Il drago: simbolo positivo

di Sara Baldi // pubblicato il 30 Novembre, 2009

Nell’immaginario collettivo c'è un simbolo che contrappone il bene al male: il drago. Nelle culture occidentali la creatura mitologica viene associata ad un essere malefico portatore di morte e distruzione, in quella orientale viene vista come creatura portatrice di fortuna, bontà, forza, potenza spirituale, saggezza, inoltre rappresenta l'immortalità e l'infinito.
Gli antichi pensavano che annunciasse la pioggia e distribuisse fertilità oltre ad portare notizie di qualche felice avvenimento politico, per esempio la nascita di un futuro grande imperatore . Il drago aveva il potere della metamorfosi, il dono di rendersi, a piacimento, visibile o invisibile, e le sue apparizioni in cielo - sempre folgoranti - erano accolte come presagi di messi abbondanti, garanzie di future ricchezze. Si riteneva che i draghi potessero nascondersi e annidarsi ovunque, nei cieli, in acqua, sulla terra e sotto terra.
L'aspetto è da sempre legato alla somiglianza con un enorme serpente.
Il drago era dotato, di piccoli arti superiori e inferiori e di artigli micidiali, oltre che di enormi fauci dalle quali sputa fuoco. Nove sono gli animali che “prestano” le proprie caratteristiche al drago, si diceva: la testa al cammello, le corna al cervo, gli occhi al coniglio (secondo altri al gamberetto), le orecchie alla mucca, il corpo alla lucertola, il ventre alla rana, le scaglie alla carpa, le zampe o le palme alla tigre, gli artigli all'aquila. Si credeva che fosse sordo e si nutrisse di carne di rondine.
La nascita del drago era lunga, un uovo prima di schiudersi impiagava quasi un secolo.
Trascorsi i primi cinquecento anni il corpo del drago assumeva la forma per il quale è noto ed era conosciuto con il nome di Kakuryu, un drago cornuto; il suo sviluppo si completava al compimento del millesimo anno quando la creatura si evolveva in un Ouryu, un drago alato, con ali che sembrano fiamme ed è solo in questa fase che raggiunge la maturità.
La sua anzianità viene stabilita dal colore, bianco è il drago più longevo mentre nero è quello più giovane, giallo viene subito dopo il bianco e prima di rosso e verde.

Fu eletto “animale emblematico dell’imperatore”, “figlio del cielo” ed infine “volto di drago”. L’animale simboleggiava la funzione che spettava all’imperatore cioè quella di assicurare i ritmi stagionali e lo scorrere della vita. Al collo del drago molto spesso viene rappresentata una perla appesa che ricorda il fulgore e la perfezione delle parole dell’imperatore la precisione del suo pensiero e l’assennatezza degli ordini del sovrano. Mao Zedong ripeteva molto spesso: “ Non si discute la perla del drago”!

IL DRAGO E L’ARTE

Molti sono gli artisti rimasti affascinati dalla figura del drago. Buxing fu il primo pittore a specializzarsi in draghi ma la storia ha eletto come il più grande tra gli artisti Chen Rong. Nove Draghi è sicuramente il suo dipinto tematico più famoso, furono dipinti nel 1244 a inchiostro ed oggi si possono ammirare nel museo della città di Boston. 

Nel dipinto appare una visione fantastiche delle mitologiche creature che con il loro corpo appaiono e scompaiono dalle nuvole. Abbiamo accennato al tema dei Nove Draghi a proposito dei disegni a inchiostro di Chen Rong. Lo si ritrova su una serie di grandi muri schermo, in ceramica policroma smaltata, conservati a Pechino (nella città proibita e nel Parco Beihai) e a Datong. Su una lunga fascia che si distende in larghezza, nove draghi fantastici, disposti a fregio e di colori diversi.
Una credenza popolare in effetti distingueva nove specie diverse di draghi (con nomi precisi): Pulao viene sempre raffigurato sulle campane e sui gong; Qiuniu, ama la musica di tutti i generi; Bixi e Baxia sono raffigurati, il primo in cima alle steli poiché era appassionato di letteratura e alle mensole, il secondo alla base delle stesse, capace di sopportare grandi pesi. In quest'ultimo caso accade che alla testa della tartaruga che porta sul dorso la pesante stele, vengono conferiti i lineamenti di un drago; Chaofeng appare alle estremità scolpite delle travi dei tempi per la sua inclinazione al pericolo; Chiwen orna le balaustre dei ponti per la sua passione per l’acqua; Suanmi scolpito sul trono di Buddha per la sua propensione al riposo; Yazi è raffigurato sull'elsa delle spade; e infine Bi’an si allunga sull'architrave e sulle porte delle prigioni.

