Il rito tradizionale russo di bere il tè
di // pubblicato il 20 Settembre, 2011
Il tè è tra le bevande più popolari in Russia ed il suo uso, con tutto ciò che ruota intorno ad esso, lo fa collocare come un elemento caratteristico del costume nazionale. Il tè ti riscalda durante le fredde serate invernali, ti rincuora durante i ricevimenti estivi, fa radunare intorno alla tavola gli ospiti o i membri della famiglia. È il pretesto per una conversazione informale, molto intima. Molta gente in Russia inizia il loro giorno con una tazza di tè, o magari due. Proseguendo, anche negli uffici più efficienti, incontrarsi con i colleghi a prenderne una tazza, è segno di pausa conviviale; la sera è la bevanda che ti “riconcilia” con la vita. Con il tè, si termina qualsiasi pasto, ma si può prendere anche separatamente, ad esempio con i dolci: l’ingrediente importante, comunque, è trovarsi in buona compagnia, berlo senza fretta, insomma, goderselo. Nel mondo moderno, purtroppo, questi momenti sono sempre più rari, ma la cultura del consumo, gli oggetti necessari per questo rito ed i costumi si conservano tutt’oggi.
Lo spunto per scrivere del tè mi è venuto ricordando un fatto. Un giorno stavo prendendo un tè con una cara amica di Firenze, a casa mia, a Mosca. Per farlo raffreddare, ho versato il liquido dalla tazza al piattino a bordo alto, “alla borghesina”, come si faceva una volta. “Cosa ti è successo!? – esclamò stupita l’amica – hai rovesciato il tè? Aspetta, ti do una salvietta!”. Questo piccolo fatto è stato lo spunto per far conoscere alla mia amica (e a tanti altri amici italiani) le usanze del “prendere il tè alla russa”. Ma andiamo per gradi.
Come e quando è arrivato il tè nella fredda Russia?
Già nel medioevo, i mercanti russi che avevano commerci con l’oriente, conoscevano il tè, ma la sua introduzione ufficiale inizia nell’anno 1638. Una cronaca del tempo, non troppo ufficiale, narra che il khan mongolo mandò in regalo a Michail Fëdorovič (1596-1645), primo zar della dinastia Romanov, 64 chilogrammi di foglie di tè. La bevanda “esotica”, piacque al sovrano e alla corte. Nel 1655 il medico personale riuscì a curare dal mal di stomaco con un infusione di tè lo zar Aleksej Michajlovič Romanov(1629-1676), padre del futuro imperatore Pietro il Grande. È da allora che i russi attribuiscono proprietà medicali alla bevanda. Nel 1679 l’ambasciatore russo stipulò un accordo con le autorità cinesi per il transito delle carovane russe che trasportassero tè. Non solo via terra, le “nobili foglie” raggiungevano il paese: con l’intensificarsi della richiesta, il tè venne trasportato anche via mare, ma con scarsi successi, soprattutto a causa della lunga permanenza nelle stive umide che causavano perdita di fragranza e di qualità. Con lo sviluppo dei rapporti russo-cinesi crebbe notevolmente anche il consumo di tè in tutto il Paese. Nel Settecento bere il tè nelle case dei nobili ed in quelle dei mercanti divenne un segno di distinzione sociale. Nel Ottocento il prezzo del tè raggiunse un livello di accessibilità tale che portò la Russia, insieme all’Inghilterra, a divenire uno dei paesi più consumatori di tè d’Europa.

Nel 1885, si piantano le prime coltivazioni di tè nelle zone del estremo sud del Impero, nella Agiaria georgiana, in Azerbaijan, nel territorio di Krasnodar (rimasto l’unico ad oggi dove lo si coltiva) e nelle regioni Trans caucasiche. In Russia il tè viene consumato dal 95% della popolazione: circa 1,2 kilogrammi l’anno pro capite.
Etimologia: perche in Russia si beve “chai” mentre in Europa si beve tè?
La parola “chai” (si pronuncia come il fonema “c’hai” in italiano ), venne utilizzata in Russia fin dalla metà del Seicento, prima per identificare una pianta medicinale, poi anche la bevanda. I primi tè arrivarono in Russia dal nord della Cina dove si parlava mandarino: il nome, così, risente di questa provenienza. In Europa, invece, il tè arrivava dal sud della Cina dove in dialetto veniva chiamato “tè”.

