Il ruggito della tigre

di Giacomo Alberti // pubblicato il 09 Gennaio, 2012

Yann Martel è uno scrittore canadese che vive a Berlino, il cui libro preferito è la Divina Commedia.
Fino a Febbraio 2011 ha tentato un improbabile relazione epistolare con il suo premier, suggerendogli la lettura di un libro ogni due settimane.
Ha studiato filosofia presso la Trent University di Peterborough, in Ontario. La scelta di diventare scrittore avviene abbastanza tardi, all’età di 27 anni, e solo dopo aver provato diversi mestieri.
La sua scrittura è stata fortemente influenzata dai suoi soggiorni all’estero, che cominciano presto, essendo figlio di un diplomatico canadese.
Il suo è uno stile che si distingue per la raffinatezza delle descrizioni, a volte crude all’inverosimile, accanto a un lirismo semplice e diretto, che non gioca con parole, ma solo con le immagini.
Yann Martel
Ha trascorso ben tredici mesi in India e setacciato diverso materiale per un anno, divorando ogni racconto o scritto su naufraghi, prima di intraprendere la stesura Vita di Pi, il libro che nel 2002 lo ha reso noto al mondo intero.
Il frutto di tale percorso è stato illustrato da lui stesso nel saggio How I Wrote Life of Pi, testo che chiarisce, inoltre, le polemiche mosse dalla critica brasiliana, che lo accusava di plagiarismo nei confronti del racconto Piccola guida per naufraghi con giaguaro e senza sestante dello scrittore brasiliano Moacyr Scliar.

Self lui, lei, o forse entrambe le coseIl suo primo romanzo, Self, è anche quello di cui ha dichiarato essere maggiormente insoddisfatto, tanto da desiderare che non fosse mai esistito.
Il libro narra la storia della vita di uno scrittore itinerante che un mattino si sveglia donna.
Cambio di sesso a parte, anche la critica ha definito il testo troppo autobiografico. Il quotidiano australiano The Sydney Morning Herald ha parlato di Self come di un romanzo che risente di una crisi d’identità da parte del suo autore. Nonostante tutto, però, il libro ha ricevuto importanti riconoscimenti in Canada.
Nei suoi racconti grande importanza è data agli animali, di cui Martel è appassionato. Vengono spesso usati come metafore per esprimere concetti più profondi. Fardelli da portare sulle spalle troppo pesanti per l’uomo, che solo gli animali, nella loro purezza, possono sopportare.
Il tema della religione è un altro punto cruciale nei suoi libri. Come lui stesso ha affermato, ciò che lo affascina delle religioni è l’aspirazione ad andare oltre l’umana esperienza, il rapporto quotidiano che le persone hanno con il male, il nostro lato negativo.

Questo argomento è più volte esplorato all’interno di Io, Paul e la storia del mondo, Self Vita di Pi, il cui finale è stato commentato dall’autore come un atto di fede. Credere a ciò che non si può spiegare con gli strumenti della razionalità.
Lo scorso Febbraio Martel ha concluso il progetto personale “Cosa sta leggendo Stephen Harper?”
Da Aprile 2007, infatti, lo scrittore si era incaricato di spedire un libro ogni due settimane, accompagnandolo con una lettera che ne spiegava la scelta, a Stephen Harper, il primo ministro canadese.
Il desiderio di raccontare, tramite i libri, la voglia insita nell’uomo di creare storie, non ha trovato la risposta tanto sperata. Così il tentativo di sensibilizzare il politico alla letteratura, non solo come forma di intrattenimento, ma come esplorazione della vita stessa, dell’essere vivi, ha visto la sua fine con la consegna del centesimo volume, con cui Martel ha deciso di porre fine all’esperimento.
Se poteste scegliere un libro, un solo libro da spedire a Montecitorio: cosa proporreste di leggere ai nostri politici?

Io, paul e la storia del mondoIl primo libro di Martel in cui mi sono imbattuto è The Facts Behind the Helsinky Roccamatios, una raccolta di quattro racconti, di cui solo il primo, quello che dà il nome al libro, è stato pubblicato anche in Italia col titolo Io, Paul e la storia del mondo. Un racconto incentrato sulla malattia terminale e il tentativo di trascendere la morte con l’immaginazione. Paul, un ragazzo di 19 anni, scopre di aver contratto l’AIDS in seguito a una trasfusione. L’io narrante racconta delle sue visite a Paul e della difficoltà di far trascorrere il tempo dentro la stanza “quando stai tra quattro mura e nessuno dei due ha voglia di vedere la TV, e i giornali sono stati letti ad alta voce, e ne hai fin sopra i capelli di giocare a carte, a scacchi o a Trivial, e non puoi sempre stare a parlare di quello e dei suoi progressi, allora resti senza più niente da fare.” Dopo aver pensato a lungo sul da farsi, l’io narrante decide di dare vita ad un mondo segreto, parallelo alla realtà, da creare insieme a Paul, in cui possano trovare rifugio aspettando insieme la morte, proprio come nel Decameron di Boccaccio.

Sono tornato a casa l’ho aperto e l’ho finito. È  per questo che il giorno dopo sono andato in libreria per acquistare il libro che, vincendo il Booker Prize 2002, ha consacrato Martel agli occhi del mondo intero: Vita di Pi, un libro che da molti è stato paragonato a Il Vecchio e il mare di Hemingway.

