Il ragazzo con la bicicletta

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 15 Luglio, 2011

Cyril è un ragazzo sui dodici anni, lo incontriamo nella primissima inquadratura mentre ostinatamente stringe la cornetta di un telefono, non la vuole mollare, incurante delle intimazioni di un custode.
Il padre l’ha affidato a un istituto, una cosa temporanea aveva detto, ma è trascorso del tempo, non si è fatto più vivo e il ragazzo resta attaccato in modo insensato a quell’oggetto, come unico flebile legame ancora possibile. Non può accettare, dopo aver digitato il cellulare del padre, la voce meccanica dall’altra parte del filo che dice, il numero chiamato è inesistente.

L’impatto emotivo nell’incipit de Il ragazzo con la bicicletta è forte e violento, in puro stile Dardenne, senza tanti preamboli ti catapulta immediatamente al centro della storia, al cuore pulsante delle emozioni, generando mille interrogativi. Chi è Cyril, perché è stato abbandonato così, senza una parola? Quali ragioni possono spingere un uomo a schiacciare un figlio con la propria assenza?

Un turbine d’interrogativi ci tiene emotivamente a fianco del piccolo Cyril, partecipi dei suoi forsennati tentativi di rintracciare il padre. Siamo con lui mentre insegue l’affetto che a nessuno dovrebbe essere negato. E’ tangibile la pena di non poter accettare un rifiuto senza senso, indifferente a quel legame di sangue che esige d'essere vincolante.
Il dolore intimo, trattenuto, del bambino diventa forza motrice che lo spinge ripetutamente alla fuga, fuori per le strade, sulle tracce di una vita che il padre ha abbandonato per sempre, vendendo oggetti, cambiando casa e recapiti, dimenticandosi di lui.

Casualmente il ragazzo incontra Samantha, una coiffeuse che accetta di prenderlo con sé nei fine settimana assecondandolo nella sua ricerca. Interpretata dall’attrice belga Cécile De France senza cedere mai a facili sentimentalismi, la donna appare nella vita di Cyril quasi come una fata e non è un caso se i due autori avevano pensato d’intitolare il film Una favola dei nostri tempi.
Jean-Pierre e Luc Dardenne hanno parlato apertamente di questo film come di una fiaba e sono evidenti rimandi a Le avventure di Pinocchio di Collodi, ma il tessuto in cui s’innesta l’omaggio al famoso burattino è ben più profondo e il personaggio dello spacciatore, novello Lucignolo, è incarnazione del bisogno latente del protagonista di avere una figura maschile di riferimento.

Il Cinema dei fratelli Dardenne è un Cinema del presente, senza digressioni temporali di ordine psicologico a spiegare le azioni dei personaggi, sono semplicemente così, come li troviamo nel racconto a quel punto della loro vita. La madre di Cyril ad esempio non è mai neppur nominata, ne si sa perché il padre dimostri un atteggiamento tanto vile e superficiale, “Mi dimenticherà!”, nel rifiutare il bambino.

L’esordiente Thomas Doret infonde al suo Cyril una tale dose di verità da far sembrare la sua una storia vera, un'interpretazione fatta di piccole cose che raccontano molto di lui e della pena interiore che porta con sé. La vergogna dell’abbandono, come un’intima colpa inconfessabile, emerge nella risposta data a chi chiede come possa un figlio non sapere dove si trova suo padre, “Si, [lo so] ma l’ho dimenticato!
La dolorosa accondiscendenza del bambino verso il genitore, umiliante, muta richiesta d’affetto e desiderio d’accettazione, che il piccolo è pronto anche a comprare, è qualcosa di straziante e quasi insostenibile. L’implacabile bisogno atavico di ogni individuo, a prescindere da legami affettivi più o meno profondi, di sentirsi approvato da chi lo ha generato.

Per la prima volta in un film dei Dardenne fanno capolino brevi frammenti di musica classica. E’ noto che i due hanno sempre ritenuto la colonna sonora un ostacolo alla visione, scelta di campo precisa e atto di fiducia verso il pubblico in netto contrasto con tanto cinema contemporaneo, dove l’invadenza della musica tenta di pilotare le emozioni, trattando lo spettatore come elemento passivo.

L’idea iniziale del film è nata in Giappone quando ai due registi, ospiti di una manifestazione contro la pena di morte, applicata con modalità particolarmente spietate nell’impero del sol levante, un giudice minorile ha raccontato la storia di un ragazzo lasciato dal padre in un istituto con la promessa di riprenderlo. L’uomo non è mai tornato e il ragazzo, con ostinazione ha continuato per lungo tempo a tentare la fuga per inseguire le tracce del genitore, nonostante fossero passati molti anni, senza mai accettare l’abbandono.

Il ragazzo con la bicicletta sta raccogliendo riconoscimenti un po’ ovunque, ha inaugurato il suo palmarès vincendo il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2011, la sua sceneggiatura è tra i titoli in concorso all’edizione 2011 del Premio Amidei di Gorizia e recentemente i fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne hanno ricevuto anche il primo riconoscimento italiano della loro carriera.

 

Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Le gamin au velo
  • Regia: Jean-Pierre e Luc Dardenne
  • Con: Cécile De France, Thomas Doret, Jérémie Reiner, Fabrizio Rongione,
    Egon Di Mateo, Olivier Gourmet, Batiste Sornin, Samuel De Rijk, Carl Jadot, Claudy Delfosse, Jean-Michel Balthazar, Frédéric Dussenne, Myriem Akeddiou, Sandra Raco, Hicham Slaoui
  • Sceneggiatura: Jean-Pierre e
    Luc Dardenne
  • Fotografia: Alain Marcoen, SBC
  • Montaggio: Marie-Hélène Dozo
  • Scenografia: Igor Gabriel
  • Costumi: Maïra Ramedhan-Levi
  • Produzione: Jean-Pierre e Luc Dardenne con Denis Freyd per Les Films du Fleuve e Archipel 35 in coproduzione con Lucky Red, France 2 Cinéma, RTBF Télévision Belge e Belgacom
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Belgio / Italia / Francia, 2011
  • Durata. 87’ minuti

 

DIDASCALIE IMMAGINI

- Locandina italiana
- L’esordiente Thomas Doret è Cyril
- Cyril e Samantha, interpretata da
  Cécile De France
- Cyril col padre Guy e col teppista Wes
- Jean-Pierre e Luc Dardenne sul set
   Fotografie © Christine Plenus


IN COPERTINA

Picnic per Cyril e Samantha
© Christine Plenus