“Il metodo e il talento” di Igino Supino

di Marica Guccini // pubblicato il 07 Marzo, 2010

Uno dei luoghi più particolari e intrisi di fiorentinità del capoluogo toscano è sicuramente il Museo del Bargello.
Qui una piccola mostra, ben confezionata come ogni bon bon che si rispetti, delinea e ripercorre la vita del suo primo direttore, il pisano Igino Supino (1858-1940).

La storia dei nostri due protagonisti, il celebre Museo e il grande studioso, s’incrociò quando nel 1896 il Supino venne nominato Ispettore responsabile del Museo, per diventarne poi Direttore nel 1904 assumendo una carica che fino a quel momento era stato di giurisdizione del Soprintendente delle Gallerie Fiorentine. Per un decennio Supino si dedicò alacremente a questo magico luogo catalogandone per primo l’intero patrimonio, valutando le nuove acquisizioni, progettandone un riordinamento e dedicando importanti pubblicazioni alle raccolte presenti. Il catalogo che ne redasse già nel 1898 costituisce a tutt’oggi il repertorio inventariale più completo delle raccolte, a testimonianza di quanto il lavoro portato avanti dallo studioso fosse valevole e avanguardisticamente aggiornato.

Non si vuole con questo di certo cadere nell’anacronismo volendo forzare certi limiti dettati dal buon senso, ma è del resto incontestabile l’aggiornamento sui tempi dell’opera che Supino portò avanti.
Conscio dell’importanza della conoscenza del patrimonio come strumento preliminare a ogni seria opera di tutela, Supino utilizzò il mezzo del catalogo già dal suo primo incarico museale quando nel 1893 inaugurò a Pisa il museo cittadino nella chiesa e nel convento di San Francesco. Solo un anno dopo ne editò il catalogo.
Del resto l’organizzazione del patrimonio artistico percepito quale testimonianza e strumento d’identità nazionale, in un periodo in cui era ben difficile trovarsi a vivere (tra l’assestamento dopo l’Unità d’Italia, la Prima Guerra Mondiale e l’avvento del regime fascista), lo accompagnò sempre anche a Bologna dove, nel 1906, fu nominato Straordinario di Storia dell’Arte in Università.
Il suo arrivo scandì il passaggio dell’insegnamento della storia dell’arte dall’Accademia all’Università assumendo la materia nell’Olimpo di quelle scientificamente riconosciute. L’Ateneo bolognese lo ricorda pertanto come padre dell’insegnamento ed a lui è dedicata la Biblioteca del Dipartimento delle Arti Visive.

Parlando della modernità della quale si fece portavoce, non possiamo dimenticare che egli fu poi il fondatore della moderna disciplina storico-artistica basata sulla ricerca documentaria e sull’uso, a quei tempi ancora pionieristico, della fotografia come mezzo di studio.
La sua ampia fototeca venne costituendosi negli anni raccogliendo materiali da acquisti fatti presso le più importanti case fotografiche internazionali, presso archivi privati, aggiunte ad altre commissionate direttamente dallo storico stesso. Nel 1954, quattordici anni dopo la morte, gli eredi lasciarono l’intera biblioteca e la fototeca, che superava le oltre 3000 fotografie, all’Università bolognese presso la quale il fondo si trova tutt’ora.
Sulla sua scia numerosi studiosi, uno tra tutti Federico Zeri, erediteranno l’importanza dello strumento fotografico organizzato in organica fototeca quale strumento d’indagine e studio del patrimonio artistico.

La complessità della figura non si ferma qui, la sua personalità, come riconosce la Soprintendente C. Acidini, và ben oltre: “ così singolarmente ricolma di talenti da poter vivere quasi tre vite nell’arco d’una sola: artista, funzionario di museo, studioso e docente universitario.

La mostra “Il metodo e il talento” al Bargello mette inoltre a fuoco la vena pittorica di marca prima macchiaiola poi simbolista frutto degli studi artistici all’Accademia fiorentina, gli stretti rapporti con artisti di spicco quali Giovanni Fattori e Vittorio Corcos, la sua passione per la caricature e per la satira, oltre alla dedizione per le arti applicate alle quali dedicò spesso studi e contributi. Del resto nel periodo bolognese rivestì proprio la carica di direttore del Museo del Patrimonio Industriale che i bolognesi riconosceranno come il tempio cittadino dedicato alle arti applicate.

Se piacciono, ed è perfino ovvio, le mostre fitte di capolavori celebri, non ha certo minor fascino la riscoperta di un personaggio che fu protagonista in ogni passaggio della sua biografia, e che ha contribuito a consegnarci così com’è l’arca di meraviglie rinchiuse nelle severe mura del Bargello. (Cristina Acidini).

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Angelo Tricca
    Igino Benvenuto Supino, 1883-1884
    Collezione privata.
  • Il Bargello al tempo di Igino B. Supino
    Veduta del cortile, 1896-1906
    Gabinetto Fotografico della Soprintendenza di Firenze
  • fotografia, Supino nella sua biblioteca, 1920 ca.
    Collezione privata.
  • Fabio Fabbi
    Caricatura di Supino in veste di ballerina, 1887
    Collezione privata (riproduzione).
  • Igino B. Supino
    In Primavera, 1889
    Collezione privata.
  • Vittorio Corcos
    Ritratto di Igino al cavalletto, 1889 ca.
    Collezione privata


IN COPERTINA
un particolare di
Igino B. Supino
Prima Comunione, 1888 ca.
Collezione privata

Catalogo edito da Polistampa
contenente anche copia del film
proiettato in mostra
e che pubblicheremo al termine
della stessa

Mappa

Dove e quando

"Il metodo e il talento”

  • Date : 03 Marzo, 2010 - 05 Giugno, 2010
  • Indirizzo: Firenze, Museo nazionale del Bargello.

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