Il palazzo del Quirinale
di // pubblicato il 15 Dicembre, 2011
C'è un palazzo a Roma che è rappresenta il centro del potere per eccellenza. Più del Vaticano, più di palazzo Madama, palazzo Chigi o palazzo Venezia. Si tratta del Quirinale, che è stato nei secoli residenza dei papi, di Napoleone, dei re d'Italia e, dalla metà del secolo scorso, dei presidenti della Repubblica. L'origine del palazzo risale all'inizio del XVI secolo: in quel periodo la quasi totalità del colle risulta essere priva di insediamenti abitativi o di complessi monumentali, una vasta area verde insomma nella quale spiccano le rovine del tempio di Serapide, il più grande della città, costruito da Caracalla tra il 211 ed il 217 d.C.

Proprio la bellezza dell'area, che ancora oggi domina tutta la città bassa, e la sua aria salubre spingono il cardinale Oliviero Carafa ad acquistare una vigna e di costruirvi una villa che donerà in seguito ai fratelli. Nel tempo la villa Carafa ospiterà personalità di rango, tra cui Paolo III Farnese, il cardinale Ippolito d'Este (che affitta l'edificio nel 1550) e soprattutto Gregorio XIII Boncompagni il quale decide di far ampliare la villa a sue spese affidando l'incarico ad Ottaviano Nonni. Il Quirinale diventa tuttavia proprietà pontificia solo con Sisto V Peretti il quale, nel 1587, emana un motu proprio che libera i Carafa dal divieto di alienazione imposto all'inizio del secolo. È la svolta decisiva: da allora il palazzo, considerato inizialmente solo come residenza estiva, si configura in maniera sempre più netta come residenza privilegiata durante tutto l'anno. Lo stesso Sisto V farà realizzare l'ala che affaccia sulla piazza del Quirinale; spetterà tuttavia a Paolo V Borghese, ed ai suoi architetti Flaminio Ponzio e Carlo Maderno, il compito di terminare la costruzione del nucleo centrale del palazzo. Negli anni a venire diversi papi hanno quindi contribuito a dare al palazzo l'aspetto che in parte conserva ancora oggi; tra i tanti è doveroso citare Alessandro VII Chigi e la commissione per la decorazione della galleria sistina, affidata a Pietro da Cortona che realizza qui un autentico capolavoro.

La storia più recente del palazzo vede un'improvvisa soluzione di continuità nella tranquilla vita della Roma papalina: nel febbraio 1808 infatti il generale napoleonico Miollis occupa la città; nel maggio dell'anno successivo viene revocato il potere temporale a papa Pio VII, che risponde con una scomunica ad danni di Napoleone. Per tutta risposta il pontefice viene raggiunto sul colle, arrestato e condotto in Francia. Il palazzo, così liberato dal suo ingombrante inquilino, viene indicato come sede imperiale da Napoleone, che incarica l'architetto Raffaele Stern di modificare l'edificio per renderlo immediatamente abitabile. Nonostante i lavori procedano abbastanza speditamente, la famiglia imperiale non avrà mai modo di abitare il palazzo, visto che nel 1814 Pio VII, liberato dall'esilio francese, torna trionfalmente a prendere possesso del Quirinale. La parentesi napoleonica, di così breve durata è tuttavia significativa e preannuncia quello che avverrà qualche decennio più tardi, quando Pio IX, dopo la presa di Roma del 20 settembre 1870, deve rassegnarsi ad abbandonare definitivamente il palazzo che diventa invece residenza dei reali.

L'uscita di scena di Pio IX non sarà tuttavia indolore: l'occupazione del palazzo da parte delle truppe italiane è infatti considerata illegale, una sorta di sacrilegio che viola i sacri palazzi pontifici. Dopo innumerevoli proteste il pontefice sembra rassegnarsi a lasciare il palazzo a Vittorio Emanuele II che, d'altra parte, non sembra così entusiasta di volerlo abitare, tanto da soggiornarvi per la prima volta soltanto alla fine di dicembre del 1870. Va anche sottolineato che il palazzo del Quirinale è allora quasi completamente deserto, visto che il papa ha provveduto a far trasferire gran parte degli arredi e delle suppellettili in Vaticano: bisognerà tuttavia aspettare la fine del secolo, con Umberto I e la regina Margherita, per assistere a quegli inteventi che mirano a rendere il palazzo una vera e propria residenza reale.
Sarà soprattutto la regina ad occuparsi di questa trasformazione, chiamando artisti, architetti, scenografi teatrali addirittura, che potessero dare alle sale interne del palazzo quell'aspetto ricco e fastoso che è oggi visibile nel salone delle feste, nella sala degli specchi o in quella degli arazzi. Con Margherita il palazzo si apre verso l'esterno e accoglie la nobiltà cittadina in frequenti concerti, ricevimenti, balli e cene di gala, che costituiscono anche un modo per "promuovere" il palazzo e la casa regnante, per conquistare le simpatie delle famiglie filopapali: lo storico Ugo Pesci ha a questo proposito osservato, nei suoi Primi anni di Roma Capitale, come "davanti ai tavoli del rinfresco, le posizioni dei neri e degli agnostici cadevano l'una dopo l'altra".

La dolce vita del palazzo durerà tuttavia per pochi anni, interrotta bruscamente dall'assassinio di Umberto nel 1900. Vittorio Emanuele III ed Elena sceglieranno infatti come residenza privilegiata villa Savoia ('attuale villa Ada) ed il Quirinale tornerà ad essere un palazzo chiuso, riaperto soltanto in poche occasioni, come durante il primo conflitto mondiale, quando la struttura diviene sede dell'ospedale territoriale n.1 della Croce Rossa. Il 1946 segna la svolta più recente nella storia del Quirinale: l'11 giugno di quell'anno infatti Alcide De Gasperi sale al colle comunicando al re i risultati del referendum che sancivano la scelta fatta dagli italiani per la Repubblica. Da allora il presidente è diventato l'inquilino del palazzo che è oggi uno straordinario palinsesto di epoche e storie diverse.