Il Divisionismo. La luce del moderno

di Elena Pratesi // pubblicato il 27 Marzo, 2012

Siamo negli anni a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento quando in Italia diversi artisti iniziano a confrontarsi con una tecnica innovativa basata sulla scomposizione dei colori e della luce, una corrente che discende essenzialmente dall'impressionismo e dal più recente Puntisnismo francese ma che predilige nelle proprie opere una maggiore attenzione ai significati simbolici e la natura è il principale soggetto esaltata dagli effetti della luce del sole.
Sono sperimentazioni che consentono agli artisti che si affacciano alle soglie del Novecento di affrontare con una tecnica che risulta spesso audace le tematiche del nuovo secolo, dal mutato rapporto con la realtà agreste al'evoluzione delle città moderne, dalle scoperte scientifiche agli incombenti conflitti sociali.
La mostra di Palazzo Roverella dedicata al Divisionismo italiano ha messo in evidenza la necessità di scoprire sempre di più e di approfondire i ruoli ed i contributi delle personalità artistiche italiane che hanno caratterizzato questi anni, il loro rapporto, ma al tempo stesso la loro autonomia, rispetto al Neoimpressionismo francese.
E' la prima vera svolta dagli stili del passato, i puntini e le barrette colorate che hanno caratterizzato lo stile francese diventano nel Divisionismo filamenti frastagliati che invece di accostarsi spesso si sovrappongono.
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Ma quello che risulta davvero differente è lo spirito, la nuova tecnica in questo caso aiuta a rappresentare l'intimità, l'allegria, lo spiritualismo, il simbolismo, l'ideologia ed anche la politica.
Il percorso espositivo presentato valorizza figure come quella di Vittore Grubicy de Dragon e il suo Divisionismo fatto di musica e di ricerca scientifica; ma anche figure come Plinio Nomellini, icona del Divisionismo in Toscana e in Liguria, prototipo di quelle diverse dimensioni territoriali che sono forse la maggiore ricchezza del movento e che proprio questa mostra mette in evidenza per la prima volta.
Gaetano Previati: Nel prato , olio su tela, 1890, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Firenze
Suddivisa in dici sezioni la mostra rivolge il proprio sguardo agli anni fondativi del Divisionismo ed ai suoi mestri storici, fino ad arrivare ai maestri degli anni Venti.
Ma il “caso” Lloyd resta davvero esemplare di una rinnovata visione scientifica che rivaluta finalmente il Toscano non più come uno dei tanti “casi disparati”, bensì in quella luce di intellettuale-filtro tra la stagione fattoriana e gli aneliti divisionisti pellizziani e grubicyani.
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Si passa poi alla sezione dedicata al Divisionismo sulla costa: lo studio del mare tra le quali troviamo le leaborazioni liguri del Nomellini oppure le visionarie marine dello smaltato Benvenuto Benvenuti; per arrivare la stagione divisionista più orientata verso la riflessione paesaggistica e l’applicazione della scomposizione ottica alla composizione di figura, coincide con la quinta sezione, Il divisionismo ideologico da Nomellini a Morbelli, che vede fronteggiarsi incunaboli della riflessione sociale nomelliniana quali La diana del lavoro con alcune emblematiche testimonianze dell’excursus morbelliano nella solitudine del ciclo del Pio Albergo Trivulzio.
Ed ecco la sesta sezione, dedicata a La psicologia della vita moderna, dove tutta una galleria di volti a firma Segantini, Longoni, Balla, Morbelli, Boccioni, Romolo Romani, puntualizza la questione di una sperimentazione tecnica che senza dubbio si offre adeguatamente ai fini della trascrizione psichica di una nuova generazione.
Giacomo Balla: Ritratto all'aperto, olio su tela, 1902,
Si susseguono dunque due sezioni, quelle in cui l’affondo visionario ed eroico tocca le vette della maggiore densità espressiva, la settima sezione, dal titolo Miti e Simbologie, e l’ottava sezione, denominata Il cosmo secondo i divisionisti: la pittura ideista verso la svolta eroica, dominate entrambe da capolavori di Pellizza, Previati, Chini, Nomellini.
D’ora in avanti il percorso espositivo vola davvero verso il mito del moderno con la nona sezione, Prima del Futurismo, l’esasperazione della luce fino all’ultima vibrazione, dove sfilano Carlo Carrà, Gino Severini, Umberto Boccioni, Luigi Russolo, Leonardo Dudreville, e la decima ed ultima, dal titolo: In tema di Secessioni, dove i riflettori si accendono su un divisionismo mondano, vibrante di eccessi e incandescenze: da Camillo Innocenti a Giuseppe Cominetti, da Galileo Chini a Aleardo Terzi, da Ferruccio Ferrazzi a Arturo Noci.
Il percorso scientifico viene seguito anche nel catalogo e punta ad una revisione storiografica proiettata in pieno Novecento, laddove Annamaria Damigella tratteggia “il lungo tempo del divisionismo”, Sergio Rebora focalizza l’asse emotivo del divisionismo musicale di Vittore Grubicy de Dragon, destinato a creare un ponte con le avanguardie europee, Francesca Cagianelli delinea nell’asse Toscana-Lombardia la questione irrisolta delle finora asserite geografie del divisionismo italiano.


 

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Leonardo Dudreville: Trilogia campestre. La Terra. La Madre Grande, 1912,
    olio su tela, Museo d’Arte di Lugano
  2. Gaetano Previati: Nel prato , olio su tela, 1890, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Firenze
    Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Firenze
  3. Llewelyn Lloyd: La vendemmia a Manarola, 1904
    Olio su tela
  4. Giacomo Balla: Ritratto all'aperto, olio su tela, 1902,
    Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma

In copertina:
Enrico Lionne: Fuori Porta San Giovanni, olio su tela, 1911, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma
Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma

Mappa

Dove e quando

IL DIVISIONISMO. La luce del moderno

  • Fino al: - 24 Giugno, 2012
  • Indirizzo: Palazzo Roverella - Rovigo
  • Sito web

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