Il ritorno di Sasha Waltz. L’Ottobre Teatrale del Comunale di Ferrara. 1a parte

di Carmelo Antonio Zapparrata // pubblicato il 30 Ottobre, 2010

L’ottobre del Teatro Comunale di Ferrara – importante polo italiano di programmazione delle realtà internazionali di danza contemporanea – si apre all’insegna del repertorio con due cult dell’ultimo quarto del secolo scorso. A svolgere il compito di Dioscuri d’autunno sono chiamate la tedesca Sasha Waltz e la belga Anne Teresa De Keersmaeker, entrambe di ritorno nell’istituzione ferrarese.

Dopo il vanto di aver invitato nel 1996 per primo in Italia la Sasha Waltz & Guest, compagnia fondata da Jochen Sandig e la stessa Waltz nel 1993 a Berlino, con Travelogue I. Twenty to eight, il Teatro Comunale di Ferrara ha inaugurato il 15 ottobre scorso la stagione di danza, riproponendo il lavoro ospitato quattordici anni prima.

Il lavoro di Sasha Waltz è, forse, uno degli esempi più rappresentativi del frizzante e produttivo ambiente culturale berlinese. La città, dopo la caduta del muro, accresce la sua potente forza magnetica in grado di attrarre chiunque sia propenso a sperimentazioni artistico-culturali. È questa la stessa situazione di Sasha Waltz che dopo studi di danza con un’ex-allieva di Mary Wigman, Waltraut Kornhaas, perfezionamenti ad Amsterdam ed esperienze negli States, ritornando in Germania decide di trasferirsi sulle rive dello Spree.

Lì la Freie Tanzszene, movimento della danza indipendente, dalla fine degli anni ’70 ha costruito un circuito off e un proprio gruppo di spettatori interessati e attivi. Infatti, i coreografi indipendenti berlinesi, a quei tempi realtà giovani ed emergenti, vivendo in situazioni produttive precarie e sempre alla ricerca di nuovi spazi - a differenza delle madri del Tanztheater, alla direzione dei teatri comunali delle cittadine tedesche – hanno saputo piegare in loro favore le difficoltà del momento, sviluppando stili compositivi che esaltano gli elementi eterogenei messi in gioco. Le loro interazioni contraddittorie rilevano, inoltre, lo spiccato interesse verso il corpo del performer, quale bagaglio attivo per l’atto creativo.

Nello stesso hanno di fondazione della propria compagnia - dove volutamente è stata scelta la formula “guests” che privilegia non la fissità di un ensemble precostituito, ma la mobilità e l’arricchimento di dialogo con ospiti sempre diversi - Sasha Waltz raccoglie i plausi degli spettatori berlinesi e della critica internazionale con Twenty to eight (1993). Il lavoro costituisce la prima tappa della trilogia Travelogue conclusasi nel 1995 e di cui fanno parte Tears break fast (1994) e All Ways Sux Steps (1995). La creazione nasce grazie al dialogo con artisti incontrati nelle sperimentazioni berlinesi degli anni precedenti, quali il violoncellista Tristan Honsinger e alcuni danzatori impegnati nel primo gruppo d’interpreti. Dialogo e processi creativi democratici, sono le parole d’ordine per la Waltz, tanto da coinvolgere gli interpreti come motori drammaturgici attivi per le proprie composizioni, elemento comune, questo, a molti coreografi contemporanei di area nordeuropea.

“Otto meno venti”, ecco la traduzione letterale del titolo. È l’ora in cui vediamo animarsi la cucina di un appartamento abitato da cinque ragazzi, tre donne e due uomini. Come afferma la stessa coreografa - tutto parte proprio dalla cucina. Creato dalle scene progettate da Barbara Steppe, lo ‘spazio comune’ dei giovani coinquilini diventa il luogo in cui trapelano nevrosi, scontri e conflitti tipici della vita quotidiana. Un ambiente privilegiato dove attraverso gesti e azioni quotidiane, rielaborate secondo una ritmica particolarissima, s’innescano i meccanismi relazionali della difficile missione di una convivenza giovanile. Le interazioni fra i vari abitanti della casa diventano, quindi, materiale d’interesse drammatico, sviluppato sapientemente in chiave postmoderna.

Una composizione fresca e piacevole quella della Waltz, in grado di accogliere toni ironici, come ad esempio il momento in cui gli interpreti si contendono una pagnotta o quando uno di loro cerca disperatamente di dormire tra il frastuono della macchina da cucire.

La tensione verso il realismo, presente nelle situazioni drammatiche, negli oggetti quotidiani - il pollo, le bibite, la forma di pane, la macchina per cucire realmente azionata – è enfatizzata dalle luci sceniche, firmate da Tomski Binsert e André Pronk, le quali, però, oltre a segnare i vari momenti del giorno, connotano il lavoro di un’accezione caricaturale. La complessa partitura corporea, basata su ripetizioni e scomposizioni dei singoli gesti di ascendenza postmodern, ne evidenzia ulteriormente tale carattere. Il dialogo del corpo degli interpreti con gli altri corpi o con gli oggetti reali è segno dell’importanza della contact dance per la Waltz, interazione costante dell’individuo con lo spazio in cui è immerso, interesse che la porterà, dopo Travelogue, a lavorare su progetti site specific.

Le repetitions elaborate ritmicamente a fini teatrali di Twenty to eight rendono le nevrosi degli interpreti facilmente assorbibili dagli spettatori. Forse, il suo successo sta proprio in questo, dopo tanti anni di realismo emozionale, opportunamente universalizzato del Tanztheater bauschiano, nel ’93 il realismo quotidiano ‘ritmico’ della Waltz, in performance relativamente brevi, offriva una variante più solare e leggera alla scena tedesca.

 

Dettagli

In foto:

  1. Travelogue I. Twenty to eight (cor. Sasha Waltz) © Sebastian Bolesch
  2. Travelogue I. Twenty to eight (cor. Sasha Waltz) © Sebastian Bolesch
  3. Travelogue I. Twenty to eight (cor. Sasha Waltz) © Sebastian Bolesch

Travelogue I. Twenty to eight

  • coreografia: Sasha Waltz
  • musica: Tristan Honsinger Quintett, Jean-Marc Zelwer (Le tourment de Vassilissa la Belle)
  • Scene: Barbara Steppe
  • Luci: Tomski Binsert, André Pronk

 

Sasha Waltz & Guests

Prima assoluta Berlino 1993

Prima italiana Ferrara 1996 15 ottobre 2010 ,Teatro Comunale, Ferrara

 

Mappa

Dove e quando

  • Indirizzo: C.so Martiri della Libertà, 5 44100, Ferrara, Italy
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