato come San Giovannino. È infine rappresentato nel momento del martirio, o subito dopo, quando la sua testa è presentata a Erode, Erodiade e Salomé su un vassoio d’argento. La croce, con l'abito in pelle d'agnello, il cartiglio e la ciotola d'acqua, sono simboli iconografici del Battista.

Questo San Giovanni giovane senza barba né baffi è sicuramente inconsueto. Per sfuggire al vortice emozionale e recuperare strumenti di conoscenza è utile aggrapparsi alle corde della storia e della scienza oltre che a un vastissima analisi critica sull’opera.

Come è noto il dipinto è ricordato nello studio di Leonardo nel castello di Cloux presso Ambroise, sua ultima dimora, nel 1517 dove fu visto da Antonio de Beatis segretario del cardinale Luigi d’Aragona, e dove, come raccontano le curatrici della mostra, l’opera accompagna il maestro insieme alla “Gioconda” e alla “Madonna con il Bambino e S. Anna”. Sulla nascita dell’opera, fra varie ipotesi, è di sostegno quella di Pietro Marani che, nel saggio sul catalogo della mostra, racconta come sia sua convinzione che la tavola il "San Giovanni", anche se iniziato a Firenze alla metà del primo decennio, sia stato portata da Leonardo a Milano, e qui completata attorno al 1509-1510 o comunque entro il 1513.

Dal 1513 al 1516 Leonardo soggiornerà a Roma vivendo appartato fra incomprensioni e amarezze, in una città dove erano protagonisti Michelangelo e Raffaello. Quindi l'invito in Francia, dove come raccontano le curatrici della mostra, Leonardo è nominato da Francesco I "premier peintre, architecte et méchanicien du roi".

Dopo la morte di Leonardo avvenuta il 2 maggio 1519 il San Giovanni Battista ha continuato il suo destino girovago attraverso varie nazioni e vicende. Prima, Gian Giacomo Caprotti, un discepolo di Leonardo soprannominato Salaì, riportò il dipinto a Milano, poi alla sua morte il ritorno in Francia per poi passare in Inghilterra. Verso il 1630 riappare a Londra nelle raccolte di re Carlo I messe all'asta nel 1649, dopo la sua esecuzione. Viene poi acquistato dai francesi e giunge nella raccolta di Everhard Jabach, eccentrico collezionista tedesco che vende il quadro a Luigi XIV probabilmente tra il 1660 il 1662, e dalle raccolte reali al Museo del Louvre il passo è breve.

La conservazione dei dipinti e il “mercato dell’arte” non erano certo dei più rigorosi ed essendo stato Jabach soprattutto un manipolatore delle opere d'arte, Marani si chiede "se non sia il caso di valutare la possibilità che alcune delle ridipinture antiche riscontrabili sul 'San Giovanni' di Leonardo non siano imputabili alla volontà di Jabach di rendere più gradevole, o più vendibile, il dipinto" . E ancora una vicenda storica complessa e piena di viaggi e spostamenti quella del dipinto aiuta a capire "come, quando e perché il dipinto possa essere stato manomesso, fino al punto da impedire che ne fosse riconosciuta la sua totale autografia". E’ inoltre da tenere presente la diversa fortuna critica dell’opera in alcuni periodi ritenuta di altro autore e che all’inizi dell’Ottocento, ad esempio, non sembra suscitare grande interesse né entusiasmi.

La tecnica pittorica usata e messa a punto dal grande Leonardo è quel magico gioco di velature di colore, lo sfumato, che crea delicati passaggi di luci e ombre, con un risalto plastico della figura dove i contorni si perdono accentuando i volumi.

Alcuni principali temi e gesti sono racchiusi nell’opera e attraverso la lettura che ne propone Mauro De Vito, dalle pagine del suo intervento, viene offerta una nuova traccia interpretativa.

Usando proprio le sue parole sono identificabili lo sguardo dove Leonardo dimostra di conoscere molto bene le regole della magia rinascimentale quelle dell’inclusione dello spettatore nell’opera d’arte e quelle della retorica umanistica una immagine deve convincere e commuovere chinandosi verso l’osservatore con un movimento che intende coinvolgerlo. La mano sinistra che appoggia sul petto l’indice e il medio indicando il numero due e il punto del proprio cuore al braccio è appoggiata una croce di canna. La mano destra indica il cielo e rappresenta il terzo gesto del Battista mostrando tre dita, il tre simbolo del divino. Il sorriso che secondo le regole del decoro del rinascimento non è un riso irriverente, ma il sorriso della beatitudine. I capelli una chioma di riccioli che la nuova interpretazione tende a mettere in relazioni con quelli del Cristo “simbolo di castità e non di lascivia”. Una pelle di animale maculato difficilmente vedibile che è stata dopo attenti studi identificata con quella della lince e non quella del cammello come da tradizione. Una scelta voluta con riferimento simbolico all’animale che potrebbe alludere alla vita profetica. E ancora riferimenti e allusioni di grande e profonda cultura.

La tavola è esposta dal 1801 al Louvre e dal 1801 ed uscita solo in due occasioni dal grande museo parigino: nel 1939 per la mostra di Milano e nel 1949 per una mostra al Musée de l’Orangerie. Due sole uscite che rendono ancora più preziosa questa occasione e la possibilità di specchiarsi in un’opera fonte inesauribile di simboli ed emozioni.

Didascalie & Dettagli

DIDASCALIA IMMAGINI

© 2009 Musée du Louvre / Angèle Dequier


Orari

tutti i giorni 11-19.30
giovedì e sabato 11-22.30
24 dicembre chiusura alle ore 18
Ingresso libero.

Extra

Mappa

Dove e quando

Leonardo a Milano Dal museo del Louvre a Palazzo Marino esposizione straordinaria del San Giovanni Battista di Leonardo da Vinci

  • Date : 26 Novembre, 2009 - 26 Dicembre, 2009
  • Indirizzo: Palazzo Marino, Sala Alessi, Milano, piazza della Scala

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