Il Museo degli Uffizi: la loggia della discordia

di Elisabetta Morici // pubblicato il 22 Dicembre, 2011

Plastico nuovi uffiziDopo anni passati a discutere sul progetto dei “Grandi Uffizi” e della  riqualificazione e riconquista di alcuni spazi come lo scalone del Buontalenti, il belvedere-terrazza o il  piano terreno dell’ala est, nel 1998 l’architetto giapponese Arata Isozaki vince il concorso ad inviti per la nuova uscita del Museo su piazza del Grano. Partecipano al concorso, oltre al giapponese, architetti famosi internazionalmente:  Vittorio Gregotti, Gae Aulenti, Hans Hollein, Norman Foster, Mario Botta. La scelta dei professionisti era stata probabilmente fatta pensando a coloro che avevano già dato prova di saper lavorare in campo museale, anche se rimarrà fuori dalla rosa l’unico progettista locale, Adolfo Natalini, che è stato il progettista del museo dell’Opificio delle pietre dure di Firenze! 
I vari progetti presentati con corredo di plastici hanno dato vita ad una mostra che ha dato la possibilità di conoscere le versioni differenti pensate dai progettisti. Isozaki nel febbraio 2001 firma la convenzione con il ministero per i Beni Culturali per realizzare il progetto esecutivo della nuova uscita degli Uffizi entro un anno e il protocollo con il comune di Firenze per la progettazione preliminare di piazza Castellani, di cui avrebbe dovuto soprintendere ai lavori.
L’idea vincente dell’architetto Isozaki, uno dei collaboratori di Tange per il piano urbanistico di Tokio, prevede la creazione di una loggia di grandi dimensioni, con una copertura di travi longitudinali e lucernari trasparenti, sostenuta da quattro pilastri angolari.
La struttura è pensata in acciaio rivestito in pietra serena, con lucernari in policarbonato; la pavimentazione, così come le scale e le murature laterali è sempre in pietra grigia, elemento di collegamento con l’architettura vasariana.
Molte sono state le critiche mosse al progetto sin dall’inizio; i lavori archeologici che sono cominciati esternamente ed internamente al palazzo nel 1998, hanno raggiunto nel 2000 l’area interessata alla nuova uscita e sono poi stati usati come pretesto per fermare l’attuazione della proposta vincitrice. Di fatto il progetto è stato bloccato nel 2001 e solo nel 2005 il ministero e il comune sono arrivati a siglare un accordo con Isozaki per una nuova ipotesi di progetto, che prevede la valorizzazione del tessuto archeologico venuto alla luce, con una riduzione della mole della loggia, per entrare in maggior dialogo con l’ambiente circostante.
Dopo queste modifiche apportate al progetto che rendono la loggia più leggera, l’area che dovrà essere coperta è stata ridotta del 15 per cento, in relazione con gli edifici circostanti. Gli spessori dei pilastri e delle travi sono stati ridotti secondo le possibilità statiche, ma l’altezza della loggia non verrà toccata dal progettista. Aspettando il futuro e la nuova uscita del museo, le parole dell’architetto possono essere utili per comprendere il suo pensiero e il suo disegno:
”La loggia vuole essere un omaggio all’architettura rinascimentale e, più precisamente, al cubo su cui Filippo Brunelleschi ha basato molte sue opere. (…..) Ho progettato insomma una loggia a scala urbana come quella dei Lanzi o del Porcellino, cioè come una delle 26 logge che, in epoca medievale, proteggevano lo spazio pubblico dalla pioggia e dalla calura. Può piacere o non piacere (…….) Ma non dimentichiamo che anche contro la stazione di Santa Maria Novella del grande Giovanni Michelucci, settant’anni fa si scatenò il finimondo. E oggi chi penserebbe di toccarla?”

 

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In copertina:
Plastico Nuovi Uffizi
il progetto vincitore dell'architetto Arata Isozaki