Il Paradiso secondo Florentia

di Elisabetta Morici // pubblicato il 31 Marzo, 2011

Quando, nel 2001, il tabernacolo dei Linaioli lasciò il convento di San Marco, il suo aspetto offuscato palesava i vari problemi da cui era afflitto; eppure, ancora emanava un fascino irresistibile su tutti coloro che si avvicinavano per guardarlo dentro all’Ospizio dei Pellegrini, fra le altre opere di mano del Beato Angelico. Oggi, dopo un lungo e laborioso restauro condotto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze sotto la direzione di Marco Ciatti (con il sostegno economico di Intesa Sanpaolo e ARPAI), si può ammirare in tutta la sua forza compositiva, coloristica e materica, capace nuovamente di raccontarci la potenza di Firenze e delle sue Arti durante il Quattrocento.
E’ tornato nel convento di San Marco, che lo ospita sin dalla fine dell’Ottocento, dopo che la sede dei Linaioli, dei Rigattieri e dei Sarti per la quale era stato sapientemente realizzato è stata demolita a seguito degli sventramenti del centro storico di Firenze che si preparava al suo nuovo ruolo di capitale d’Italia nel 1865. Un ritorno così importante meritava una collocazione altrettanto forte, e quindi se andate oggi al museo di San Marco, non lo trovate ancora all’interno della sua cornice marmorea disegnata da Lorenzo Ghiberti.

Salite quindi le scale, che vi conducono alla zona delle celle dei monaci; al termine di queste, quasi come un viatico, vi accoglie l’Annunciazione di fra Giovanni da Fiesole, piena di spiritualità in un’architettura di pura rinascenza e da lì, proseguendo a sinistra, arrivate all’entrata della Biblioteca, costruita nel 1444 da Michelozzo quasi in forma di basilica.
Proprio dove dovrebbe essere un altare, al termine della navata centrale, vi accoglie il grande e solenne Tabernacolo, creato nel 1435 ca. per questa importante corporazione fiorentina, a decoro della loro sede che era vicino al Mercato Vecchio. Una sinfonia di oro lavorato sapientemente ci introduce alla raffigurazione della Madonna in trono con Gesù Bambino, affiancata nei due sportelli laterali dalle figure paludate di San Marco e San Giovanni Battista. E se capitate in visita alle ore 9,30 o alle 12,00, potete anche assistere al gesto di chiusura e poi di riapertura degli sportelli,così da ammirare anche le pitture che decorano le tavole all’esterno, con le figure di San Marco e di San Pietro. Un gesto che può farci capire oggi, grazie all’intervento di restauro che ha ridato lucentezza di zecchino all’oro delle stoffe, il forte effetto mediatico che le immagini sacre riuscivano ad avere sugli animi degli antichi. La Soprintendente di Firenze dott. Cristina Acidini, alla presentazione della mostra dedicata a questa importante restituzione del nostro patrimonio, ha proprio voluto sottolineare che il dipinto è una visione del Paradiso secondo la Firenze del Quattrocento, con il patrono dei Linaioli San Marco presente ben due volte per accogliere i devoti fuori dalle porte e per assisterli dentro, introducendoli alla Vergine e al Bambino entro un’arcata di Angeli musicanti. “Il Paradiso secondo i Linaioli- scrive la Soprintendente- dove l’oro si fa luce e la luce si fa stoffa d’oro, dove le stelle punteggiano la volta celeste col rigore di un tessuto allucciolato, scorciato in una impeccabile prospettiva.” Il dipinto, infatti, ha tanto di quell’oro da ricordarci le opere del Gotico fiorito di Gentile da Fabriano; ma sia le figure dei santi, i loro atteggiamenti, la posizione nella quale sono variamente collocati in reciproci rapporti e, soprattutto, la composizione della Madonna col Bambino, posti sotto ad una volta a crociera, tutto ci parla del nuovo corso, del realismo prospettico che diviene regola alla quale anche le figure divine si assoggettano. L’offuscamento della pittura prima del restauro, ha ora lasciato spazio ad una tavolozza raffinata, che rivela colori incredibili, come il viola del manto di San Giovanni Battista; le tecniche di utilizzo dell’oro sono una ennesima prova, anche se non ce n’era bisogno, della perizia di fra Giovanni.

