Il ricordo di Genova per Fabrizio De Andrè

di Elisabetta Venturi // pubblicato il 29 Gennaio, 2009

“Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi, ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi… se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli, in quell’aria spessa carica di sale, gonfia di odori…” “La città vecchia”.

A dieci anni dalla morte di Fabrizio De Andrè è proprio Genova, la città che più lo rappresenta (insieme alla Sardegna), e della quale ha contribuito a diffondere non solo la cultura ma anche la lingua, a ricordarlo con un’iniziativa di alto livello nazionale.

Curata da Vittorio Bo, Guido Harari, Vincenzo Mollica e Pepi Morgia. Organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, dalla Fondazione Fabrizio De Andrè onlus, in collaborazione con il Centro Interdipartimentale di Studi Fabrizio De Andrè della Facoltà di Lettere dell’Università di Siena, la mostra si snoda in cinque sale allestite nel Sottoporticato del Palazzo Ducale, in un percorso, multimediale ed interattivo progettato da Studio Azzurro e Sp 10studio, sarà visitabile fino al 3 maggio 2009.
La mostra è stata strutturata, grazie a questo speciale allestimento virtuale, per dare la possibilità ad ognuno di ricreare il De Andrè che più gli appartiene e nel quale meglio si riconosce, dando libero sfogo alle emozioni, ma anche alla curiosità. Si può interagire con la mostra in un gioco di schermi, immagini, video, ma anche oggetti, ricordi, interviste, fotografie, ed ascoltando le testimonianze di chi gli è stato vicino e lo conosce bene, come la moglie, il figlio, i collaboratori.

E’ possibile, per esempio, “giocare” con i personaggi delle sue canzoni. Nella terza sala, accanto a quelli originali, creati da Pepi Morgia per la scenografia della tournée “Le nuvole”, convivono quelli virtuali, come perfettamente ci spiega Studio Azzurro. “Entrando in questa sala il visitatore si trova letteralmente invaso dai protagonisti delle canzoni di De Andrè, rivisitati come figure appartenenti all’universo dei tarocchi, un mondo che il cantautore aveva scelto come scenografia per la sua ultima tournée. In un grande trittico video si susseguono dei personaggi simbolo, atemporali, ma allo stesso tempo molto umani: Piero, immaginato come un soldato burattino, Marinella, una ballerina intrappolata in un carillon, Geordie, che fugge tenendo in mano una testa di cervo”.

Il visitatore, grazie alle moderne tecnologie, può creare il “suo” tarocco personalizzato, aggiungendo foto, video, brani di canzoni…

Tutto questo perché De Andrè ha saputo, come ogni artista (che si parli di musica, pittura, scultura o poesia, poco importa) portare in superficie, dare un volto ed una collocazione alle emozioni, così che ognuno vi possa ritrovare, ma spesso anche scoprire, una parte di sé.

Ho sempre amato molto la musica dei cantautori, perché si sono assunti l’arduo compito di raccontare la vita, e con essa i sentimenti scomodi, le posizioni sbagliate. L’amore e la paura, l’odio ed il coraggio, in una girandola di parole, note e strumenti, utilizzando il mezzo più popolare per eccellenza: la musica.

De Andrè non si è tirato indietro dal suo “compito”. E’ entrato a far parte delle nostre vite, sicuramente anche di quelle delle generazioni future, facendoci riflettere sul senso della vita, della morte, della libertà, della guerra. Con occhi attenti alle sopraffazioni, agli abusi di potere, alle miserie umane, è stato sempre dalla parte degli umili, dei vinti, senza nascondere mai la tragicità degli eventi.

“Se tu penserai, se giudicherai da buon borghese li condannerai a cinquemila anni più le spese, ma se capirai, se li cercherai fino in fondo, se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo”

Ha sempre parlato dei suoi “amici fragili” con delicata poesia, senza abbandonarli mai. Ha donato a storie di terribile degrado, tratte spesso da fatti realmente accaduti, straordinaria dolcezza, ed in una sorta di ultima ribellione, ha qualche volta, cambiato il finale (come nella Canzone di Marinella).

“Le canzoni quindi servono a formare una coscienza. Sono una piccola goccia dove servirebbero secchi d’acqua. Cantare, credo che sia un ultimo grido di libertà. Forse il più serio. Scrivere canzoni sta diventando una responsabilità sociale, ma se ne sono accorti in pochi. Esse entrano a far parte del patrimonio culturale di un popolo, sono parte della coscienza.

Sentii fin da subito che il mio lavoro doveva camminare su due binari: l’ansia per una giustizia sociale che ancora non esiste e l’illusione di poter partecipare, in qualche modo, a un cambiamento del mondo. Quest’ultima si è sbriciolata presto, la prima, invece, rimane” (Fabrizio De Andrè, tratto dal catalogo edito da SilvanaEditoriale, che accompagna la mostra).

Pochissime parole che concentrano tutto il suo essere poeta, uomo, sciamano.

Le ho lette e rilette, cercando una sbavatura, una nota stonata, una mancanza. Un riferimento che non fosse alla coscienza, alla libertà, agli umili, ad una presa di posizione coraggiosa, ad uno sguardo attento ed onesto sulla realtà. Ma non l’ho trovato. Cercavo qualcosa che non fosse De Andrè, invece era lui.

 

Dettagli

Palazzo Ducale Genova
orari: da martedì a domenica 9.00-20.00 Lunedì chiuso
(la biglietteria chiude alle 19.00)
Per l’articolato percorso espositivo sono previsti abbonamenti individuali validi per tre ingressi
Possibilità anche del biglietto combinato “Fabrizio De Andrè. La mostra” e “Lucio Fontana. Luce e Colore”
Inoltre, "Vieni a Genova in treno" iniziativa è valida tutti i giorni fino al 3 maggio 2009.
Per tutte le informazioni www.palazzoducale.genova.it/deandre/index.htm

DIDASCALIE IMMAGINI

  • DE ANDRE' 008 Fabrizio a Sarissola,
    nella villa dell'amica Lorenza Bozano, nel 1964
    (archivio Lorenza Bozano)
  • DE ANDRE' 023 Fabrizio al Palasport di Bologna
    durante la tournée con la PFM nel 1979
    (foto Guido Harari)
  • DE ANDRE' 028 Fabrizio durante la tournée di
    "Le nuvole" nel 1993
    (foto Guido Harari)
  • DE ANDRE' 029 Fabrizio nella metà degli anni Novanta
    (archivio Fondazione Fabrizio De André Onlus)