Il Restauro della Croce di Giotto nella Chiesa di Ognissanti
di // pubblicato il 16 Ottobre, 2010
Il 18 Ottobre torna finalmente visibile al pubblico dopo un lungo restauro la Croce dipinta eseguita da Giotto, originariamente conservata nella Chiesa di Ognissanti. Il dipinto infatti sarà eccezionalmente visibile all'interno del Laboratorio della Fortezza da Basso dell'Opificio delle Pietre Dure (Firenze) fino al 22 Ottobre, per essere poi definitivamente reso il 6 Novembre alla Chiesa fiorentina per la quale era stato concepito. L'esposizione dell'opera all'interno dei locali del Laboratorio avverrà tramite visite guidate con i restauratori stessi.

Come per l’esposizione della Pala di san Zeno e dell’Arazzo di Vigevano continua quindi l’iniziativa “Effetto restauro” che intende offrire una visione eccezionalmente ravvicinata, all’interno dei laboratori, di alcune delle più significative opere restaurate o in corso di lavorazione.
L'opera
Il dipinto, eseguito su legno (dimensioni circa 4,60m x 3,70m) è di datazione incerta: per alcuni studiosi è stato eseguito intorno al 1310 -15, mentre per altri sarebbe opportuno spostare la datazione agli anni Venti del Trecento.
L'opera segue il modello iconografico del Christus Patiens (o Cristo sofferente), nel quale Cristo è raffigurato sulla croce in una posizione di estrema sofferenza, con la testa abbandonata su una spalla e gli occhi chiusi, il corpo inarcato per suggerire gli spasmi di dolore provocati dalla crocifissione. Questa iconografia era già diffusa nel mondo bizantino, ed era stata ripresa con successo da artisti del Duecento, tra i quali Cimabue e Giunta Pisano ed attualizzata dallo stesso Giotto: sarà proprio il Maestro infatti a rendere la figura del Cristo più umana, dotando la composizione di un realismo sino ad allora sconosciuto. Per la Croce di Ognissanti, come già nel Crocifisso della Chiesa di S. Maria Novella, Giotto sceglie di raffigurare il Cristo in una posizione assolutamente verosimile: il corpo non è più inarcato in modo innaturale, le braccia non sono all'altezza delle spalle come era in uso nelle raffigurazioni Duecentesche; al contrario il torso sembra subire la forza di gravità e scivola in basso rispetto alle braccia, che sono invece inesorabilmente inchiodate alla croce, le gambe sono quindi piegate sotto il peso del corpo stesso e prive di punti di appoggio, poiché i piedi sono sovrapposti e fissati da un unico chiodo. Questo corpo, che sembra letteralmente abbandonarsi al dolore, è una raffigurazione dotata di una straordinaria umanità, pur mantenendo la forza spirituale delle raffigurazioni precedenti, alle quali si ispira.

Nei lobi posti alle estremità della croce troviamo rispettivamente le immagini del Redentore (in alto), la Vergine (sinistra), San Giovanni (destra) e presumibilmente la raffigurazione del Golgota con il teschio d'Adamo nella parte inferiore della croce, oggi perduta. Le figure dolenti della Vergine e di San Giovanni, sono anch'essi dei capolavori: le espressioni sui volti dei due personaggi, dopo la pulitura, appaiono in tutta la loro forza e naturalezza.

L'opera era stata concepita per il tramezzo della Chiesa fiorentina di Ognissanti, appartenente all'ordine degli Umiliati e sebbene sia stata da tempo attribuita a Giotto, esiste tutt'ora un dibattito in corso circa la partecipazione di un secondo artista, identificato come “Parente di Giotto”, il quale avrebbe partecipato anche ad altre opere del Maestro.
Spostata varie volte nel corso dei secoli, la Croce era stata infine collocata nella sagrestia, purtroppo lontana dallo sguardo dei visitatori.
Il restauro
La Croce di Ognissanti ha subito un lungo restauro, a cura dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze che sin dal 2002 ha lavorato per restituire questa opera alla città.
Il dipinto, realizzato, come le altre opere di Giotto, secondo i criteri canonici della pittura fiorentina del tempo presentava numerosi danni, tra i quali crepe sul supporto in legno di pioppo e sulla superficie pittorica – composta da tempera a uovo stesa su strati di gesso e colla che a loro volta poggiano su una tela di lino. L'inquinamento atmosferico, il fumo delle candele e altri fattori avevano inoltre compromesso la policromia dell'opera, e vari incidenti, avvenuti in epoca antica, avevano danneggiato la cornice e intere porzioni di colore nella parte superiore del dipinto.

Il restauro ha comportato una complessa fase di ricerca, sperimentazione e messa a punto di formulazioni specificatamente preparate per permettere la pulitura dei sottili strati pittorici eseguiti su una preparazione di base estremamente sensibile ai materiali acquosi. Grazie alle tecniche innovative sperimentate nel corso degli anni dal Laboratorio dell'Istituto fiorentino, è quindi possibile ammirare nuovamente la straordinaria bellezza della materia pittorica giottesca, con un risultato che non può che essere considerato eccezionale.

Il restauro è stato infine completato con le fasi di stuccatura, di elaborazione della superficie e con l'integrazione delle lacune eseguita con la tecnica della “selezione cromatica”, applicata alle campiture pittoriche come pure alle dorature. La Croce sarà infine restituita alla Chiesa di Ognissanti il 6 Novembre, in una nuova collocazione all'interno della cappella rialzata del transetto di sinistra: questa porzione dell'edificio infatti non solo presenta infatti ancora le volte gotiche della costruzione originaria, ma permette inoltre di conservare l'opera in una posizione che coniughi buone condizioni microclimatiche con una corretta fruizione da parte del pubblico.
Il restauro e la ricollocazione dell'opera sono stati completati grazie alla partecipazione di sponsor privati – Arterìa S.r.l. – così come l'illuminazione – offerto da Nord Light S.p.A. , società del gruppo ARTEMIDE
In occasione dell’inaugurazione, prevista per il 6 novembre 2010, sarà pubblicato un volume dedicato allo studio ed alla presentazione dell’intervento di restauro dal titolo L’officina di Giotto. Il restauro della Croce di Ognissanti, a cura di Marco Ciatti, 28° volume della collana "Problemi di conservazione e restauro", edita da Edifir-Edizioni Firenze.