Vita di Pi è un racconto che ti trasporta in mezzo all’oceano Pacifico, accanto a Piscine Molitor Patel, Pi per gli amici, un ragazzo indiano di 16 anni e Richard Parker, una tigre del Bengala, che soffre il mal di mare.
Immaginate di salpare per il Canada su una nave giapponese, che trasporta, oltre a voi la vostra famiglia,  gli animali sfrattati dello zoo che gestiva vostro padre in India. Poi, improvvisamente, tutto cambia. Niente più nave, quella è in fondo al mare. Siete su una scialuppa di salvataggio: otto metri di lunghezza totale da dividere con una zebra ferita, un orango femmina, una iena maculata e Richard Parker.
Tutto attorno solo blu.
Bookcover of Life of Pi by Yann Martel
Il libro è diviso in tre capitoli: il primo riguardante le riflessioni di Pi sulla spiritualità e l’India, il secondo è la narrazione del suo viaggio attraverso l’oceano. Un racconto di sopravvivenza in cui si alternano descrizioni crude e violente ad immagini romantiche, tempi lunghi a momenti carichi di tensione. E ci sentiamo davvero la pelle intrisa di salsedine, la testa percossa dal sole e il silenzio del mare. La necessità di dovere convivere in uno spazio così piccolo con un predatore così micidiale, che sa di aver bisogno di Pi per sopravvivere, e si lascia domare come fosse davvero un grande gatto, ci fa dimenticare a tratti la sua pericolosità.
L’ultimo capitolo è rappresentato dal tentativo di ricostruire la storia di Pi ad opera di due agenti giapponesi, che stanno indagando per scoprire le cause del naufragio dello Tsimtum, la nave affondata. Quest’ultima parte è assai attraente: dà al lettore la possibilità di scegliere il finale che più preferisce. Di scegliere tra due versioni di una medesima esperienza, che lo stesso Pi ci fornisce, entrambe atroci e fuori da ogni umana comprensione. 
Pi e Richard Parker sono due personaggi a cui viene naturale affezionarsi, e per cui non vorremmo che le pagine nelle nostre mani finissero mai. E quando finiscono, ci sentiamo noi ad essere abbandonati, ad aver perso due buoni amici, e la malinconia ci sfiora lentamente la mente.
Life of Pi
Una curiosità: nonostante i milioni di copie vendute, la pubblicazione di Vita di Pi fu rifiutata più volte dagli editori britannici. Lo stesso Martel ha affermato, in un intervista pubblicata dal Guardian nel Novembre 2002, che è un bene che il suo agente, allora, lo abbia messo al corrente solo di delle buone notizie.
Il libro è stato inoltre adattato per il grande schermo. Le riprese sono tutt’ora in corso e sono dirette niente di meno che dal pluripremiato Ang Lee, il regista taiwanese di I segreti di Brokeback Montain e La Tigre e il Dragone. L’uscita è prevista per Dicembre 2012. Speriamo ed auguriamo ad Ang Lee che il film sia altrettanto emozionante come il libro.

Beatrice and virgilUltima fatica di Martel è Beatrice and Virgil, libro che affronta il tema dell’olocausto, e che sfortunatamente non è ancora stato pubblicato in italiano, ma se avete la possibilità, la sua lettura in lingua originale è fortemente consigliata.
La trama si sviluppa attorno ai temi della religione e del racconto, inteso come il collante che unisce gli elementi della vita umana. Henry è uno scrittore ormai affermato. Il suo secondo romanzo gli ha assicurato fama e successo a livello internazionale.
Tuttavia, il libro successivo, diviso in due parti complementari, saggio e fiction, che affrontano il tema dell’olocausto, non piace ai suoi editori. In piena crisi artistica, decide di cambiare città per un po’ di tempo, e di abbandonare momentaneamente la scrittura. Da quando il suo primo romanzo ha fatto il giro del mondo, Henry continua a ricevere quotidianamente lettere dai suoi lettori. Solo una, però, attira la sua attenzione. Si tratta di una busta contenente un racconto di Flaubert e poche pagine di un dramma incompiuto con due protagonisti: Virgil e Beatrice. Henry decide di rintracciare quell’uomo, che scopre essere un imbalsamatore. Questo tipo taciturno e sempre serio, gli parla del suo progetto, un dramma che non riesce a concludere e per cui chiede l’aiuto di Henry. Infine, gli presenta i protagonisti della sua storia: Virgil, una scimmia e Beatrice, un asino, due animali impagliati dentro il grande e affollato studio dell’imbalsamatore.
La lettura di questo libro è stata fortemente osteggiata da diversi quotidiani esteri. Tuttavia, è proprio il caso di dire che quando entrano in scena Virgil e Beatrice ci viene la pelle d’oca. Si passa dalla fiction a momenti di estrema serietà. Ci immaginiamo i due animali recitare su uno spazio metafisico e precario. La semplicità e l’innocenza degli animali per parlare di un tema così doloroso e serio può risultare offensiva, è vero, ma solo se lo si vuole.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Yann Martel (© Foto Yann Martel)
  2. Self lui, lei, o forse entrambe le cose
  3. Io, Paul e la storia del mondo
  4. Bookcover of Life of Pi by Yann Martel
  5. Life of Pi ( Illustrazione di Vita di Pi ©2010-2012)
  6. Beatrice and Virgil

In copertina:
Life of Pi (particolare) ( Illustrazione di Vita di Pi ©2010-2012)