Il dono di Vittoria della Rovere a Santa Maria Maddalena de’ Pazzi

di Elena Vannoni // pubblicato il 17 Marzo, 2010

Come già detto in varie occasioni, molte sono ancora le sorprese riservate dalla Famiglia che ha saputo lasciare un'impronta indelebile su Firenze... di chi stiamo parlando? ovviamente della famiglia de'Medici!
E come non essere incuriositi dai mille risvolti legati a questa intrigante dinastia?
Ad esempio, se adesso vi dicessi che è stato rintracciato un prezioso lavoro di oreficeria dopo ben più di un secolo di assoluto silenzio… molti stenterebbero a crederci e invece posso assicurarvi che il ritrovamento è avvenuto sul serio, si tratta della corona commissionata da Vittoria della Rovere per Santa Maria Maddalena De’ Pazzi

“… gli orafi al servizio di Vittoria della Rovere hanno elaborato una leggera corona aperta in filigrana d’oro, rafforzata all’interno e sul lato posteriore da un telaio e da un fermo metallici. La forma di questo lavoro si discosta dalle corone granducali di Cosimo I e di Cosimo II costituite da una cerchiatura aurea ornata di smeraldi,rubini e perle e si discosta anche dalla corona di Cosimo III che, una volta investito del “diritto di trattamento regio”, viene aggiornata con gli archetti e il globo. Questa corona scompare durante il periodo napoleonico, ma la sua forma è testimoniata, oltre che dai ritrovati pittorici, da qualche disegno e dalla copia che è stata recentemente ritrovata nella tomba di Gian Gastone de’ Medici.

Lavorarono a quest’opera Giovanni Comparini e Giuseppe Vanni, gli specialisti più richiesti dalla famiglia medicea, ed è proprio attraverso gli elementi della loro conoscenza che è stato possibile tracciare un profilo di una granduchessa variamente giudicata la cui memoria è affidata soprattutto a testimonianze contraddittorie. In alcuni documenti si legge "dimostra in molte occasioni di essere arida e insensibile , incapace di slanci affettuosi o disinteressati(…) Vittoria della Rovere, moglie di Ferdinando II, preparata al suo ruolo fin da bambina dalle due granduchesse reggenti (Maria Maddalena e Cristina di Lorena) coltiva molto presto sogni oltremodo ambiziosi alimentando la vanagloria e la pomposità. È stata educata con sani principi religiosi ma diviene anch’essa bigotta come le granduchesse che l’hanno preceduta al punto che non riuscirà a separare le ragioni del potere da quelle della fede ma al contrario delle due granduchesse non interferisce più di tanto negli affari di stato, tuttavia riprende a frequentare i conventi ripristinando quello scoperto bigottismo e quelle elargizioni conventuali che i fiorentini speravano tramontati per sempre.”

Le visite della granduchessa al "deposito" di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi sembra fossero molto frequenti e fu proprio nell’estate del 1684 che si recò presso le carmelitane di Borgo Pinti e come documentato “Volse vedere tutte le gioie che aveva la Santa, tanto sopra la corona, come anco anelli e gioiello che aveva in petto, e disse alla Madre Priora che gliene cavasse, che voleva vedere di farle adattare a un’altra nuova corona che lei medesima gli voleva fare…" a sottolineare un'eccessiva disinvoltura con la quale considerava i segni della pietà e della fede.

La corona venne portata a termine in meno di 10 mesi, destinata ad una Santa esaltata dagli splendori e dalla primavera del paradiso, è plausibile che per la sua fattura Comparini e Vanni abbiano consultato le carmelitane e i teologi che frequentavano la corte medicea al fine di infondere nelle materie preziose almeno un richiamo alla accesa spiritualità di questa mistica fiorentina.

Da una certa data, vuoi per le depradazioni operate dalle soldataglie francesi o vuoi per i reiterati tentativi di incamerare nei musei di Stato le opere d’arte dei monasteri, le esposizioni della Santa si diradano e sulla sua testa compare una corona decisamente più comune, ornata di pietre di scarso valore. I memoriali del monastero consultati dallo scrivente tacciono al riguardo; la rimozione della corona lascia intendere uno stato di necessità alquanto grave e, verosimilmente, è riconducibile agli anni in cui il tracciato di via della Colonna comporta una forte riduzione degli spazi conventuali e favorisce un traffico così rumoroso che costringe le Carmelitane ad edificare un nuovo monastero fuori dalle mura urbane.”

Tutte le citazioni sono ad opera di Piero Pacini, autore di saggi e monografie, il quale, raccogliendo numerose documentazioni legate alla vita delle figure femminili ancora in parte sconosciute della famiglia medicea, come quella di Vittoria della Rovere, ha permesso di delineare un quadro più completo e curioso di importanti elementi, come questo pubblicato su Medicea.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Santa Maria Maddalena de'Pazzi
    nell'urna del Soldani
    con la corona di Vittoria della Rovere
    stampa di F. Gregori
    metà del XVIII sec.
  • Corona devozionale per
    Santa Maria Maddalena de' Pazzi
    in filigrana d’oro e gemme preziose
    (diamanti, smeraldi, rubini, giacinti,
    perle, zaffiri, ametiste, grisolini e
    granati), 1685 Firenze
  • particolari della corona
  • ulteriori particolari della corona
  • Ritratto di Vittoria della Rovere
    A.Scacciati e ignoto ritrattista
    fiorentino, 1685 ca.
    Firenze, Collezione Giovanni Pratesi