Il canto della terra
di - pubblicato il 04 Maggio, 2010 in Da mettere in agenda
Se il binomio arte in cantina non è inedito, lo è certamente Il Canto della terra la nuova esposizione d'arte contemporanea, nell'ambito del progetto Icario Arte, dedicata a due giovani artisti, Pietro Ruffo e Maurizio Savini, che hanno realizzato una serie di lavori proprio per gli spazi della Cantina Icario di Montepulciano.
Icario, figura a cui Dioniso affidò il compito di diffondere la cultura del vino tra gli uomini, è l'azienza agricola che per la grande passione della proprietà, la famiglia Cecchetti, propone un programma espositivo semestrale giunto al quarto appuntamento.
In un'architettura capace di stupire il critico più scettico - senza rovinarvi il piacere della scoperta provate a immaginare l'arte che cammina sopra il vino - un impatto particolarissimo e affascinante, luogo dove entrano in simbiosi anche tradizione e innovazione, cultura e territorio.
Realizzata in collaborazione con la Fondazione Pastificio Cerere di Roma, e patrocinata dal Comune di Montepulciano, la mostra richiama la sinfonia Das Lied von der Erde di Gustav Mahler
dove le opere si contestualizzano al luogo come filari aggrappati alle colline tutt'intorno, frutti della terra, per una proposta di riflessione sull'idea dell'ambiente attraverso due diversissime visioni a confronto.
Curati da Laura Barreca, Ruffo e Savini mescolano opere storiche - due per ciascuno - e nuovi progetti, tra cui la scultura collocata esternamente in modo da farle dialogare con l'unicità del luogo.
Duplice prospettiva, che nell’idea degli artisti crea uno "scavo archeologico" da cui emerge il "canto della terra", è l'installazione realizzata a quattro mani intitolata Sinfonia dell'Emergenza dove, una teoria di ampolle di cristallo, stillano il vino della cantina Icario e il suono prodotto dall'installazione, diffuso nei diversi ambienti della cantina, ha dato luogo, durante la serata inaugurale, a una performance musicale il cui video sarà qui inserito appena disponibile.
Primo volume di una collana dedicata, il catalogo edito da Electa Mondadori, si addentra nei lavori di Pietro Ruffo, capace di muoversi con estrema libertà tra diverse possibilità espressive: dal disegno, all’installazione al video, rivolgendo la sua attenzione al tema della sostenibilità ambientale e di Maurizio Savini, balzato alla ribalta per le sculture realizzate, negli anni Novanta, con chewing gum rosa, bizzarre e surreali, letture di una personale visione sociale e politica.
Il volume, su progetto di Memoria, raccoglie i testi che raccontano la storia della cantina e le opere dei due artisti dando vita a un progetto in cui ricerca e passione per il vino incontrano le arti visive in un luogo non istituzionale.
Pietro Ruffo, romano, classe 1977, molti lo ricordano lo scorso autunno al Mar di Ravenna in Critica in Arte, come accennato prima, ha dedicato parte della sua più recente ricerca artistica al tema della sostenibilità ambientale e alle conseguenze create dall’azione antropica, sociale e politica. L’uso della carta intagliata, il riferimento all’architettura e ai fatti della politica mediorientale sono alcuni dei mezzi usati per descrivere la problematica dello sfruttamento ambientale - oggi così attuale con la tragedia della possibile distruzione del maggiore ecosistema terrestre - accostandolo metaforicamente al naturale comportamento di difesa degli insetti.
Maurizio Savini, romano, classe 1962, nell'aspetto fintamente pop suggerito dall'uso della gomma da masticare come materiale scultoreo, diviene pretesto per descrivere le modificazioni genetiche intervenute nella società e nell’ambiente post-industrializzato.