Il Simbolismo in Italia
di // pubblicato il 12 Settembre, 2011
Fra le grandi mostre che apriranno in autunno spicca quella di Padova, a Palazzo Zabarella, la prima dedicata all’analisi del Simbolismo in Italia, un percorso in otto sezioni che parte a Milano nel 1891 e arriva alla Biennale di Venezia del 1907 (spettacolare la ricostruzione della famosa Sala del Sogno che rappresentò la consacrazione ufficiale del movimento di cui era riconosciuto lo spirito nazionale di fine secolo) e segna il passaggio, nelle arti figurative, dai temi del Realismo e del Naturalismo alle poetiche del Decadentismo alimentate queste ultime, con la scoperta dell’inconscio, da suggestioni e immaginazioni.

Il Simbolismo in Italia documenta i contatti dei pittori italiani con i grandi simbolisti stranieri presenti nel nostro Paese - conosciuti attraverso le Biennali veneziane - e focalizza su episodi che fecero, di quello scorcio di secolo, il laboratorio della sensibilità moderna in tutti i campi dell’arte e instaurò un valore sincretico fra pittura, letteratura, musica, filosofia.

Come spiega il curatore Carlo Sisi, il lasso temporale “comprende la crisi degli entusiasmi postunitari e delle certezze maturate in seno al pensiero positivista; l’insorgere delle inquietudini che troveranno espressione nelle poetiche del Decadentismo europeo, alimentate dalla scoperta dell’inconscio e dal suo bagaglio di inedite suggestioni: il sogno, il mito, l’enigma, il mistero; la celebrazione idealista dei valori universali dell’umanità nel momento stesso in cui l’avanzare del progresso scientifico e tecnologico sembrava minacciarli inesorabilmente”.
Ascoltiamolo:
Quindi, sullo sfondo del manifesto di Jean Moréas del 1886 e del dibattito teorico sostenuto anche in Italia da artisti e letterati, in antitesi alle correnti naturaliste e veriste, la mostra documenta con opere fondamentali le diverse ‘capitali’ di quella stagione simbolista e decadente che giungerà sino alla rivolta futurista.