Il Potere e la Grazia. I Santi Patroni d’Europa
di // pubblicato il 09 Ottobre, 2009
di Maria Paola Forlani
A Roma, nello splendido scenario di Palazzo Venezia, si manifesta il racconto dell’affascinante e complesso intreccio tra la storia dell’Europa, dei suoi popoli e duemila anni di storia della santità cristiana in una rassegna a cura di Don Alessio Geretti del comitato di San Floriano.

Più di ottanta artisti come van Eyck, Memling, Mantenga, Del Sarto, van Dyck, Tiziano, El Greco, Guercino, Caravaggio, Muriglio, Tiepolo, provenienti dai maggiori musei europei, danno la percezione di sfogliare un antico codice istoriato da miniature d’eccezione, compiendo di stagione in stagione un vero e proprio viaggio nel tempo, nella cultura e nella storia sociale e politica d’Occidente, fino alle pregnanti comunicazioni cinematografiche del secolo scorso.
La parola “santo” deriva dal latino “santus”, che corrisponde al greco “Hagios” e all’ebraico “qâdosh”. Queste parole venivano usate per Dio stesso, per persone e per cose. L’uso originale si è conservato in certe espressioni abituali: al Papa ci si riferisce come a “Sua Santità” in virtù del suo ufficio; Gerusalemme è la “città santa”; le chiese sono “luoghi santi”. La santità come carattere sacro, come stato di consacrazione al servizio di Dio, è evidenziata nell’uso del sostantivo “santo” nella cristianità primitiva.

San Paolo, per esempio, si rivolge ai santi dell’Acaia, di Efeso, di Filippi, di Colosse; e con “santi” intende tutti i membri, i fedeli, delle comunità cristiane di quei luoghi, il santo popolo di Dio, il Nuovo Israele. L’accezione comune della parola “santo” potrebbe dare adito a un equivoco: i santi, nel pensiero cristiano, non sono eroi sovrumani o sparute eccezioni nel panorama mediocre del genere umano, ma semplicemente, i discepoli di Gesù. In quanto appartenenti a Cristo – che è il Santo Dio (Mc 1,24)-, essi accolgono la santità, cioè la vita di Cristo che ci è offerta, come “un dono”.
La mostra di Palazzo Venezia è un racconto attraverso l’Europa ma anche un viaggio all’interno della storia e della cultura del vecchio Continente.
Le eccezionali opere d’arte conducono lo spettatore attraverso un tempo e uno spazio “assoluto” ai confini del continente, seguendone le vicende storiche e gli avvenimenti che hanno portato la pietà popolare a considerare alcune figure “i santi” come una parte centrale della propria vita e della propria storia.

Come afferma mons. Gianfanco Ravasi i due elementi che si intrecciano nella ricerca di questo evento eccezionale sono la parola “santità” e la parola “Europa”. Da un lato, la santità, rimanda a una figura spirituale capitale nella tradizione cristiana (ma non aliena ad altre culture). Dall’altro lato, è in scena l’Europa con la seconda matrice cristiana, spesso respinta o ignorata ai nostri giorni, ma radicalmente destinata ad alimentare la storia e la cultura.
La mostra si presenta come un grande racconto teatrale per compiere un viaggio della mente e dell’anima con attestazioni di complesse dinamiche culturali, sociali e spirituali, che in due millenni di cristianità collegano tra loro culto liturgico e monastico dei santi, devozione popolare, produzione letteraria agiografica, evoluzione delle istituzioni civili ed ecclesiastiche, formazione e consolidamento delle identità nazionali.

Il binomio potere-grazia fa riferimento all’intreccio tra dinamiche religiose e dinamiche politiche, tra fenomeni liturgici e devozionali e fenomeni sociali ed etnici che accompagnano l’elevazione all’onore agli altari di determinati santi e la loro scelta quali patroni di una comunità politica, di una nazione, di uno Stato. “E’ quando la notte ci avvolge / che dobbiamo pensare all’alba che verrà; / è allora che dobbiamo credere che la Chiesa rinasce ogni mattina grazie ai suoi santi”. (Giovanni Paolo II a Reims, 22 settembre 1996, in occasione del XV centenario del battesimo del re Clodoveo).
Il percorso della mostra si articola in dieci sezioni, costruito come un grande racconto che ripercorre, dall’epoca dei martiri e di Roma imperiale sino al XX secolo, le principali tappe della storia europea.
Seguendo la trama dell’esposizione, capace di unire arte e fede, si ritrova l’autentica e piena identità del nostro continente.
“Un cittadino europeo può non credere che il cristianesimo sia vero e tuttavia quel che dice e fa scaturire dalla cultura cristiana di cui è erede, senza il cristianesimo non ci sarebbe stato neppure un Voltaire o un Nietzsche. Se il cristianesimo se ne va, se ne va tutta la nostra cultura, se ne va il nostro stesso volto” (Thomas Stearns Eliot).

La nostra epoca si rivela come definibile solo dalla tecnologia, e il corrispettivo alla tecnologia, che sembra dominare e soggiogare l’uomo, è la libertà, che è una dimensione innanzitutto spirituale.
Per questo oggi i santi sono divenuti i personaggi di un incontro non più devozionale o bigotto, ma spirituale, un incontro che tutti possono avere e felicemente accoglierne il diverso nella fraternità.
A fine percorso, un'area dedicata al cinema completa il discorso espositivo.
I sette titoli sono:
1. Andrej Rublev, di Andrej Tarkovski (sezione III)
2. La Via Lattea, di Luis Bunuel (sezione IV)
3. Becket e il suo re, di Peter Glenville (sezione V)
4. La Passione di Giovanna d'Arco, di Theodore Dreyer (sezione VII)
5. Francesco, di Liliana Cavani del 1966 (sezione VIII)
6. La settima stanza, di Marta Meszaros (sezione IX)
7. Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini (sezione X)

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