Il Lotto finanziato. A Bergamo tre preziose opere in procinto di restauro.

di Barbara Morosini // pubblicato il 10 Giugno, 2010

Nei tredici anni di soggiorno bergamasco, Lorenzo Lotto contribuì al prestigio artistico della città producendo opere d’inestimabile bellezza. Dopo i tentativi forzosi ed espressionistici cui si avvicinò durante i soggiorni romano e marchigiano, sembrò qui finalmente trovare la propria dimensione. Omaggiando Bergamo della sua dolce maestria, il Lotto portò una ventata di arte veneta, innovando la tradizione pittorica locale, attraverso forme nuove e alternative. Le chiese e i palazzi signorili si adornarono di pale luminose, tarsie raffinate e affreschi leggeri. Ancora oggi, molti dei dipinti lotteschi occupano le loro collocazioni originarie, conservando quel rapporto indissolubile e indispensabile con l’ambiente sacrale e quindi con il territorio ospitante. La Fondazione Credito Bergamasco si è attivata per difendere e mantenere viva questa relazione. Sulla passata esperienza di finanziamento per interventi di restauro, che interessarono le opere del Moroni e Salmeggia e in occasione della tanto attesa antologica sul Lotto che si terrà nel 2011 presso le Scuderie del Quirinale, la Fondazione ha rivolto il proprio spirito mecenate e filantropico nei confronti de La Trinità, la Madonna in trono col bambino e i Santi Giuseppe, Bernardino, Giovanni Battista e Antonio Abate e il Polittico della Chiesa dei Santi Vincenzo ed Alessandro di Ponteranica, che versavano in un discreto stato conservativo.

Inizialmente custodita nella chiesa della Santissima Trinità dell’ordine dei Disciplini e giacente ora, in seguito alla distruzione di quest’ultima, nella parrocchiale di S. Alessandro della Croce, la piccola pala della Trinità suscita interesse soprattutto per l’assoluta novità iconografica. Dio Padre risulta infatti, forse questo il primissimo esemplare dal punto di vista della rappresentazione rispetto le precedenti fonti illustrative aventi lo stesso tema, non rappresentato come nella tradizionale consuetudine nelle sembianze di un canuto anziano dalla barba fluente, bensì in un alone misterico trasparente che sprigiona lucentezza. L’iconografia è sicuramente in relazione all’affermazione, frequentemente ripetuta nella Bibbia, della non visibilità di Dio, il quale si rivela nella parola e non nell’immagine. Ma la nube non è informe, essa delinea infatti le sembianze di un uomo importante che impone le braccia, allargandole, in un gesto di imposizione perentoria. Attorno, la luce si sprigiona, contornandola di un aureo bagliore. La sagoma indistinta è nascosta in parte dalla figura del Cristo e della colomba: poiché Dio è l’Immenso, l’Infinito, l’artista evitò una rappresentazione completa che avrebbe delimitato l’immagine, rendendola erroneamente finita e conclusa. Sottili assonanze tra le figure di Dio e del Figlio; della stessa sostanza del Padre è Gesù, perciò ne manifesta l’immagine, stagliandosi all’interno del suo profilo spettrale, modellandosi nella sua luce. Incarnatosi nell’uomo, appare nella sua fisicità: il corpo è sostanza tangibile, concreta, le vesti paiono mosse dal vento. È l’eterno che si è calato nella storia contingente dell’umanità. Le sue braccia sono anch’esse aperte, ma in un gesto d’amorevole accoglienza, lo sguardo è rivolto al fruitore, al discepolo, al fedele, i piedi poggiati sull’arco inferiore dell’iride, simbolico ponte tra il mondo terreno e l’Aldilà. Il terzo elemento della Trinità, la candida colomba, si frappone tra entrambi, appena sopra la testa di Cristo e sotto il mento del volto triangolare di Dio Padre; da essa promana la luce della conoscenza e della divinità. Nonostante la qualità altissima, sia dal punto di vista tecnico che per l’innovazione fantasmatica della rappresentazione iconografica e per la presunta componente simbolico misticheggiante relativa la cabala, l’ambiente bergamasco sembrò non recepirne la carica artisticamente eversiva. Sagomatele i perimetri per inserirla più agilmente in una cornice marmorea attraverso la decurtazione dei quattro angoli, la tela subì forse gli unici due interventi riparatori nel 1980 e nel 2001. Non versando in un cattivissimo stato di conservazione, l’intervento già effettuato su finanziamento della Fondazione Credito Bergamasco, ha interessato precipuamente il reintegro pittorico dei ritocchi ingialliti e chimicamente alterati dei precedenti restauri. A restauro ultimato, la tela è stata inserita nel percorso della mostra alle Scuderie Juvarriane della Venaria Reale.

