Il Museo della Bambola e del Giocattolo di Angera accoglie nuove quattro Regine
di // pubblicato il 15 Novembre, 2011
Può un semplice giocattolo veicolare un messaggio storico culturale?
Assolutamente si, se si pensa alla proposta culturale del Museo della Bambola e del Giocattolo di Angera (Varese). Un museo suggestivo ospitato nella splendida Rocca Borromeo, raro esempio di castello medievale edificato su uno sperone di roccia calcarea sul Lago Maggiore.
Il museo, fondato dalla principessa Bona Borromeo Arese nel 1988, oggi è considerato tra i più importanti musei europei in questo settore, per la sua collezione che raccoglie più di cinquemila esemplari tra bambole e giocattoli vari dal secolo XVIII ad oggi.
Recentemente sono entrate a far parte di questa nutrita collezione, quattro bellissime bambole effigianti importanti Maestà come: la Regina d’Inghilterra Vittoria, l’Imperatrice di Francia Eugenia di Montijio, la giovane Elisabetta II, la Regina Madre Elisabetta.

Queste bambole, alte alcune decine di centimetri, non sono da considerarsi semplici giocattoli ma sono dei pregevoli esempi di manifattura artigianale, che documentano l'evoluzione dell'attività ludica nel corso della storia.
E' bello avvicinare un giovane pubblico a conoscere non solo l'artigianalità del passato, ma anche le abitudini sociali in materia di gioco domestico, e scoprire la sensibilità nei confronti dell'abbigliamento e degli accessori di queste bambole. Attraverso un semplice gioco si può trasmettere un'educazione storico-sociale di un passato che ha prodotto l'evoluzione delle nostre abitudini in materia di gioco domestico.
La linea di gestione adottata dal Museo, risponde a questa necessità educativa, l'obiettivo di questa istituzione è privilegiare lo sviluppo di una struttura espositiva essenzialmente didattica, con una precisa sequenza storica scandita dall’alternanza dei materiali, dalle evoluzioni costruttive e formali, mirata a rendere semplice e diretta la conoscenza di quel complesso universo culturale, oggi preziosa fonte documentaria utile per meglio conoscere e studiare la storia del costume e della moda, le abitudini e vezzi, che sono stati certamente base formativa per la società di ieri e di oggi. Inoltre, il tutto è raccolto in una Rocca che merita di per se una visita: per le sue sale storiche arricchite da arredi d’epoca, per gli affreschi quattrocenteschi, per il suggestivo Giardino Medievale proteso sull’azzurro del Lago Maggiore.

In occasione dell'entrata in Rocca dei quattro nuovi esemplari di giocattoli d’artigianato storico, Marco Tosa – coordinatore dell’istituzione – ha spiegato come queste bambole nello specifico fossero “destinate alle piccole eredi dell’alta società, per abituare le future protagoniste della vita aristocratica ad avere consuetudine con le loro Regine, prefigurandosi magari ruoli da damigelle e perché no, da principesse”. Dunque la loro funzione didattica, verso il pubblico infantile, univa la funzione celebrativa a quella estetica e di modello, perfettamente incarnate dalla Regina, la più alta carica politica e morale.
Tra queste bambole Regali entrate nella Rocca Borromeo, spicca per qualità, rarità e bellezza la Regina Vittoria, un capolavoro di manifattura inglese, attribuibile alla manifattura dei Pierotti (famosi artigiani di origine italiana che produssero bellissime pupe in cera nell’Inghilterra vittoriana). La bambola è realizzata per lo più in cera (testa, spalle, avambracci e gambe), mentre gli occhi azzurri sono in vetro, i capelli castano-chiari sono veri e risultano fissati, uno ad uno, nella cera, mentre il corpo è in tela di cotone, imbottito, coperto dall'abito dell'incoronazione, il tutto arricchito dalla presenza di accessori: corona, gioielli e insegne e manto di velluto bordato d'ermellino.
Oltre alla Regina Vittoria, ad entrare in Rocca è la sua storica antagonista, la bambola dell’Imperatrice Eugenia di Montijio, la bellissima moglie dell’Imperatore di Francia Napoleone III. Oltre alle Regine, spesso anche le donne celebri erano prese come modelli per produrre delle bambole. La bambola dell’Imperatrice è stata creata in Germania, attorno agli anni sessanta dell’Ottocento: la raffinata testa è in biscuit “pario”, così come lo sono le spalle. La caratterizza una sciarpa annodata tra i capelli biondi, trattenuti sulla nuca da una reticella dipinta in verde pallido; indossa ancora l’abito originale in due pezzi, corpetto aderente e gonna ampia, in damasco di seta operato a motivi floreali. Il termine di biscuit “pario” ben si adatta a questa tipologia di teste, talmente pallide da sembrare realizzate con il celebre marmo greco.
Anche Elisabetta II siede sul suo trono ad Angera, la bambola con la sua effige, la ricorda ancora come una giovanissima principessa, molto prima della sua incoronazione sul trono d’Inghilterra.
L’ultima bambola colpisce per un realismo impressionante, vero e proprio ritratto, della popolarissima Regina Madre Elisabetta I, con una delle sue celebrate toilette da sera, celeste pallido, adorna di brillanti e diadema come si confaceva al suo ruolo.

Certamente occasioni come questa permettono di scatenare una curiosità particolare in un pubblico giovane, verso personaggi storici che hanno caratterizzato la storia del loro paese, oltre a far riscoprire un passato artigianale nella produzione dei giocattoli e nelle bambole. Infatti, tutti i pezzi raccolti dal Museo di Angera, sono stati realizzati nei materiali della tradizione antica. Le bambole sono in legno, cera, cartapesta, porcellana, biscuit, composizione, tessuto, ognuna è riccamente abbigliata, spesso munita di corredi in miniatura. Mentre tra gli altri giocattoli, il Museo raccoglie: accessori domestici, rari modelli di mobili, case di bambola completamente arredate, negozi in miniatura, giochi di società e didattici, libri, riviste, fotografie, raccolte di ex-libris a soggetto infantile, figurine; il tutto sempre assolutamente attinente al mondo dei piccoli.
Inoltre, il Museo sviluppa all’interno un percorso espositivo che si snoda attraverso dodici sale collocate nell’Ala Borromea e nell’Oratorio; a queste sono state affiancate sezioni monotematiche separate: una dedicata alle bambole e giocattoli provenienti da culture extraeuropee nelle “scuderie”, l’altra, nelle tre sale al primo piano, ospita la collezione del Petit Musée du Costume di Tours, raccolta da Gisele Peschè, consistente in una straordinaria collezione di automi francesi e tedeschi, vere meraviglie animate, prodotti durante l’Ottocento.