Come prendere il tè “alla russa”? Ovvero, di cosa si necessita per la “cerimonia antica”
Quando ancora non esistevano i “sacchettini” di tè, quelli che colorano l’acqua di marrone forte in un batter d’occhio, per avere un buon tè si scaldava l’acqua in un contenitore, poi si preparava l’infusione di foglie di tè in una piccola teiera di ceramica; appena pronto, accompagnato ad un recipiente per l’acqua calda, veniva servito su un appropriato tavolo da tè. Era la padrona di casa, o la figlia maggiore, che versavano il tè, più o meno forte a secondo del gusto, agli ospiti che, di norma, difficilmente si alzavano senza averne preso almeno 3 tazze. Le stoviglie venivano sciacquate lì sul posto in un contenitore, asciugate e riutilizzate nuovamente. Se si usavano bicchieri di vetro, per non scottarsi le dita, venivano inseriti in un apposito porta bicchiere d’argento, o in lega di metallo; li trovate ancor oggi per servire il tè nei vagoni-letto dei treni notturni di lunga percorrenza.

Caratteristica del bere il tè in Russia è l’uso di diluire direttamente nella tazza l’infusione con acqua calda, proveniente da una teiera più grande o dal samovàr; in altre tradizioni – cinese, giapponese o quella inglese – il tè viene preparato in un’unica teiera e versato. Nelle famiglie piccolo-borghesi le tazze venivano appoggiate su piattini con il bordo rialzato. Dalle tazze si versava il tè nei piattini e da questi si sorseggiava il tè, reggendoli con le punte delle dita; il tè bollente così si raffreddava più velocemente e il sapore ne risultava più “intenso”. Nelle case benestanti il tè veniva servito riempiendo, la tazza o il bicchiere, giusto un centimetro dal bordo per consentire agli ospiti di aggiungere zucchero o panna. Nelle famiglie povere, soprattutto quelle contadine, invece si usava versalo fino al bordo segno di particolare ospitalità ma anche di senso pratico visto che è difficile mettere tanto zucchero, costoso, in una tazza piena.

L’orgoglio di ogni padrona di casa erano gli apparati da tè. Ricamati da loro stesse, o dalle figlie, questi, soprattutto in campagna, erano la “dote”, il tesoro tramandato e da tramandare. Un altro particolare di rito è l’uso di un copriteiera a forma di gallina, o di bambola con la gonna larga e gonfia, per poter nascondere la teiera d’infusione: questi copriteiera si chiamano “baba na c’hàinik” cioè “femmina sopra la teiera”.

Il Samovàr1
Un’ invenzione puramente russa che, con il suo arrivo, incrementò notevolmente il consumo di tè. Il suo nome deriva da due parole “sam” (da solo) e “varit” (bollire). Quest’oggetto della vita quotidiana ha, da sempre, simboleggiato l’ospitalità nazionale. I primi samovàr furono prodotti, verso la fine del Settecento, dai famosi maestri armaioli di Tula. Nel Ottocento, poi, i samovàr diventarono oggetti di massa seppur, fino al inizio del Novecento, essi erano considerati un acquisto economicamente “importante”, curati e tramandati in famiglia. Costituiti da dodici parti, costruiti in argento, o in rame o in leghe metalliche, alimentati a schegge di legna o a carbonella, il samovàr permetteva il mantenimento di acqua calda, indispensabile negli inverni freddi. A parte la praticità, l’economicità e la bellezza, nei samovàr veniva apprezzata anche la loro “musicalità”. Prima che l’acqua cominci a bollire il recipiente inizia a “cantare”, e questo “tintinnio”, simile al canto del grillo, rendeva l’atmosfera a tavola più intima e accogliente.

La diffusione del tè a Mosca. Qual è la storia del rito del tè nella capitale?
Mosca ha “insegnato la moda” del tè a tutta la Russia. Per quasi tutto il XVIII secolo il tè in Russia si trovava quasi esclusivamente a Mosca. Già intorno al 1847, c’erano oltre 100 negozi specializzati e oltre 300 sale da tè. Entrato in uso e considerato dai moscoviti, soprannominati “sorseggiatori d’acqua”, non solo come bevanda dissetante, ma anche come manifestazione di vita sociale, tanto che a prendere il tè si stipulavano accordi matrimoniali e contratti commerciali; sembra che senza di esso non si mettessero a discutere una questione seria.
Un ruolo importante nella storia del tè in città, lo ebbe la famiglia Perlov, famosa dinastia di mercanti, che iniziarono a commercializzare “l’erbetta cinese” già agli inizi del Settecento. Per tutto l’Ottocento, furono tra i maggiori importatori di tè nel paese. Nel 1890-93 i Perlov costruirono in via Mjasnizkaja una casa da tè in stile chinoiserie, divenendo in breve tempo una delle attrazioni “esotiche” di Mosca, ieri come oggi. Qui si possono trovare numerose qualità di tè e caffè, e rimanere “rapiti” dalle emozioni di un luogo e da profumi d’altri tempi.

