Il profeta
di // pubblicato il 26 Marzo, 2010
Genesi di un assassino. Il giovane Malik El Djebena entra in carcere a soli diciannove anni con una condanna a sei di reclusione, apparentemente innocuo e indifeso, diventa subito facile preda del gruppo di mafiosi corsi che fa capo al padrino César Luciani e che domina incontrastato sull’intera colonia penale. Dopo aver ricevuto le attenzioni di un pentito, detenuto provvisoriamente in quel carcere in attesa di deporre come testimone a un processo, che gli propone forniture di erba in cambio di prestazioni sessuali, Malik viene avvicinato dal padrino Luciani in persona e dai suoi scagnozzi che in pratica lo costringono ad accettare le attenzioni del collaboratore di giustizia con l’obiettivo di avvicinarlo e ucciderlo. Il ragazzo non si può rifiutare perché essendo a conoscenza del progetto se tentasse di prenderne le distanze lui stesso sarebbe ucciso. Sentendosi in trappola il giovane franco-arabo tenta di parlare al capo delle guardie ma ne ricava solo un violento pestaggio perché molte guardie, e il capo tra queste, sono sul libro paga di Luciani che pretende da Malik l’esecuzione dell’omicidio. Il ragazzo così è costretto ad assecondare i piani della mafia corsa, allenandosi a parlare e bere con una lametta da barba nascosta in bocca, che gli provoca dolorose ferite sanguinanti, ma che è anche l’unica arma che può introdurre indisturbato nella cella della vittima designata.
Il profeta è un film che ti cattura fin dalle prime inquadrature con il forte senso di claustrofobia trasmesso dalle immagini parzialmente oscurate, come se una mano fosse insistentemente davanti alla macchina da presa, e la capacità di catapultarti immediatamente dentro il personaggio con una forte carica d’immedesimazione. Vedere spicchi fuggevoli di vita che passa per strada fa percepire con rara efficacia ciò che deve essere l’esperienza di attraversare la città, a bordo di un cellulare della polizia penitenziaria, vedendo scorrere la libertà altrui con la consapevolezza d’aver perduto la propria.

Il film di Jacques Audiard, crudo e violento fino all’impossibile, grazie anche allo straordinario protagonista, lo sconosciuto Tahar Rahim, racconta in modo realistico e impietoso la trasformazione di un ragazzo analfabeta in spietato boss mafioso. Malik è il profeta di un nuovo ordine (a)morale in un mondo spietato e violento dove l’unica etica è la sopravvivenza a ogni costo. Nonostante in carcere il giovane sia a disposizione del padrino corso César Luciani, con i corsi che lo considerano un arabo e gli arabi che lo considerano un corso, lui ripete più volte che lavora per se stesso. I fatti lo dimostreranno ampiamente e non ci sarà azione, patto o ostacolo che non possa essere compiuta, infranto o rimosso se necessario al giovane Malik, in principio per sopravvivere, poi per scalare le gerarchie mafiose alla conquista del potere in vista della sua scarcerazione, con occhi rivolti al futuro e alla costruzione di una vita fuori senza il vincolo di alcuna fede o moralità a cui sottostare.

Originale e di forte impatto visivo, il sogno con i cervi è bellissimo e simbolico, Il profeta è una discesa agli inferi senza redenzione. Magnifica l’idea dell’uomo sgozzato dal giovane protagonista che ritorna e appare con semplice naturalezza al giovane come fosse il suo compagno di cella, le immagini rendono percepibili idee e sentimenti inesprimibili, come solo il grande cinema sa fare. La presenza del fantasma è qualcosa che non ha nulla a che vedere con il rimorso o il senso di colpa dell’assassino ma esprime perfettamente il ricorrere della prima vittima nei pensieri del giovane Malik, come se la casualità degli avvenimenti che li hanno visti rivestire i ruoli di vittima e carnefice nello stesso atto iniziatico, in qualche modo tale per entrambi, avesse creato tra i due un legame metafisico, indescrivibile e non definibile, ma presente e relativo al fatto che si tratta di una prima volta. Nel procedere degli eventi infatti, quando gli omicidi compiuti da Malik non si conteranno più, il giovane cercherà la presenza nella notte, chiedendo al buio: “…ci sei?” Ma in risposta otterrà solo silenzio.
Bellissima la musica originale del sempre più quotato Alexandre Desplat, già autore di indimenticabili altre colonne sonore, come quelle per i film Lussuria di Ang Lee o Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher.
Nella vita si fanno incontri, ci si relaziona con gli altri, ma solo dopo che hai vissuto puoi tentare un’analisi a distanza degli eventi e renderti conto quali sono le figure che hanno rappresentato qualcosa, quelle persone che nel bene o nel male ti hanno insegnato qualcosa che porti con te e il cui ricordo sarà comunque indelebile per il resto della vita.
Il profeta ha vinto il Gran Premio della giuria all’ultimo Festival di Cannes 2009 e ricevuto premi e riconoscimenti ovunque sia stato presentato, compresa la candidatura agli Oscar come miglior film straniero e nove premi César, gli Oscar del cinema francese, su tredici candidature, con ben due riconoscimenti al giovane protagonista.