Il nuovo Museo Archeologico di Adria
di // pubblicato il 20 Maggio, 2009
All'interno della città e del territorio in cui ci troviamo, presi dal nostro vivere quotidiano, normalmente non siamo portati a far caso al contributo che fatti e azioni di uomini venuti prima di noi hanno avuto sul mondo che percorriamo. Le tracce che il passato lascia ci permettono di riavvolgere il nastro della storia e ripercorrere le tappe del cammino che noi e i nostri predecessori abbiamo fatto. E' questa per me la vera importanza dei beni culturali: ogni bene è come un piccolissimo tassello di un puzzle che si può cercare di ricomporre. Di questo puzzle fanno parte anche testimonianze che spesso sono ben mimetizzate ai nostri occhi e sfuggono la nostra attenzione: chi ha avuto occasione di recarsi in visita sulle coste del mare Adriatico o magari ci vive dovrebbe sapere che il nome di questo mare deriva da una piccola città tra due fiumi: Adria in provincia di Rovigo. In un'epoca che all'apparenza sembra molto lontana dalla nostra questo porto non solo era famoso ma così importante da dare il proprio nome ad un mare.

La storia di Adria e del territorio del Basso Polesine è raccontata all'interno del suo Museo Archeologico Nazionale che da poco è stato ristrutturato completamente dopo molti anni di lavori con l'inaugurazione il 28 marzo della nuova sezione di Arte romana che occupa due ali del museo e nella quale sono esposti reperti che riguardano il primo periodo imperiale che vede la città, grazie all' importanza del suo porto, inserita in vie di traffico commerciale sia su acqua che via terra. Lungo queste vie all'interno del Delta del Po sono state ritrovate, e ne sono qui esposti i resti, diverse ville, residenze di campagna, che sorgevano attorno alle stazioni di posta cioè di sosta per chi viaggiava nelle quali era possibile far riposare o cambiare i cavalli usati durante il viaggio, ristorarsi e trovare un alloggio per la notte. Al centro di questo nuovo allestimento sono però i vetri romani che sono stati valorizzati con una grande vetrina dotata di un' illuminazione speciale.

Le origini di Adria sono attestate all'inizio del VI secolo a.C. sicuramente dovute all'incontro tra la popolazione etrusca in espansione lungo la pianura padana, gli abitanti veneti del luogo e le navi greche che si spingevano all'estremo del Mediterraneo attirate dalla possibilità di trovare materie prime e oggetti preziosi provenienti dalle zone nordiche. Mentre in patria riportavano la preziosa ambra del Mar Baltico, alla foce del Po lasciavano il vasellame prodotto in particolare ad Atene: nel museo è esposto un grande numero di ceramiche a figure nere e a figure rosse rinvenute nelle tombe e nelle case del territorio. Il percorso museale è però in ordine cronologico e quindi prende avvio dalle testimonianze di epoca preistorica per poi arrivare all'epoca romana snodandosi lungo l'epoca greca e quella etrusca, della quale molto singolari sono i gioielli di oreficeria etrusca, orecchini, bracciali, diademi con foglie d'oro.
Il pezzo a mio parere più sorprendente ed eccezionale è la Tomba della Biga , rinvenuta negli anni '30, una sepoltura di tre cavalli e un carro da guerra. E' databile al III secolo a.C. ed è dimostrazione dell'incontro tra due culture diverse: la sepoltura dei cavalli rimanda al mondo veneto mentre il carro è di fattura celtica. Probabilmente era la tomba di un aristocratico celtico ma oltre a questo non si può dire poichè nel luogo del ritrovamento è stata trovata solo una modesta tomba di fanciullo. L'emozione di trovarsi davanti questi animali dopo tanti secoli è forte e la curiosità di sapere chi fosse il destinatario di questa grandiosa selpoltura è altrettanto forte. Il mistero per ora non si può risolvere...fa parte anche questo degli scherzi della storia.
