Il nuovo San Carlo
di // pubblicato il 31 Gennaio, 2010
Nel giorno della memoria è tornato a vita il più antico teatro d’Europa fra quelli oggi esistenti: patrimonio dell’Unesco, il Real Teatro di San Carlo ha inaugurato la stagione teatrale 2010 dopo un restauro in due tempi durato solo 330 giorni che ha interessato la sala, i palchi (2008) e il palcoscenico (2009).
Trecento maestranze in prevalenza napoletane hanno lavorato giorno e notte per mantenere la programmazione fatta e il teatro non si è fermato.

Costruito nel 1737 per volontà del nuovo sovrano di Napoli, Carlo di Borbone, il teatro fu completato e inaugurato in soli 270 giorni e prese il posto del Piccolo Teatro di San Bartolomeo: la nuova struttura contemplava una sala lunga 28,6 metri e larga 22,5 metri (un’enormità al tempo), 184 palchi disposti in sei ordini e un vasto palco reale, per una capacità complessiva di 1379 spettatori. Doveva rappresentare la magnificenza regia e secondo le testimonianze dell’epoca ben ci riusciva, purtroppo a discapito dell’acustica.
Già nel 1762, i primi interventi di modifica interessavano proprio questo aspetto del teatro, nonché quello decorativo con un susseguirsi di passaggi in “scenografia”. Le trasformazioni si sono susseguite nel tempo fino a renderlo irriconoscibile, arrivando all’attuale conformazione di tempio neoclassico della musica europea in città.
Nel 1816 un incendio devastava l’intero edificio e quel poco che restava del vecchio teatro se ne andava in cenere, salvo i muri perimetrali: rapidità ed efficienza contraddistinguono la storia del San Carlo che nel 1817 era già ricostruito, in soli nove mesi, ad opera di Antonio Niccolini che, esperto di acustica, dotò la struttura di due grandi pozzi circolari profondi circa settanta metri e ricoperti da una grata.
Nel 1854 poi, per volere di Ferdinando II, il blu della tappezzeria e l’argento delle decorazioni dei palchi veniva sostituito dalle canoniche e più solenni colorazioni del rosso e dell’oro e tutte le rifiniture della sala venivano adeguate alle nuove tonalità.
Ancora interventi nel 1928 per rinnovare il palco e nel ’38 per rinnovare il ridotto, poi nel secondo dopoguerra per la ricostruzione del foyer, distrutto dai bombardamenti del ’43: un fare e rifare incessante, fino al commissariamento del 2006 per un deficit di 20 milioni di euro.
Il rinnovato San Carlo può ospitare fino a 3285 spettatori e conta cinque ordini di palchi disposti a ferro di cavallo, oltre al palco reale e al loggione: grazie al restauro è oggi tra i più moderni teatri d’Europa con tecnologie d’avanguardia per le macchine da palcoscenico e due nuove sale prove di 4.000 metri quadri. Caratteristica raggiunta dal teatro nel tempo è la perfezione di risonanza ed il suono non sembra perduto: gli interventi sul pavimento della platea per la creazione di una camera d’aria di due centimetri e la realizzazione delle altre strutture a garanzia di un perfetto isolamento acustico, gli accorgimenti adottati financo per la posa dei tessuti e il delicato intervento sul palcoscenico ne hanno preservato l’ottima acustica, fra le migliori al mondo, assicurando anzi uniformità ed equilibrio del suono dalla platea al loggione.
Ad inaugurare la stagione e il teatro rinnovato è La Clemenza di Tito, che andrà in scena fino al 4 febbraio sotto la direzione di Jeffrey Tate nell’allestimento di Luca Ronconi e con i costumi creati da Emanuel Ungaro.
Opera seria in due atti di Mozart su libretto originale di Metastasio con rimaneggiamento del poeta di corte Mazzolà (a lui si deve la suddivisione in due atti anziché tre), La Clemenza di Tito è una scelta quanto mai adatta al caso, pensando alla leggenda secondo cui Mozart compose la musica in tempi brevissimi, solo diciotto giorni. Un’inezia, se è vero anche, come riportato dalle cronache del tempo, che il compositore lavorava al testo di malavoglia e solo per far fronte alle richieste dei creditori, non avendo più interesse nel genere.
Opera voluta per completare le festività per l’incoronazione di Leopoldo II a re di Boemia veniva rappresentata in prima assoluta al Teatro Nazionale di Praga il 6 settembre del 1791, senza riscuotere grande successo, anzi ricevendo la feroce critica della moglie dell’imperatore.
Tre mesi dopo Mozart moriva.
Proprio al San Carlo di Napoli nel 1809 andava in scena la prima italiana con allestimento di Antonio Niccolini.

Trama dell’opera
Vitellia figlia dell’ex imperatore Vitellio, intende vendicarsi del nuovo imperatore Tito, che non corrisponde il suo amore e anzi le preferisce quello della barbara Berenice.
Ella convince dunque il suo spasimante Sesto ad assassinare Tito che nel frattempo dichiara di voler prendere in sposa Servilia.
Servilia però rivela i propri sentimenti per Annio e il clemente Tito rinuncia alla sua mano, indirizzando così il suo interese finalmente su Vitellia.
Il complotto è però andato avanti, il Campidoglio è in Fiamme e Sesto dice di aver visto l’imperatore cadere.
La notizia si rivelerà falsa e Sesto sarà catturato e condannato a morte dal Senato insieme agli altri congiurati.
L’imperatore non crede alla colpevolezza dll’amico Sesto, tuttavia non riuscendo a convincerlo a confessare il motivo della cospirazione è costretto ad emettere la condanna.
Vitellia finalmente riscopre una coscienza e dichiara all’imperatore di aver lei sola ispirato la congiura.
Tito magnanime concede a tutti il suo perdono.
Per gli amanti dell’arredo particolare, attenzione: le poltrone del San Carlo sostituite nel corso dei lavori sono in vendita. Sul sito internet del teatro sono indicate le modalità di acquisto e di spedizione delle poltroncine di sala, al prezzo di 400 euro l’una, e di quelle dei camerini, venti in tutto, al prezzo unitario di 1.000,00 euro.