Il notaio e l’arte. Il libro autografo nella Collezione Consolandi.
di // pubblicato il 09 Maggio, 2010
Centotrentanove.
Sono centotrentanove i libri esposti presso Palazzo Reale a Milano.
Una mostra di libri non può di certo stupire, vista la normalità e frequenza con cui si realizzano esposizioni tematiche di incunaboli, manoscritti o copie a limitata tiratura di importanti racconti.
Questa è una mostra diversa.
“Libri d’artista dalla collezione Consolandi. 1919 – 2009” raccoglie e dispone alla comune fruizione importanti volumi che, come si è detto, esulano dal tradizionale concetto di “libro”.
Si tratta di libri d’artista. Testi, scritti, fogli, atlanti, riviste, quotidiani, taccuini da viaggio, album fotografici, volumi enciclopedici. Una varietà di formati, segni, gesti, autori,correnti, intenzioni affollano le teche preziose collocate nell’infilata di saloni in pieno stile Rococò. Protetti da vetri, poggiati su piedistalli o collocati sopra i Settecenteschi caminetti, giacciono immobili, aperti e sfogliati.
Alcuni si caratterizzano per la compresenza imprescindibile di parola e immagine, altri vivono soltanto di quest’ultima o, in ambito concettuale, è il linguaggio a costituire l’elemento visivo del documento.

Ambigui giochi di parole, tagli nelle pagine, costruzione di immagini tridimensionali con la carta fanno di questi supporti da cartoleria oggetti particolari, singolari, portatori dell’intervento dell’artista che li eleva ad opere d’arte.
Opera d’arte non secondo la concezione denigrante duchampiana, ma nel senso di oggetto intriso di valore concettuale, il medium dell’idea, contrariamente al libro oggetto qualificato come tale in virtù dei materiali con i quali è stato realizzato.
“L’oggetto libro d’artista, per sua natura, è portatore di ambiguità, rivela una natura instabile per la sua somiglianza con le opere letterarie e dottrinali pur essendo poco a suo agio negli scaffali delle biblioteche. Se per il lettore il valore dell’opera risiede nei contenuti, per il collezionista d’arte l’interesse è da ricercare anche negli aspetti esteriori dei variegati o inusuali contenitori di concetti, forme, immagini e parole, testimoni delle persistenti pratiche della pittura, della fotografia, della poesia e della scrittura che, congiungendosi, tendono alla costruzione di un significato complesso dove leggere e guardare sono parte di un’unica esperienza.” (Massimiliano Finazzer Flory, Presentazione in Libri d’artista dalla collezione Consolandi. 1919 – 2009, Ediz. Charta, Milano).
Il notaio Paolo Consolari, cui i libri esposti appartengono, esperto conoscitore, per via della sua professione, della carta autografa, dedicò la sua attenzione alla produzione libresca degli artisti, ritenendola più diretta espressione dell’intenzione creativa e necessario compendio per completare la parallela collezione di opere nei formati tradizionali.
Prendere in considerazione, come oggetto di collezionismo, il libro d’artista significava attribuirgli un ruolo chiave nella comprensione dell’arte contemporanea, introducendo grazie a ciò, “un modo ancor più sottile e intimo per seguire il corso e le mutazioni dell'arte del Novecento”.
Ripercorrendo cronologicamente il diverso approccio degli artisti alla pratica della poesia visiva su supporto cartaceo, troviamo all’inizio del secolo una breve ma straordinaria citazione: opere di Leger, Mirò e Picasso e le più mature prove del Futurismo, quest’ultimo responsabile di aver individuato nelle pubblicazioni di manifesti, leaflet e libri un veicolo di diffusione dell’arte alternativo alle istituzioni.

Quindi la stagione dell’Astrattismo e dell’Informale dove le presenze si fanno più numerose: Fontana, che opera nel territorio di confine tra libro e multiplo e Munari che assesta il definitivo colpo alla leggibilità del libro.
Come afferma quest’ultimo: “Questi libri comunicano qualcosa attraverso la natura della carta, lo spessore, la trasparenza, il formato delle pagine, il colore, la texture, la morbidezza o la durezza, il lucido e l’opaco, le fustellature e le piegature. Un buco che attraversa dodici pagine fa vedere alla prima pagina cosa c’è nella tredicesima, una pagina più stretta di altre si farà notare per la sua dimensione. Questo è il linguaggio specifico dell’oggetto libro”.

“O ancora Burri che incontra la scrittura di Villa e Novelli che battaglia con la propria. Appena qualche esempio per il dopoguerra europeo con Arman, Alechinsky e Tàpies e subito la collezione rivela la sua vera vocazione verso la sperimentazione dei linguaggi.
Warhol alla fine degli anni Cinquanta immette la vita contemporanea e le sue tragedie nei suoi libri dorati e argentati appena solcati dal caratteristico segno tremulo. E’ Ruscha però, all’inizio del decennio successivo, a dettare le nuove regole del libro d’artista, a segnare l’abbandono di ogni preziosità editoriale a favore di un personale alfabeto visuale fatto di immagini fotografiche che partecipano al processo in atto in quegli anni di dematerializzazione dell’artefatto. Seguito in ordine sparso da Agnetti, LeWitt, Boltanski, Boetti e dall’intera compagine degli artisti concettuali, minimal, fluxus e poveristi che dominano la scena per quasi un ventennio. Disarticolata, inevitabilmente, la raccolta degli anni Ottanta, così come dispersa in diversi linguaggi è stata la corrispondente pittura internazionale”. (Giorgio Maffei, Presentazione in Libri d’artista dalla collezione Consolandi. 1919 – 2009, Ediz. Charta, Milano).

E’ però la sezione dei libri d’artista più recenti che svela il disegno collezionistico di Consolandi e la sua ostinata volontà di inseguire le giovani generazioni. Volendo ricreare la contemporaneità più prossima, ha sostenuto la produzione di giovani artisti emergenti che si distinguono per una ricchezza di possibilità formali, tecniche, poetiche e comunicative.
“Tra i doveri dei lettori vi è quello, […], di affrontare la parola (e l’immagine!) per ricavarne ascolto autentico, piegandola al pensiero, rendendola “urbana”, attraversandola in tutti i suoi quartieri, anche in quelli periferici. Per scoprirvi il senso della possibilità, altro termine per indicare l’avventura della ricerca. Imparando a leggere di nuovo per avviare un pensiero poetante che ricorda e riconosce, un pensiero che dall’esperienza di un incontro – tra il libro e l’artista - ricava l’opportunità di cogliere una verità nascosta. In tutto ciò consiste il sottile e inebriante piacere dello sguardo e della lettura”.
Un percorso diverso, alternativo, così come alternativo, nella sua connotazione intima, elegiaca, fisica, è il libro d’artista.