Lo scomparto centrale ha la superficie in buona parte dorata a guazzo e gli effetti dei broccati e dei lampassi del cuscino e della tenda del fondo sono ottenuti con l’impiego raffinatissimo dell’incisione, della bulinatura e di stesura di colore sopra all’oro stesso; la volta a crociera è realizzata con la tecnica del graffito, applicando sul fondo oro una stesura di lapislazzuli che sono poi stati grattati via per ottenere le stelle, poste prospetticamente per dare il senso di profondità. Sembra, inoltre, che questa sia stata una modifica in corso d’opera, visto che l’oro di fondo era stato inciso con i motivi del broccato riferibile al tendaggio dello sfondo: una correzione per creare uno spazio di gusto pienamente rinascimentale. La visione ravvicinata dell’opera permette di notare come il colore in alcune parti, purtroppo, si sia assottigliato, a causa del normale invecchiamento dei pigmenti, e non ha più il risultato coprente del fondo preparatorio, con effetto di appiattimento del rilievo scultoreo delle figure. La pulitura è stata pertanto differenziata da zona a zona, per riuscire ad ottenere una maggiore leggibilità della forma plastica delle figure rappresentate.
Anche la predella, con la storia del martirio di San Marco, della predica di San Pietro e con l’Adorazione dei Magi, ha acquistato nuovo smalto. E’ visibile anch'essa in modo ravvicinato, perché posta all’interno di una teca a metà della navata della Biblioteca, ed ogni particolare può essere osservato in modo perfetto: tutto è reso a punta di pennello, dai volti ai panneggi, con una maestria che rivela la preparazione da miniaturista di Beato Angelico. I contorni delle figure sono stati definiti da una leggera linea rossa e gli occhi con fini linee nere, il tutto realizzato con preziosi colori come quelli usati nelle parti superiori del tabernacolo.

Una serie di vetrine lungo le pareti espongono preziose pezze di stoffa antica, che servono a richiamare alla mente quelle che vediamo sul tabernacolo, chiarificando il ruolo centrale che la produzione tessile aveva a Firenze in ogni campo ed attività. Sono lampassi, broccati, velluti, tessuti con fili di argento, seta, oro, a motivi decorativi di derivazione orientale, che venivano prodotti o commerciati a Firenze, dove la cultura del lusso quattrocentesca richiedeva oggetti di alta manifattura per le importanti famiglie; una su tutte, ovviamente, i Medici, ricordati con un tessuto araldico, dove lo stemma mediceo è chiaramente visibile. Di grande interesse sono gli apparati informatici che permettono di avere una visione dettagliata dell’opera: un efficacissimo touch screen permette al visitatore di entrare letteralmente dentro il dipinto ed osservare ogni più piccolo particolare grazie a delle macro-fotografie di alta definizione. L’altro importante monitor guida il visitatore per le strade della Firenze del Quattrocento prima delle distruzioni del centro storico, facendo fare un viaggio virtuale per poter vedere l’antica collocazione del Tabernacolo in una nicchia all’interno del salone dell’Arte del Linaioli, il cui soffitto è conservato al museo di San Marco insieme al portale di ingresso della antica corporazione.

Dopo tanti anni viene spontaneo ringraziare ancora questi grandi committenti che ci hanno lasciato una così bella eredità, oggi tornata a risplendere e ad emozionare grazie ad un restauro che è anch’esso un capolavoro della moderna scienza della conservazione.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

Beato Angelico
Tabernacolo dei Linaioli, 1435 ca
(particolari)

 

Catalogo edito da Edifir-Edizioni Firenze
nell’ambito della collana
Problemi di Conservazione e Restauro,
a cura di Marco Ciatti e Magnolia Scudieri,
con contributi di specialisti nelle varie discipline

Mappa

Dove e quando

Il Tabernacolo dei Linaioli del Beato Angelico restaurato

  • Date : 22 Marzo, 2011 - 12 Giugno, 2011
  • Indirizzo: Museo di San Marco, Biblioteca Monumentale, piazza San Marco 3, Firenze
  • Sito web

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