Il letterato Ghiljarovskij (o semplicemente zio Ghiljai come lo chiamavano i vetturini moscoviti) ci ha lasciato delle descrizioni dettagliate delle vecchie trattorie moscovite, dove si riscaldavano a prendere il tè i barocciai, oppure in quelle di solida reputazione si radunavano i grandi mercanti ma anche artisti, letterati, pittori. Anche Vjurkòv, l’autore di Racconti della vecchia Mosca, ricorda: “Il tè, i moscoviti, lo prendevano la mattina, a mezzogiorno e senz’altro alle quattro di pomeriggio. A quest’ora in ogni casa a Mosca bolliva il samovàr. Le sale da tè e le trattorie erano piene e la vita si fermava. Se lo consumavano la sera, o quando si sentivano tristi, lo bevevano per non aver nulla da fare o “semplicemente così”.

Nel quartiere dell’Oltremoscova (Zamoskvoreč'e), antica zona borghese della città, il tè era accompagnato solo con miele o con uva sultanina, per risparmiare lo zucchero costoso. I mercanti autorevoli bevendo il tè caldo avevano l’usanza di accarezzarsi il corpo, intendendo dire che la bevanda è andata nel cuore, nell’anima e per tutte le vene. Ancor oggi i moscoviti dopo aver bevuto un sorso di tè caldo a volte non riescono a trattenersi un suono di piacere: A-ah!

Con cosa si consuma?
Al contrario delle tradizioni cinesi e giapponesi in Russia si apprezzava, e si apprezza, non solo la qualità della bevanda ma anche con cosa si abbina, cioè una innumerevole scelta di cibi, dolci o salati. In generale possiamo trovare prodotti da forno dolci ma anche torte salate e tartine con prosciutto e formaggio. Come una volta, anche oggi la mattina a colazione il tè viene accompagnato a pane, panini morbidi, ciambelle (simili ai taralli pugliesi), ciambelline con semi di papavero, “kalacì” (pagnotte a forma di lucchetto) o biscotti. Agli inizi del secolo scorso, la domenica o in presenza di ospiti, nelle famiglie borghesi venivano preparate delle torte, mentre nelle case del “intellighenzia” russa si usava servire tartine salate, halvà (un dolce orientale a base di farina di semi oleosi), piccola pasticceria, frutta fresca e secca. Sulla tavola delle famiglie borghesi, oltre ad un buon tè, si poteva trovare waffel alla nocciola, biscotti francesi o americani confezionati, cioccolatini, mentre i contadini consumavano tè poco costosi aggiungendo nell’infusione foglie di menta, ribes nero, fragoline di bosco o amarena e pezzetti di mela.

Il tè veniva addolcito con confetture dolci di amarena, fragola, mela, rosa canina o con miele, oppure lo bevevano mangiando a piccoli morsi un pezzetto di zucchero. Le confetture si consumavano o spalmandole su fette di pane oppure servite su un piattino con cucchiaino. Lo zucchero nel Ottocento, non assomigliava affatto a quello semolato di oggi, non era schiarito ed il padrone di casa doveva frantumarlo (il cosiddetto “pan di zucchero”) con particolari pinze; dato che non si poteva sciogliere immediatamente nella tazza, lo si preferiva mordere così che regalasse un prolungato e lento piacere. Nel tè si aggiungeva come oggi, del latte, o della panna, o del “carissimo” limone a fette o a volte rosoli di frutta.

