Il MAXXI a Roma
di // pubblicato il 02 Giugno, 2010
Roma si apre al contemporaneo. In una città che poggia su millenni di storia nasce un museo interamente dedicato all’arte ed all’architettura degli ultimi decenni, il MAXXI. L’inaugurazione dei giorni scorsi, che ha fatto registrare numeri da record e aperture straordinarie, fa ben sperare.
Il museo, nato dal genio dell’architetto anglo-iracheno Zaha Hadid, scelta tra oltre 270 candidati provenienti da ogni angolo del mondo, vuole essere un organismo vivo, anche nella sua struttura: un insieme di volumi che si alternano, gallerie, pareti curve e luce naturale creano percorsi sempre diversi, riuscendo ad integrarsi perfettamente nel contesto cittadino senza essere banale.

Il suo patrimonio, costituito da una collezione permanente di oltre 300 opere tra installazioni, dipinti, net-art e fotografia, vuole testimoniare al meglio la produzione artistica internazionale del ventunesimo secolo, sottolineando in particolare la produzione di artisti italiani o di coloro la cui attività è legata in qualche modo al nostro paese.
Nella continua ricerca di un confronto tra diverse esperienze, alla collezione permanente si affiancheranno mostre temporanee, come quelle pensate per accogliere al meglio i primi visitatori del museo: da Spazio, allestimento dedicato alle collezioni permanenti (da Anish Kapoor a Sol Lewitt, da Michelangelo Pistoletto ad Alighiero Boetti), alle installazioni site specific curate da dieci studi di architettura e alla retrospettiva dedicata a Luigi Moretti, le cui architetture sono narrate dalle suggestive immagini di Gabriele Basilico.
Su tutte, spiccano le esposizioni dedicate a Ataman e De Dominicis: Kutlug Ataman. Mesopotamian Dramaturgies analizza, attraverso otto video, il complesso e delicato rapporto tra Oriente ed Occidente e la costruzione dell’identità personale nei luoghi in cui questo contrasto si fa ancora più acceso. La Turchia in particolare, per il suo essere sospesa tra globalizzazione e tradizione, costituisce per Ataman il soggetto ideale, visto che si tratta di un paese in cui, secondo lo stesso artista, “è stato deciso con una rivoluzione che la nuova identità nazionale dovesse essere occidentale e laica” Achille Bonito Oliva ha invece curato Gino De Dominicis: l’immortale, prima retrospettiva dedicata ad una delle figure chiave dell’arte contemporanea italiana, dalle prime ricerche sulla performance alla sperimentazione della fotografia, fino al ritorno alla pittura ed alla scultura.
