Il parco delle rovine Ming

di Elisa Bergami // pubblicato il 19 Ottobre, 2010

Nel 1419, nel corso dei primi anni del suo governo, l’imperatore Ming (1368-1644) Yongle ordinò la costruzione di un muro interno alla città per proteggere la capitale, in modo tale che ad esserne cinta fosse anche la Città Proibita, perché residenza del Figlio del Cielo
Proprio in virtù del suo essere centro del potere imperiale, la città di Pechino era retta da un impressionante sistema di fortificazioni difensive, tante e tali da formare quattro anelli: il muro della Città Proibita, il muro della Città Imperiale, il muro della Città Interna e quello della Città esterna.

Purtroppo, solo parte del muro interno è rimasto fino ai giorni nostri, mentre gli altri sono andati tutti pressoché distrutti nel corso del tempo. Un ruolo decisivo in questo lo ebbe la Rivolta dei Boxer avvenuta nel 1900 e, ancor più, il successivo insediamento delle potenze straniere che non si risparmiarono nel distruggere tutto quello che ostacolava la costruzione di una città moderna, o quantomeno di quella che loro consideravano essere una città più occidentale. Originariamente il muro misurava circa 40 chilometri di lunghezza, ma in seguito all’abbattimento per far spazio alla costruzione della linea ferroviaria e di quella metropolitana, così come per l’erezione di palazzi e strade, il frammento rimanente era diventato l’ombra di quello originale.

La porzione di muro così rimasta, venne in seguito utilizzata come parte integrante della struttura architettonica di case e piccoli edifici, che progressivamente cominciarono ad affastellarsi in quella zona. Di certo essi potevano vantare un‘illustre parete domestica, proteggendo e mantenendo così intatta una parte dei mattoni. Sembra che in questo modo nacquero dei veri e propri quartieri, articolati in labirintici hutong (gli stretti vicoli tipici di Pechino) ricchi di vita e di umanità.
Nel novembre del 2001, il governo decise che era però giunto il momento di “rispolverare” quello che la tradizione aveva lasciato e che la modernità ancora non si era portata via; il primo passo fu l’articolazione di un serrato progetto di conservazione e valorizzazione anche di questa parte di muro. Ovviamente un tale piano presupponeva il trovare una sistemazione alternativa alle centinaia di persone che vivevano attaccate alla fortificazione e pare che parte della somma stanziata per i lavori fosse appunto destinata a questo scopo. Quale che sia la verità sui fatti non ci è dato saperlo; fatto sta che moltissime persone furono costrette a cambiare casa e ambiente improvvisamente.

Una volta che la parete poté dirsi di nuovo libera, si pensò di circondarla di un grande e lussureggiante parco che, frutto di cure quotidiane, esalta ancor di più la maestosa pienezza dei resti.
Questa distesa erbosa, tanto perfetta da apparire inadatta ad una relazione con l’uomo, crea però un necessario polmone verde all’interno della città caotica, donando quel poco di freschezza che una delle metropoli più inquinate del mondo richiede a gran voce.
Nel 2002 il Parco delle Rovine Ming fu ufficialmente inaugurato e da quel momento in poi la città poté nuovamente riappropriarsi di un pezzo della sua storia.

Il parco si estende dal sito in cui sorgeva Chongwenmen (una delle nove porte delle mura della città interna) fino alla Torre di Guardia dell’angolo sud-orientale. Questa splendida fortificazione, resa maestosa dal doppio tetto di piastrelle verdi, è solcata da 144 feritoie. Ben visibile in lontananza, rapisce lo sguardo per l’essere totalmente in contrasto con edifici alti e moderni, frutto di progetti architettonici del nostro tempo.

Una volta entrati, poi, si viene letteralmente catapultati in una meraviglia senza tempo. L’interno presenta alcuni straordinari esempi di lavorazione tradizionale del legno, così come dell’arte dell’intarsio; da notare, poi, sono gli altissimi pilastri rossi, sormontati da massicce travi che creano uno sbalorditivo gioco di pieno e vuoto negli alti soffitti.

Il primo piano ospita la Red Gate Gallery, una delle prime gallerie d’arte sorte a Pechino completamente dedicata all’arte contemporanea cinese, che di certo si è guadagnata una delle più belle location che possano esistere.

Tutto appare alquanto sincretico se si pensa alla storicità del luogo, ma in definitiva non è altro che espressione di un atteggiamento costante: tentare di unire passato e presente, a volte futuro, è ciò che contraddistingue non solo la capitale ma l’intero Paese.

Nonostante il gran numero di autobus turistici che ogni giorno occupano il parcheggio antistante la Torre, nonostante ombrellini parasole e termos pieni di tè, nonostante l’indistinto vociare, fermarsi in silenzio a guardare da lontano per poi avvicinarsi, questa imponente costruzione è un piacere che tutti dovrebbero concedersi.

 

Dettagli

DISASCALIE

  • Torre di guardia della Città Interna
    (cartolina d'epoca)
     
  • Porzione attuale del muro di cinta
  • Porzione attuale del muro di cinta
  • Torre di guardia immersa nel parco
  • Red Gate Gallery

IN COPERTINA
Dongbianmen Watchtower Chongwenmen

© IMMAGINI
 by Arte e Arti Associazione Culturale
Foto Elisa Bergami