Firmato e datato 1521 è il grande olio su tela della Madonna in trono col bambino e i Santi Giuseppe, Bernardino, Giovanni Battista e Antonio Abate sito nel presbiterio della chiesa di San Bernardino. Sullo sfondo di un bellissimo paesaggio quattro indaffarati angioletti reggono volteggiando un drappo verde a formare un baldacchino; quest’ultimo, sprovvisto di ogni rigido sostegno e, prolungato a formare un tappeto, scivola disordinatamente sui gradini del trono. La falce d’ombra così prodotta protegge la Madonna e il Bambino dalla bianca luce di un presunto pomeriggio. La Vergine, priva degli attributi regali, è colta in una poeticissima dimensione di umana quotidianità, il manto blu scompostamente gettato dietro le spalle, il velo bianco casualmente annodato, l’atteggiamento affettuoso, che con la posa di tre quarti e la gestualità delle mani, sembra voler lasciare ma allo stesso tempo trattenere saldamente il proprio figlio. I quattro santi esprimono le proprie caratteristiche fisiche e psicologiche attraverso differenti espressioni e comportamenti: San Bernardino, titolare della chiesa, stringe il trigramma e volge lo sguardo estatico a Maria, accanto a lui è San Giuseppe, i piedi nudi l’uno sull’altro e il bastone poggiato davanti a sé come chi si riposa dopo un lungo cammino, dalla parte opposta San Giovanni Battista, nella sua funzione di precursore indica il Bambino a Sant’Antonio Abate che a sua volta, nella sua miopia, si china per vederlo meglio. Chiave di volta del semicerchio degli astanti è l’arcangelo scrivano, che interrotto nel momento di concentrazione, si volge verso l’osservatore con aria imbronciata. Due gli interventi di restauro subiti in passato e discreto lo stato di conservazione: data la diffusa opacizzazione delle vernici, l’alterazione delle stuccature dei precedenti restauri e un malfunzionamento del telaio, che hanno comportato una disomogeneizzazione della pellicola pittorica, si procederà alla correzione dei colori, tramite la rimozione della polvere in eccesso, la correzione degli interventi degradati, nonché ad una correzione della tensione del telaio in mondo da restituire alla tela l’elasticità più consona.

In ultimo il bellissimo Polittico della Chiesa dei Santi Vincenzo ed Alessandro di Ponteranica, composto da sei tavole lignee e raffigurante, negli scomparti superiori, al centro la figura del Cristo Redentore che offre il sangue del sacrificio cui si accostano la Vergine Annunciata e l’Angelo Annunciante, che ancora in volo, regge il giglio della purezza. Nell’ordine inferiore, i Santi Pietro, Giovanni Battista e Paolo, mostrano i loro attributi distintivi, accomunati nella loro diversità dal paesaggio continuo retrostante.

Il mancato allineamento di quest’ultimo per tutte le tavole ha suggerito la possibilità di ripristinare l’originaria disposizione delle tavole di cui si rende necessario inoltre riparare le cadute di colore appianando le parti sollevate, intervenendo sul retro con un sistema di traverse a molle in grado di assecondare la naturale modificazione del legno.

 

Dettagli

  • 1. Lorenzo Lotto
    La Trinità, 1520
    olio su tela
    cm 170x115;
    Bergamo, Chiesa di Sant'Alessandro della Croce
    2. Lorenzo Lotto
    Madonna in trono con il Bambino,
    i Santi Giuseppe, Bernardino,
    Giovanni Battista, Antonio Abate
    e gli angeli
    , 1521
    olio su tela
    cm 300x275
    Bergamo, Chiesa di San Bernardino
  • 3. Lorenzo Lotto
    Polittico (particolare), 1527
    olio su tavola
    h cm 280
    Bergamo, Chiesa dei Santi Vincenzo e Alessandro
    4. Lorenzo Lotto
    Polittico (particolare), 1527
    olio su tavola
    h cm 280
    Bergamo, Chiesa dei Santi Vincenzo e Alessandro

Mappa

Dove e quando

  • Indirizzo: Palazzo Credito Bergamasco, Largo Porta Nuova 2, Bergamo