Il racconto dell’incredbile
di // pubblicato il 08 Agosto, 2011
Il primo romanzo di Paolo Sortino, Elisabeth, Einaudi, reinterpreta i fatti di cronaca nera che sconvolsero l'Austria ed il mondo intero nel 2008. Josef Fritzl, ingegnere sposato con sette figli, rinchiuse per 24 anni la figlia Elisabeth nel bunker costruito nella fondamenta della propria casa nell'austriaca città di Amstetten. La ragazza, rinchiusa nel 1984, fu ripetutamente oggetto di abusi e violenze sessuali. La conseguenza di questi atti la portò a partorire sette figli del proprio padre.
L'agghiacciante malessere generato da questa realtà viene recuperato dallo scrittore che mette in scena la creazione di quel mondo sotterraneo completamente isolato da quello esterno.
Nel romanzo di Sortino, non esistono giudizi o condanne, ma solo i sentimenti dei personaggi di quel fatto assurdo che tocca uno dei più antichi tabù umani.
Il personaggio di Elisabeth diviene figura centrale del dramma. La ragazza si trova al centro d'innumerevoli sentimenti e situazioni contrastanti. Inizialmente l'autore narra della sua distruzione fisica e mentale. Costretta a subire gli abusi e le violenze del padre, viene ridotta al nulla. Le parole di Sortino trasportano il lettore nel «processo di smantellamento della coscienza di Elisabeth». Grazie a proposizioni veloci e corte, ma pesanti semanticamente, il lettore è inchiodato alla violenza inaudita dei primi anni di quella prigionia. La ragazza viene trascinata verso l'inerzia più totale: «Incoscienza a tratti, poi catatonia, mutismo. Furono momenti di inquieta, terrorizzante pace. Fu la raccolta dei fiori nel giardino di cemento». L'obiettivo del padre è convincerla che una via d'uscita non c'è, che quello scantinato è l'unico e solo mondo nel quale i due sono destinati a vivere.
La disperazione e la violenza iniziali vengono mitigate dalla maternità. Quest'ultima si offre come improvvisa, assurda e possibile via di fuga dall'oppressione: aumentandone gli abitanti, quel seminterrato avrebbe dovuto essere abbandonato. La possibilità di dedicarsi ad una nuova vita, dopo aver toccato il fondo, costituisce una nuova rinascita, e forse una reale normalità possibile in quel mondo di 50 metri quadri. La figlia distrutta torna a sorridere: «comprese che ridotta ai minimi termini, come mercurio di un termometro mandato in mille pezzi, la vita riunisce sul fondo le sue parti». Ma la tattica della prigioniera verrà smantellata dal padre/mostro che porterà in superficie tre degli altri futuri sei figli, proprio per mantenere vivibile la condizione di quel piccolo spazio.
Tuttavia la maternità si rivela essere la vera spinta di vita. I figli affetti da disturbi alla vista, alla pelle, ai polmoni ed agli arti perché costretti a crescere lì in quel mondo ovattato ed oscuro, troveranno una figura divina in quella madre creatrice di miti. Elisabeth tenterà l'incredibile missione di narrare il mondo esterno con la sola esperienza di quello interno.
Col susseguirsi degli anni, Elisabeth diverrà padrona di quel mondo, e guarderà svanire la forza e la convinzione del padre. Josef continuerà la sua ossessione amando i suoi figli, coprendoli d'attenzioni, entrando ed uscendo da quel bunker come un padre normale entra ed esce dalla propria casa. La pazzia continuò anche dopo l'avvenuta presa di coscienza: «la nuova famiglia era la riproduzione di quella in superficie». Ma la vecchiaia, ritardata da quella passione indicibile, giunse a rendere docile quell'uomo violento e meccanico. Nonostante tutto, l'amore paterno verso i figli/nipoti emerge prepotente dalle pagine del libro. Edulcorato da quel contesto di follia e assurdità che permea l'occhio dell'osservatore esterno, Josef si sente un amorevole padre padrone felice della sua creazione/costrizione.
Sortino raggiunge la sostanza ctonia di uno dei più antichi interdetti dell'uomo, sondandolo nei violenti anfratti di casa Fritzl. La realtà indicibile trova incredibilmente una possibile forma nelle parole del romanzo che mantengono tutto il peso delle atrocità ma si sorreggono grazie ad una scrittura continua e mai superflua.
Purtroppo esistono mondi atroci, profondi e cupi, neri e bui come l'io spento di Elisabeth, ma anche il tabù dev'essere narrato.