Il perché di una rubrica di storia dello sport

di Jacopo Mamberti // pubblicato il 01 Aprile, 2012

Lo sport è l'ammirazione del gesto tecnico, è la passione di un bambino che corre su un campetto di dossi e buche, è la preparazione maniacale dell'atleta che rende l'esecuzione dell'esercizio la propria essenza, è lo strumento che unisce gli ardori, che lenisce le divisioni, è il mezzo per raccogliere consenso.

Lo sport non è un fenomeno a sé stante, una monade senza porte e senza finestre: è una luce ed una veduta sulla società, è un destino incrociato tra l'esaltazione della singola impresa e quanto la stessa rappresenta ed esprime per chi la esegue, per chi la guarda e per chi se ne serve.

Lo sport è James “Jesse” Owens, che vince quattro medaglie d'oro a Berlino, che si vede stringere la mano dal campione ariano Luz Long, che per il mondo si pone e dal mondo  viene ricordato come un simbolo nella Olimpiade, nella quale ogni immagine, ogni ripresa di “Leni” Riefensthal è vivisezionata dal regime e dal medesimo utilizzata per la propria glorificazione.
 Jesse Owens
Lo sport è anche James “Jesse” Owens, che, con quattro medaglie al collo e con la medaglia di campione della lotta per l'affermazione dei diritti civili e politici, in Patria, negli Stati Uniti, non poteva vivere all'interno del campus universitario ed al quale non era consentito di mangiare nei ristoranti insieme ai propri compagni di squadra bianchi.

Lo sport è il match di cricket tra India e Pakistan, visto ogni volta da oltre un miliardo di persone in televisione e concepito ora come armistizio sportivo ora come campo di battaglia incruento di uno scontro che dal 1948 è passato attraverso due guerre dichiarate, attentati terroristici e minacce atomiche.

Lo sport è l'Olimpiade di Montreal senza Taiwan, in segno di protesta contro la dura oppressione di Pechino, è la kermesse di Mosca boicottata per l'invasione dell'Afghanistan, sono i Giochi di Los Angeles senza il blocco sovietico, con l'unica acclamata eccezione della Romania, focolaio sportivo in un Impero in disgregazione.

Lo sport è il Mondiale di calcio del 1978, il portiere peruviano di origine argentina Ramon Quiroga, che incassa dalla squadra di casa in una sola giornata tanti gol quanti ne aveva subiti nell'intera competizione, è l'autobus del Perù che, il giorno del match decisivo con la Albiceleste, sbaglia ripetutamente strada e compie in due ore un tragitto di quindici minuti, sono le urla di gioia ai gol di Kempes e di Bertoni che coprono le grida di dolore delle madri di Plaza de Majo e dei perseguitati dal regime militare, voci da soffocare in un torneo che il Governo ha organizzato al solo scopo di veder trionfare i suoi campioni e la sua idea di Nazione.

Lo sport è il Giro d'Italia del 1946, disputato tra le macerie in un Paese in ricostruzione e con il percorso che attraversa la Venezia Giulia, è la tappa di Trieste interrotta con filo spinato, catrame e pallottole dagli attivisti titini propugnatori dell'annessione della città alla Jugoslavia, sono uno sparuto gruppo di corridori che entrano nell'ippodromo di Montebello acclamati dalla folla triestina festante.

Lo sport è la coppia Panatta & Bertolucci, che nel 1976, tra le proteste, gli slogan “non si giocano volée con il boia Pinochet”, disputa il doppio decisivo della finale della più importante competizione a squadre del tennis con la maglia rossa dinanzi a Gustavo Leigh Guzman.

Lo sport è tutto questo e tanto altro. Conoscendoci meglio proveremo a raccontarlo.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Jesse Owens (James Cleveland Owens detto Jesse (Oakville, 12 settembre 1913 – Tucson, 31 marzo 1980))

In copertina:
Jesse Owens particolare

 
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