Il Futurismo e la fotografia
di // pubblicato il 21 Settembre, 2009
“La fotografia di un paesaggio, quella di una persona o di un gruppo di persone, ottenuta con un’armonia, una minuzia di particolari ed una tipicità tali da far dire: «sembra un quadro», è cosa per noi assolutamente superata.”
Filippo Tommaso Marinetti, Tato (Guglielmo Sansoni), Manifesto della Fotografia Futurista, 1930.
Si è aperta a Firenze il 17 Settembre la mostra Il Futurismo nella Fotografia, che nell'ambito delle celebrazioni del Centenario del movimento propone un'originale riflessione sul rapporto tra l'approccio futurista all'arte e il medium della fotografia.

La mostra, curata da Giovanni Lista, è promossa dalla Fratelli Alinari - Fondazione per la Storia della Fotografia e il CRAF – Centro di Ricerca e arichiviazione della fotografia insieme alla Provincia di Pordenone e sarà visibile nei locali del MNAF fino al 15 Novembre, per poi essere ospitata a partire dal 5 Dicembre presso gli spazi espositivi della Provincia di Pordenone.

L'esposizione comprende materiale fotografico originale che documenta in modo molto chiaro quello che fu l'interesse degli artisti per lo strumento fotografico: come gli stessi Marinetti e Tato sintetizzano nel noto Manifesto della Fotografia Futurista, la ricerca si concentra sul superamento dell'approccio positivista alla fotografia come semplice registrazione del reale; ma i futuristi sono egualmente distanti dall'uso della fotografia come linguaggio artistico in sé.

Dinamismo e cinetismo diventano invece i poli sui quali si articolerà la ricerca futurista nell'ambito fotografico, partendo dai ritratti multipli e dagli esperimenti fotodinamici dei fratelli Bragaglia per esplorare la destrutturazione del gesto e veicolare il flusso energetico che lo anima. Questo uso del medium fotografico esprime dunque perfettamente al vitalismo tipico dell'approccio futurista, e prendendo spunto anche dalle riflessione filosofiche di Bergson sulla percezione.

In seguito gli approcci dei futuristi alla fotografia si differenzieranno, dando luogo a molti filoni diversi, tutti riassunti nelle opere esposte: si va dalle immagini di stato d’animo alle foto-performance, dall'indagine sulla luce alle foto di particolari architettonici e di mezzi industriali, fino alla celebrazione e propaganda dello stesso movimento futurista. Alla fotografia “tradizionale” si affiancano inoltre tecniche di manipolazione di varia natura come il fotomontaggio, il fotocollage, la composizione e il camuffamento d’oggetti.

Durante il Ventennio poi, il rapporto contraddittorio dell'avanguardia futurista con la dittatura fascista, si esprime anche tramite la fotografia con scatti che, a ben guardare, non sono una propaganda di regime, ma uno sguardo che si pone al di fuori dall'iconografia di regime, come testimoniano le foto della minuscola sentinella posta contro lo sfondo appiattito e geometrico dell'architettura monumentale fascista (Il decennale, Italo Bertoglio, 1932) o il senso di straneazione e spersonalizzazione che emerge dalla serie di militari in parata ripresi dall'alto, dal titolo emblematico Simboli dell'impero (Italo Bertoglio, 1937).

La mostra ci offre molti spunti per (ri)considerare attentamente tutto il rapporto del futurismo con la fotografia come riflessione filosofica e ideologica sullo sguardo e come slancio verso la modernità, un altro tassello inserito nel panorama più vasto dell'approccio globale futurista all'arte celebrato ed esplorato in quest'anno di celebrazioni del Centenario.