Il Pantheon
di // pubblicato il 03 Maggio, 2011
Per i romani è semplicemente la rotonda, per i turisti stranieri, che hanno talvolta poca dimestichezza con l’italiano e ancora meno con l’architettura romana, è il Partenone. Per tutti gli altri è il Pantheon.
Il tempio venne costruito, tra il 27 ed il 25 a.C. da Agrippa, braccio destro e genero di Augusto, che più o meno negli stessi anni si occupa anche della costruzione del primo complesso termale pubblico della città, che doveva trovarsi poco lontano dal Pantheon stesso.

Guardando oggi la facciata dell’edificio, la prima cosa che salta agli occhi è l’iscrizione, Marcus Agrippa Luci Filius con sul tertium fecit, che fa bella mostra di sé sul frontone. Non bisogna tuttavia cadere in inganno visto che l’edificio odierno non ha in realtà nulla a che vedere con Agrippa: il Pantheon che lui fa costruire doveva in effetti apparire abbastanza tradizionale, con la classica pianta rettangolare. Addirittura opposta, rispetto a quella odierna, doveva trovarsi l’apertura del tempio, come testimoniato dagli scavi.
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I primi cambiamenti, dei quali però non rimane alcuna traccia, risalgono all’impero di Domiziano, che commissionò una serie di imponenti restauri dopo che, nell’80 d.C., un incendio aveva distrutto gran parte di quell’area. Si dovrà quindi attendere l’avvento di Adriano per arrivare ad una radicale ricostruzione del tempio databile, grazie ai bolli laterizi, tra il 118 ed il 125 d.C. La struttura originaria viene radicalmente modificata, prima con la decisione di ruotare l’entrata di 180 gradi, poi con l’idea di sostituire, all’antico tempio rettangolare, una straordinaria costruzione circolare che tuttavia veniva percepita soltanto una volta all’interno dell’edificio, dal momento che la curvatura delle mura, all’esterno, era mascherata da un porticato.

Il vero capolavoro ingegneristico è perciò visibile soltanto all’interno, perfettamente equilibrato e sormontato da un’enorme cupola emisferica, la cui struttura muraria si alleggerisce progressivamente: se alla base al calcestruzzo si alternano infatti tufo e mattoni, nella parte più alta si trovano addirittura frammenti di pietre vulcaniche, che permettono di scaricare un peso minore sulle pareti. Anche i cinque ordini concentrici di cassettoni, che decorano tutta la superficie della cupola, vennero realizzati con questo intento.

Tra gli edifici imperiali romani, il Pantheon è sicuramente tra i meglio conservati, nonostante lo scempio compiuto per secoli ai danni dell’architettura romana. Mentre infatti la maggior parte dei templi antichi veniva distrutta per riutilizzarne il materiale, il Pantheon venne trasformato (e così salvato da un destino di macerie) nella chiesa di Santa Maria ad Martyres per volere di papa Bonifacio IV, che ricevette in dono l’edificio dall’imperatore d’Oriente Foca. Secondo una leggenda, al momento della consacrazione dell’antico tempio pagano, quando al suo interno cominciavano a levarsi oramai le prime note del Gloria, i diavoli che ancora occupavano l’edificio fuggirono precipitosamente dall’apertura della cupola, andandosene per sempre chissà dove.
L’aspetto odierno del Pantheon è in buona parte, nonostante qualche spoliazione mirata (quello che non fecero i barbari fecero i Barberini…), ancora quello antico, con il pavimento in marmi colorati e l’alternanza, sulla parete, di nicchie ed edicole che però, col tempo, si sono riempite di opere d’arte e monumenti funerari. Tra gli ospiti più celebri sono da annoverare Vittorio Emanuele II, Umberto I con Margherita di Savoia ma soprattutto, non ce ne vogliano i reali, Raffaello Sanzio. A lui Pietro Bembo dedicò un distico che commosse l’intera città: qui giace Raffaello dal quale credette la natura di essere vinta con lui in vita, e di morire quando egli morì.