Il tatuaggio come condizione
di // pubblicato il 12 Settembre, 2011
Il termine tatuaggio deriva dal termine polineasiano tatau, che letteralmente significa battere o marchiare. Un’arte antica, talmente radicata negli usi e costumi popolari da assumere plusvalenze di valore: un viso tatuato era attraente per una donna, incuteva timore al nemico ed infondeva coraggio al guerriero, e altrettanto spesso rappresentava una sorta di diario corporale delle vicessitudini terrene.
Imperitura memoria di un episodio o semplice vezzo estetico, il tatuaggio ha cavalcato il tempo insinuandosi in ambiti diversificati, tra cui l’arte.

Jim Koon è nato e cresciuto in Corea; qui è ancora molta la resistenza nei confronti di questa forma decorativa ed è ancora illegale possedere dei tatuaggi anche se fatti in uno studio specializzato e nonostante la presenza di persone tatuate sia evidente, essi non sono ad oggi ancora approvati dal governo. Ecco quindi che sotto la forma dell’arte essi diventano universalmente riconosciuti e meno “fuorilegge”. Proprio in virtù di una sorta di ostracismo imperante, l’artista medita nelle sue opere sul significato del tatuaggio e del suo essere un fenomeno sociale così come il prodotto unico di un atto umano. Spesso ripete “primariamente ero interessato al corpo, poi ho cominciato a condurre ricerche sui tatuaggi in psicoanalisi, antropologia e sociologia, per poi restare totalmente affascinato dal suo incontro con il corpo”. L’essere umano in quanto portatore sano di un corpo resta però, sempre e comunque, collocato all’interno di una società precisa regolata da leggi e simboli che inevitabilmente si riflettono sui soggetti umani; icone di un benessere esasperato cominciano ad attaccarsi come un cancro sull’epidermide trasformando i singoli individui in altrettanti esempi dell’alienazione derivante dall’uniformità del vivere comune.
Ulteriore riprova del fatto che Jim Koon è figlio del suo tempo, è il fatto che tutti i soggetti da lui rappresentati non sono persone in carne ed ossa immolati alla causa artistica, bensì manipolazioni digitali frutto di abili distorsioni tridimensionali e di conseguenza appare categorico il rifiuto all’etichetta di Body art perché tecnicamente di corpi veri non si tratta affatto.
L’artista non tocca in alcun modo l’altrui corpo, ma ne costruisce le sembianze come fossero di pongo, salvo poi rivestirli di decorazioni, con una dedizione da cesellatore.

Jim preferisce considerare la superficie umana coma la naturale prosecuzione della tela, come se da quest’ultima il soggetto dell’opera di fosse staccato andando ad impossessarsi all’aerea a d esso più vicino e cioè il corpo dell’artista.
Uno svolazzante stormo di grafica decorativa tradizionale, onde, nuvole, dragoni, fiori ed uccelli si posa sulle linee d’ombre dei corpi per poi avvolgere l’ambiente circostante creando uno speciale continum tra essi. Le masse non di presentano, quindi, come graziosi imballaggi di facciata, ma diventano il riflesso si un auto-creazione piuttosto conflittuale “un magna multistrato composto da voglie e desideri, emozioni ed azioni, piaceri e sofferenze…un complesso sistema di attività complici eppure all’opposto”.
Con quel briciolo di malizia che nasce spontanea davanti a corpi denudati ma prontamente “rivestiti” da una sottilissima pelle cromatica, l’osservatore potrebbe sorridere davanti alle immagini della serie Stay – Snow White, dove diafane fanciulle concupite da mani lascive, mostrano un corpo arricchito da scene tratte dalla fiaba di Biancaneve sottolineando come il tatauggio possa diventare un mezzo per enfatizzare e riempire lo spazio intercorso tra sogno e realtà, valicando i confini e portando in superficie il substrato emotivo immanente.

Jim Koon lo definisce come l’espressione tangibile di cose che non possono essere cancellate, perché i tatuaggi sono iscrizioni, un tipo di marchio che non può essere rimosso e doventa quindi una sorta di cicatrice. Oggigiorno esistono tecniche avanzate per liberarsene, ma la lentezza con cui operano gioca a favore di procrastinare il più possibile la cancellazione primari di ciò che questo segno rappresenta.