Il grande gioco in alta Lombardia
di // pubblicato il 24 Marzo, 2010
E’ bello scoprire che diversi Comuni riescono a coordinarsi per realizzare tutti assieme un interessante percorso artistico. Uno dei primi esempi seri che ho visto è stat0 Twister e adesso è la volta de “Il grande gioco. Forme d’arte in Italia 1947 -1089” che è “giocato” tra Lissone, Milano e Bergamo, unitesi per presentare l’evolversi, nelle arti e nei costumi, della vita dagli anni che vanno dal secondo dopoguerra alla caduta del muro di Berlino.
Sono stati quaranta anni intensi, a volte sin troppo frettolosi, basta pensare alla ricostruzione postbellica, al miracolo economico, alla contestazione, alla guerra fredda, al terrorismo, quindi, nel complesso, importanti, anzi fondamentali per l’Italia di oggi. L’idea di fare il punto e la cura di queste esposizioni così interessanti sono dovute a Luigi Cavadini, Bruno Corà e Giacinto Di Pietrantonio.
Il viaggio inizia proprio a Lissone, cittadina brianzola famosa dappertutto per la costruzione dei mobili e, adesso, anche per il Museo d’Arte Contemporanea, dove vengono organizzate molte manifestazioni interessanti, oltre alle mostre.

Qui si vedono i lavori legati agli anni 1947/ 58, anni nei quali gli artisti hanno spesso ripreso le ricerche iniziate ma poi interrotte dalla guerra: lì ci si può benissimo rendere conto di quanto l’arte abbia influenzato i gusti, i desideri e le mode della società. Come succede sempre, l’arte e la vita si sono incrociate con una evidente continuità, influenzandosi reciprocamente creando la base culturale sulla quale si posa il continuo divenire di architettura, design, editoria, cinema, fotografia, teatro, società, economia, televisione …
In pratica si realizza in quegli anni quello che i futuristi si auguravano dalla realtà quotidiana perché la visione del mondo, dei suoi comportamenti e delle sue scelte è spesso dettata dagli artisti che, soprattutto in questo periodo, si occupano di arredo, di moda, di design.

La ricerca dell’astrazione diventa sempre più complessa e completa in molti campi culturali, ma occorre ricordare che il gusto astratto si lega piacevolmente al quotidiano, lo stesso Fontana ha creato rivestimenti, in mostra, per sedie e poltrone.
L’ultimo quadro di questo percorso è il Vedova che ha vinto il Premio Lissone, premio che in quegli anni era importante come la Biennale di Venezia.
Il periodo 1958/ 72 è alla Rotonda di via Besana, a Milano, e, come sempre suggerisco di entrare dopo avere fatto un giretto lì attorno per vedere il tipicamente settecentesco Palazzo Sormani Andreani, ora sede della Biblioteca Comunale.
Poco dopo c’è il massiccio Palazzo di Giustizia di Piacentini e Rapisardi, costruito tra il 1932 e il ’40, che con la sua maestosità vuole dimostrare come la giustizia sia salda e equanime per tutti. Si arriva, costeggiando dei bei palazzi, alla Rotonda, nata come cimitero dell’Ospedale Maggiore (1713-25), la cui chiesa, ora sconsacrata, è diventata sede di mostre.
Nel giardino interno, quando ci sono delle belle giornate, i bambini giocano ed è simpatico sentire il loro allegro vociare, smorzato dalle monumentali pareti, mentre si guardano e si “gustano” le opere esposte.

Negli anni esposti a Milano, si verificano continue sperimentazioni, si creano gruppi culturalmente e concettualmente diversi e lievita la necessità da parte dell’artista di liberarsi dall’usuale concetto di pittura e scultura: l’opera occupa liberamente uno spazio e, così, non può avere limiti di nessun genere.
A mio giudizio l’unico problema che ha questa mostra è la scelta fatta da Corà di esporre una sola opera emblematica dei 100 artisti scelti per fare percepire il furore creativo e la caleidoscopicità presente in quegli anni: io, e ripeto io, ho sempre pensato che una sola opera può facilmente fare sbagliare il giudizio su un artista.
Ed ora andiamo al GAMeC di Bergamo, anche qui senza dimenticare che questa città merita anche di essere visitata con cura per godere dei suoi splendidi monumenti. La sua divisione in due parti, Bergamo alta e bassa, probabilmente si fa strada già nel II secolo a.C. con la divisione in “civitas” sul colle e “suburbia” in pianura. Nella città alta vale la pena di andare a vedere la piazza Vecchia, la romanica S. Maria Maggiore, la rinascimentale Cappella Colleoni, capolavoro dell’Amodeo (1476).
Nella città bassa c’è la Pinacoteca del’Accademia Carrara, importante anche per la raccolta di dipinti di scuola veneta e lombarda, e il GAMeC, dove, sino al 9 maggio, si trova la terza parte de Il Grande Gioco, gli anni tra il 1973 e il 1989.
In questa sezione ci si rende conto che gli artisti tornano, dopo avere usato lo spirito concettuale, alla figurazione, alla pittura e, tra questi, il più influente è il gruppo della Transavanguardia.
Naturalmente sono presenti una sezione di cinema d’autore, dei monitor che proiettano spezzoni di programmi televisivi che ben rappresentano la cultura del periodo, una zona con opere di design ormai considerate molto valide dal punto di vista tecnico e stilistico, una per il teatro (che bello lo Studio Azzurro!) e la sezione dell’editoria con libri illustrati da artisti del periodo più riviste e fumetti.

Considerata l’importanza del percorso culturale di queste mostre, credo sia importante avere a disposizione il catalogo, edito da Silvana Editoriale, per potere rivedere nel tempo i cambiamenti avvenuti negli anni tra il 1947 e il 1989.