Il piacere del collezionista
di - pubblicato il 04 Marzo, 2009 in Mostre
Un inverno inclemente ha concesso pochi spostamenti, ma adesso sembra proprio in arrivo la tanto sospirata primavera, dunque, niente di meglio che una notte in provincia, dove i costi sono ancora accessibili, per due giorni alla scoperta dell'offerta culturale fuori dai circuiti.
Una proposta di qualità viene da Bassano del Grappa con la proroga al 13 aprile 2009 della mostra "Il piacere del collezionista. Disegni e dipinti della collezione Riva del Museo di Bassano del Grappa".

Esposizione affascinante che vi coinvolgerà in un percorso articolato in sezioni tematiche e didattiche alla scoperta del mondo del collezionismo attraverso oltre centocinquanta opere tra le più importanti della raccolta del Museo Civico giunte nel 1872 per il lascito testamentario del conte Giuseppe Riva (1791 - 1872).
Il Conte padovano, continuando la raccolta storica di famiglia, dedicò gran parte della propria esistenza a collezionare, catalogare e studiare opere d'arte, ma la grande passione furono i disegni comprati a partire dal 1848 da mercanti e collezionisti e viaggiando tra il Veneto e la Lombardia.
Quella di Giuseppe Riva non fu solo una passione privata perché la sua casa, in Contrà San Biagio a Padova, era aperta ad accogliere e ospitare amatori e conoscitori d’arte italiani e stranieri per poter ammirare le opere e consigliare il collezionista che faceva tesoro di ogni suggerimento annotandolo con cura sui cartoni che ospitano tuttora i disegni.

Il 25 novembre 1869, nelle sue ultime volontà, Giuseppe Riva, esattamente tre anni prima di morire, il 25 novembre 1872, annullava ogni sua precedente disposizione, nominando erede universale il nipote Lorenzo Colombina, ma scorporando dal suo patrimonio “le mie raccolte di quadri libri disegni e stampe”.
Sarebbe stato l'amico Giuseppe Bonturini (consigliere di Corte d'Appello) a disporne (precisate in "s'intende per raccolta le quattro stanze superiori") secondo quanto comunicatogli precedentemente.
Tali "intenzioni" erano per la destinazione ben precisa: il Museo di Bassano.

L’elenco completo delle raccolte è nell’inventario redatto il 21 gennaio 1873 dall' esecutore testamentario, l’avvocato Lorenzo Zamperetti, incaricato dallo stesso Riva in data 5 dicembre 1869 (insieme all’avvocato vicentino Alberto Ecchi per l’amministrazione delle proprietà e la destinazione del patrimonio).
La curatrice Giuliana Ericani spiega: "di certo la definizione esatta dell’entità del patrimonio non risulta facile, prima di tutto perché manca un elenco in dettaglio dei disegni, mentre i libri sono descritti perfettamente, in secondo luogo perché il nucleo originario venne per un ricorso dell’erede, cui si fa cenno nelle note a margine dell’inventario. Quanto di questo importante patrimonio rimase al Museo di Bassano si deduce da alcuni documenti successivi, compilati dall’allora direttore Francesco Trivellino. Ad una verifica inventariale recente, i disegni di provenienza Riva sono 607, i dipinti 74. Una traccia per individuare i volumi di Riva nelle collezioni storiche della biblioteca bassanese è nelle pagine finali della Copia dell’Istrumento notarile del 1873, in tre fogli redatti da grafia diversa, che porta nell’intestazione della prima una frase “Opere 80 delle 406 libri”. La conferma è nelle annotazioni di mano di Riva, con l’indicazione dei volumi raccolti, nella miscellanea ora con segnatura 300-D-20 e nell’appunto autografo alla p. XXXIII del Del genio de’ Lendinaresi per la pittura e di altre pregevoli pitture di Lendinara, nella quale il Riva segnala il possesso di un dipinto di Tempesta e la sua provenienza dalla famiglia Conti".

Il Museo Civico di Bassano, attraverso questo allestimento, restituisce alla collezione il suo significato originario come se le porte di casa Riva riaprissero per il grande pubblico, che può così ammirare una selezione di opere in un arco temporale dal Trecento agli inizi dell'Ottocento.
Noterete il gusto collezionistico di Giuseppe Riva capace di precorrere i tempi dimostrando di ricercare ed apprezzare le opere di Giambattista Tiepolo e degli altri protagonisti del Settecento veneziano, quando ancora la loro fortuna critica e di pubblico non era quella attuale. Solo alcuni dei disegni della collezione sono già stati presentati al pubblico in occasione della mostra veneziana del 1956, ma ora vengono esposti per la prima volta come un'unica raccolta dopo anni di studio ed accurati restauri. Fra questi, tredici disegni di Giambattista Tiepolo.
Fra le tele, l’Episodio del martirio di santa Apollonia attribuito ad Antonio Vivarini e Giovanni d’Alemagna, il Cristo deposto di Leandro dal Ponte, la Madonna con Gesù Bambino, San Giovannino e Santa Caterina di Bonifacio de’ Pitati, il Noli me tangere di Pietro Damini, Lo sposalizio mistico di Santa Caterina di Barbara Longhi, il Ritratto di un cavaliere di Malta, attribuito da Riva a Van Dyck ma assegnato dalla critica novecentesca a Francesco dal Ponte il Giovane, la Madonna con Bambino e santi di Francesco Maffei, il Martirio di San Sebastiano di Nicolas Regnier, il Ritrovo di picaros e soldati e La sepoltura di un frate trappista di Alessandro Magnasco.
Ammirerete anche opere fondamentali della pittura di paesaggio e di genere del Settecento fra cui Marco Ricci, Pietro Longhi e Francesco Guardi.

Organizzata dal Museo Biblioteca Archivio di Bassano del Grappa con la direzione di Giuliana Ericani, l'esposizione è il risultato di un lavoro di approfondimento archivistico e di catalogazione di disegni e dipinti affidato a specialisti nei due settori durato quattro anni che ha consentito l'attribuzione di disegni inediti a grandi artisti, un lavoro che trova nel catalogo scientifico della mostra il suo pieno compimento e realizzato con il contributo della Fondazione CariVerona.
Sponsor della mostra la Regione del Veneto e la Banca Popolare di Vicenza, patrocinata tra gli altri dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
La curatela di mostra e catalogo sono di Giuliana Ericani e Federica Millozzi.
Per il catalogo, edito da "Il Poligrafo" è doveroso annotare che si tratta di quelli da portare gelosamente a casa e assaporare con calma, pregevole non solo nei saggi critici, ma anche nella qualità delle immagini.