L’autentico e dimenticato tè russo
Pochi lo sanno che, prima dell’arrivo del tè importato, i russi bevevano il cosiddetto “copòrskij chai”, così chiamato dal paese dove veniva prodotto – Koporje, nei pressi di San Pietroburgo. D’estate in tutta la Russia fiorisce la pianta conosciutissima col nome di Ivan-chai o kiprèi (lat. Epilobium). Nei tempi antichi, dalle sue foglie si produceva una bevanda medicinale assomigliante al tè. Questo “tè russo” veniva largamente esportato in Europa, apprezzato sopratutto dagli inglesi. La sua composizione chimica assomiglia a quello cinese, infatti, contiene ferro, nichel, rame, boro, titanio, magnesio e vitamina C. Grazie a queste proprieta, il copòrskij chai aumenta le immunità, facilità la digestione, l’emopoiesi, aiuta a combattere mal di testa, tensioni nervose, insonnia. Con l’arrivo del “tè estero” la produzione ebbe un brusco calo soprattutto per la forte concorrenza data dalla compagnia delle Indie Orientali. Oggi è possibile reperirlo solo in pochi e sconosciuti villaggi.
Testimonianze dal vivo: il rito di bere il tè nella letteratura classica russa
Il consumo di tè ha trovato riverbero nella letteratura classica russa, dalla quale oggi è possibile ricavare come, quando e quanto lo si beveva nei tempi antichi. È risaputo che al poeta Puškin piacesse bere il tè con il rhum. Nel suo romanzo Evgenij Onegin (1823-31) oltre alla descrizione lirica di una serata alla tavola da tè in casa Làrin, possiamo cogliere una sottile ironia nei confronti di una fanciulla provinciale che versava il tè imitando le eroine dei romanzi inglesi dell’epoca:
Già scendeva il crepuscol della sera:
il samovàr, bollente e scintillante,
sul tavolo, scaldava la teiera
cinese tra il vapore turbinante;
scorre in oscuri rivoli, versato
dalla mano dell’Olga, il profumato
tè nelle tazze; porta in giro e serve
il ragazzo la panna e le conserve2
Nel capitolo Bela del romanzo Eroe del Nostro Tempo (1838-40) di Lermontov, il narratore manifesta il rallegrarsi per la possibilità di bere un tè come nella propria casa: “Invitai il mio compagno di viaggio a bere un bicchiere di tè, giacché possedevo una teiera di ghisa, unico mio conforto nei viaggi attraverso il Caucaso”.3 Apprezzava ed amava il tè Nikolaj Vasil'evič Gogol', ma anche i suoi personaggi non sono da meno: le dame lo prendono con panna (Le memorie di un pazzo , 1834), una possidente provinciale – con rosolio di frutta (Anime morte, 1842), piccoli impiegati di Pietroburgo “… si sparpagliano per i piccoli appartamenti degli amici per giocare un burrascoso whist, centellinando il tè dai bicchieri con biscotti da pochi soldi …” (Il Cappotto, 1842).4

Una descrizione particolare la troviamo nei Demoni(1870-72) di Dostoevskij: “La vecchia portò presto il tè: cioè un enorme bricco d’acqua bollente, una piccola teiera con abbondante tè in fusione, due tazze di pietra a rozzi disegni, del pane bianco ed un’intera scodella di zucchero a scaglie”.5

Peculiare la descrizione del ruolo femminile nel distribuire la bevanda in Felicità Domestica (1859) di Tolstoj: “Il tè serale lo servivo io, nel salotto grande, e di nuovo tutti gli abitanti della casa si radunavano attorno alla tavola. Questa riunione solenne al cospetto del samovàr lucente, insieme alla distribuzione dei bicchieri e delle tazze, mi aveva messo per lungo tempo a disagio. Continuavo a sentirmi di non meritare ancora quest’onore, di essere troppo giovane e sventata per aprire il rubinetto di un samovàr così grande, per porre il bicchiere sul vassoio di Nikita e intercalare le parole: “A Pëtr Ivànovič, a Mar’ja Mìnična”, o domandare: “è abbastanza dolce?” e lasciare le schegge di zucchero per la njanja e gli altri domestici”.6

Nei racconti di Čechov “intellighenzia” russa spesso prende il tè nelle terrazze estive o all’aperto, mentre la paesana Lipa, ne In fondo al burrone (1899), raccontava usanze popolari: “Io, Iljà Makàryč, son molto ghiotta di marmellata, – diceva Lipa. – Me ne sto a sedere in un cantuccio e prendo sempre il tè con la marmellata. Oppure lo prendo insieme con Varvàra Nikolàevna, e lei mi racconta qualche cosa di commovente. Lei ha molta marmellata: quattro barattoli. “Mangia”, dice, “Lipa, non aver soggezione”. (…) Vivono da ricchi. Il tè coi panini bianchi; e anche carne quanta se ne vuole”.7
In queste, ed in molte altre descrizioni, i grandi scrittori russi raccontano un rito tipico ed intimo del popolo russo. Mi auguro di aver fatto avvicinare anche voi lettori a comprendere la famosa e misteriosa “anima russa” che potrebbe rivelarsi, magari, davanti ad una tazza di buon tè.