Il paesaggio disegnato. John Constable e i maestri inglesi nella raccolta Horne
di // pubblicato il 16 Novembre, 2009
In epoca di tagli ai finanziamenti, una raffinata realtà fiorentina è il Museo Horne grazie all'Ente Cassa di Risparmio di Firenze e alla direttrice del museo, Elisabetta Nardinocchi, che fa tesoro dei pochissimi capitali e riesce, addirittura, a presentare una esposizione come questa di altissimo livello internazionale.
Curata dalla stessa Elisabetta Nardinocchi e Matilde Casati, la prima selezione dei fogli del fondo grafico della raccolta Horne rientrato in sede dopo la conservazione (oltre quaranta anni) al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. Trentadue disegni, in particolare acquerelli di vedute e paesaggi, realizzati tra il Settecento e il Novecento da maestri inglesi come John Constable, Alexander Cozens, Thomas Gainsborough e Richard Wilson.
Dicevo la prima di un ciclo di mostre (la raccolta, tra le più rappresentative del patrimonio di opere lasciato da Herbert Percy Horne, composta di 929 disegni tra cui Raffaello e Parmigianino, 34 miniature, 441 incisioni e stampe) con il paesaggio protagonista che, pur avendo radici antiche, vive una straordinaria stagione nell'Inghilterra di fine Settecento e diviene fenomeno travalicando l'ambito della cultura romantica.
In questo contesto si inseriscono le produzioni figurative di Alexander Cozens, artista apprezzato da Horne per il tentativo di scomporre e ricomporre il paesaggio nei vari elementi costitutivi con un'attenzione particolare per l'albero, la cui centralità nei disegni esposti, è ben rappresentata dal rapido schizzo di Richard Wilson.

Inoltre, i disegni di John Constable, quindici fogli tra acquerelli e disegni a matita, palesano l'eccezionale sintesi della ricerca sviluppata nella campagna inglese di inizio Ottocento a diretto contatto con la natura i cui esiti saranno successivamente osservati con molto interesse dagli Impressionisti.
Però la vera attrattiva della mostra è quel minuscolo, inedito, paesaggio firmato proprio dal collezionista. Recentemente rinvenuto, dimostra quanto fosse forte il legame di Horne con la sua Terra constatato come le opere esposte appartengano al nucleo di 237 disegni di provenienza inglese e di stile analogo (un quarto dell'intero fondo grafico).

Questa raccolata è davvero eccezionale rispetto ad altre costituitesi in Italia nello stesso periodo, ulteriore dimostrazione della Englishness che Horne ha difeso con coerenza continuando a collezionare i "suoi" inglesi non avendo dimenticato la patria lontana.
La sua forte appartenenza alle origini è la chiave di lettura per comprendere una collezione articolata e complessa oltre alla personalità del proprietario innamorato di Firenze e di Botticelli, profondo conoscitore del Rinascimento italiano, ma pur sempre inglese, in quel palazzo oggi Museo Horne, ancora seduto sulla sua poltrona di perfetta manifattura londinese e circondato di opere e arredi antichi.
Bellissimo il catalogo edito da Mandragora.