Il polpettone zingaro di Pellegrino Artusi

di Davide Giuseppe Colasanto // pubblicato il 14 Aprile, 2011

Duecento pagine d'ironia, mistero e bizzarri personaggi. E' Odore di chiuso, Sellerio, di Marco Malvaldi che lascia i vecchietti investigatori dei sui precedenti romanzi per approdare ad un giallo pieno di sorrisi.

Teatro della narrazione è il castello di Roccapendente adagiato nel paesaggio della Maremma toscana del 1895. Quivi si reca il romagnolo e baffuto Pellegrino Artusi, mercante, critico e scrittore che diede alle stampe il rinomato manuale culinario La scienza in cucina e l'arte di mangiare bene. Motivo del viaggio: visita al barone Bonaiuti, emblema d'una nobiltà evanescente carica d'un titolo senza valore. La famiglia nobiliare si compone della baronessa Speranza, vegliarda onorevole e severa, e dei figli nullafacenti Gaddo e Lapo, il primo poeta arrangiato e vanesio che sogna d'incontrare il Carducci, ed il secondo don Giovanni tonto e piagnucolone. Chiude il quadretto la figlia Cecilia, appassionata di medicina, tanto intelligente quanto sfortunata perché nata in un epoca dove alla donna tutto era precluso. Il castello è animato dalla servitù composta dall'abilissima cuoca Parisina, autrice dello splendido polpettone, dall'immancabile maggiordomo Teodoro, e dalla serva Agatina. La fauna dei personaggi si completa con la debole quanto inutile signorina Barbarici, dalle comari Bonaiuti e dal secondo ospite, il fotografo Ciceri.

Personaggi ed ambiente sono presentati dai commenti sagaci dell'autore nel primo capitolo. Dall'arrivo dell'Artusi la narrazione si mette in moto seguendo le linee direttive del giallo. Teodoro viene trovato morto: causa avvelenamento. Ma è il cuoco romagnolo che aiuterà con la sua arguzia e le sue intuizioni il delegato di polizia che si occuperà del caso

La prima peculiarità del romanzo risiede nella centralità che assume il personaggio di Pellegrino Artusi. I capitoli seguono il susseguirsi del tempo durante il soggiorno del gastronomo romagnolo, dalla sera del venerdì al tramonto del lunedì successivo. Inoltre gli avvenimenti chiave della vicenda influenzano, direttamente e non, i momenti della giornata dedicati al cibo, sottolineando un legame ironico con il cuoco di Forlimpopoli. Ma a scandire il tempo sono le costanti pagine del diario personale dell'Artusi: ogni sera il lettore coglie il punto di vista e i dubbi del protagonista leggendone le parole. E' un personaggio volutamente bonario, costruito in modo che il lettore possa schierarsi a suo favore nella ricerca della verità dietro il mistero. Pellegrino potrebbe facilmente essere visto come uno Sherlock Holmes italico, amante della cucina, sorridente, bonario, onesto e bizzarro quanto basta. D'altronde il riferimento all'investigatore britannico è esplicitato nel libro che il protagonista legge con evidente interesse.

Ed è proprio la citazione metaletteraria che arricchisce il romanzo. Oltre all'ironia distintiva che accompagna i commenti dell'autore/narratore, sono degni di nota diversi punti in cui Malvaldi si sofferma ironicamente su altri testi o caratteristiche del giallo e della letteratura ottocentesca: “per quei morbosoni che amano le descrizioni dettagliate” ed anche “come del resto si conviene ad una donna in un romanzo ambientato a fine '800”.

Si parlava dell'ironia (che probabilmente trova un sunto nel leitmotiv dei tommasei). E' quest'ultima il cardine del libro, elevandolo da semplice giallo ad un'opera interessante per brio, semplicità e leggerezza accompagnata da pungenti riflessioni che permettono al lettore di leggere nei commenti del narratore molte cattive abitudini e vizi italiani di fine Ottocento che perdurano tutt'oggi (a titolo d'esempio basti citare i riferimenti al divorzio ed alla condizione della donna). Tuttavia le ultime parole dell'autore lanciano uno sguardo più sereno: allo stesso tempo qualcosa di buono ed utile nasceva e cambiava quella giovane Italia di fine Ottocento.

 

Dettagli

ODORE DI CHIUSO
Autore: Marco Malvaldi
pagg:.208
Sellerio