Anche nell’arte la raffigurazione di un drago doveva seguire una scala gerarchica. I draghi a cinque artigli erano riservate all'imperatore. I principi di quarto e quinto rango avevano diritto soltanto a draghi con quattro artigli; agli altri restavano i draghi con appena tre artigli. Anche se questa regola tardiva non è sempre rispettata e ha subito varie modifiche.

Vengono chiamati draghi Kui i primi draghi raffigurati sui bronzi arcaici, le giade e la ceramica bianca della dinastia Shang. Da quest'epoca (secondo millennio a.C.), sono associati ai riti "di invocazione della pioggia". L'immagine del drago viene allora ravvicinata al tamburo - che effettivamente serviva a chiamare la pioggia -; si pensava che per magia imitatoria il fulmine prolungasse il tuono del tamburo. Quindi, l'alligatore cinese (Alligator sinensis), attualmente in via di estinzione, e che vive in caverne-tane nelle tre province del Basso-Yangtse (Jiangsu, Zheijiang e Anhui), probabilmente è servito da modello ai primi artisti. Lungo circa due metri, questo animale sverna da ottobre ad aprile per ricomparire in primavera, con il ritorno della vita attiva, della vegetazione e della fecondità. D'altronde la sua pelle veniva utilizzata per realizzare tamburi per il culto, che del resto ancor oggi sono detti "tamburi di Pioggia" nell'estremo sud della Cina e nelle attigue contrade montane (Laos, ecc.). Esiste quindi una sicura identità (in origine, almeno) tra il drago e l'alligatore.

IL DRAGO E LA PIOGGIA

Ancora all’inizio del nostro secolo erano in molti gli abitanti della Cina che credevano nella capacità del Drago di far cadere la pioggia. In aprile era credenza che il drago lasciava il suolo terrestre o le profondità degli abissi per salire in cielo e far cadere la pioggia, durante l’equinozio d’autunno avendo svolto il suo compito era pronto a tornare sulla terra, sotto terra o nelle profondità oceaniche. Si credeva che la pioggia risultasse dal combattimento amoroso tra due draghi di sesso opposto, alcuni cinesi sensibili, un tempo, rifiutavano di uscire sotto la pioggia, per non essere testimoni indiscreti di questi trastulli fantastici.
II combattimento amoroso è sopravissuto in forma di gare e di competizioni tra imbarcazioni-drago, in occasione della festa del 5° giorno del 5° mese lunare (Festa delle barche-drago, Duanwujie in cinese).
 
in occasione della festa delle Lanterne, il 15 della prima luna, grandi draghi a bruco, fatti di tela e di cartone, sotto i quali si nascondono portatori burleschi, serpeggiano nelle strade, in un grande tumulto di grida, risate, petardi, gong e ottoni. In questo caso simboleggia le forze sotterranee della germinazione primaverile, e quindi della fecondità.

Nelle superstizioni popolari il drago ha svolto in ogni tempo un ruolo preponderante, come non si può fare a meno di constatare.

CURIOSITA’

Il tema del drago è sopravvissuto nella cultura cinese per oltre trenta secoli. Ad oggi sono molti i cinesi che battezzano i loro figli con il nome LONG. Inoltre a tutti gli accademici viene conferito il titolo di drago.

Il drago è nello zodiaco sino-giapponese ed è l'equivalente del leone, il prossimo anno a lui dedicato sarà il 2012 .

 

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