Il “cuore d’acciaio” di Claudio Cionini in mostra al Museo Piaggio
di // pubblicato il 02 Ottobre, 2011
Un tempo erano le antiche rovine a richiamare a frotte artisti e aristocratici; Roma, Venezia, Firenze e Napoli le mete più ambite del Grand Tour. Ma oggi, nell'era di internet, degli spostamenti veloci, della tecnologia digitale e della globalizzazione, quali luoghi richiamano l'attenzione delle nuove generazioni?

Claudio Cionini, classe 1978, propone un nuovo tipo di “archeologia”, aggiornata ai nostri tempi: un'archeologia industriale, fatta di tubazioni, di ciminiere, di rotaie, di vapori. Prendendo le mosse dalla fabbrica-città della nativa Piombino, approda ad un modello di città-fabbrica, rielaborato attraverso la propria visione emozionale. Il risultato di questa ricerca è RUST! Fabbrica-Città-Memoria, al Museo Piaggio di Pontedera fino al 22 Ottobre.
Le grandi metropoli di Londra, Berlino, New York, Seattle, Honk Kong, Miami, sono presentate come emergenze di volumi, cubi e parallelepipedi bagnati dalla luce. Latitudini diverse, ma scenari simili, risultato di un modello globalizzato di città.
Molte di esse, soprattutto nel caso delle megalopoli extraeuropee, non sono dipinte dal vero; si tratta di suggestioni dell'artista elaborate sulla base di fotografie e riproduzioni digitali. Un itinerario immaginifico generato dalla visione di immagini di luoghi che rimangono impressi nella mente, pur non avendoli mai vissuti in prima persona; e che possiamo sperimentare anche sulla nostra pelle: ognuno di noi quando pensa a New York, ad esempio, ne ha un'immagine precisa, anche se non ci è mai stato. Ciò è possibile grazie alle opportunità offerte dai nuovi strumenti tecnologi, ma dimostra anche quanto possano agire i media sul nostro modo di percepire il mondo.

Scorci dall'alto mostrano paesaggi totalmente antropizzati, costruiti, artificiali. L'uomo, il grande assente, non compare mai. Ma tutto parla di lui. E' lui che ha dato vita a questi agglomerati urbani, a queste macchine, a questi grattacieli. Sono queste strumentazioni che raccontano la civiltà contemporanea, ad opera di un giovane ma già affermato artista che fa parte di una generazione in cui la fabbrica è già una realtà radicata nella vita quotidiana.
L'architettura urbana diventa per l'artista un pretesto per indagare l'azione della luce sui volumi, in una visione interiorizzata attraverso le esperienze personali: la matericità ruvida delle opere - colori acrilici lavorati con pennello, spatola e oggetti appuntiti per graffiare la tavola – evoca il ricordo di uno strato di sabbia, di ruggine, in un tempo che viene fermato. La gamma cromatica è ridotta, quasi a dar vita a monocromi: le tonalità ferrigne per le ben note acciaierie Lucchini si oppongono ai colori freddi, quasi asettici, delle grandi metropoli.
Ma il richiamo alla natura è sempre presente. Quando il mare di Piombino, o i grandi specchi d'acqua in cui si riflettono le infrastrutture, quando sparuti alberi che affiorano dai conglomerati urbani, quando semplicemente scorci di cieli invasi da nuvole che “colano” verso la città; l'esigenza di rappresentare qualcosa di naturale avvicina il cuore di questi blocchi artificiali all'andamento meno impetuoso della natura accomunandoli in un'unica, nuova anima.
Gli scenari evocati da Cionini sembrano bagnati, reduci da una tempesta; da poco è arrivato il sereno. Probabilmente presto arriverà la ruggine. Perché come cantava Neil Young, “Rust never sleeps”. La ruggine non dorme mai.
In fondo, la ruggine - evidente nelle ambientazioni piombinesi ma non ancora nelle megalopoli - è una reazione chimica che avviene sulla superficie dei metalli ferrosi in presenza di acqua e ossigeno, gli elementi naturali alla base della vita.
In quale sede una mostra del genere poteva trovare giusta collocazione se non nel Museo Piaggio, uno spazio in cui l'industria si affianca alla ricerca artistica?
In quest'ottica, e con qualche reminiscenza pop, “un omaggio pittorico alla Vespa è doveroso” afferma Cionini, prodotto finale dell'industria, ma anche simbolo di libertà, “compagna di mille avventure, di viaggi, alla scoperta del mondo, ma soprattutto di se stessi”.

I soggetti di Cionini sono relativamente nuovi per la pittura, impensabili fino a qualche decina di anni fa, ma affrontati con l'implicita consapevolezza che, prima o poi, anche i sofisticati macchinari moderni saranno superati. Una poetica visione personale del pittore, unita a grandi abilità tecniche, suggerisce che anche l'acciaio ha un'anima, un cuore. La patina di ruggine delle fabbriche dismesse di Piombino insieme alle slavature di colore - “marchio di fabbrica” di Cionini - suggellano l'impermanenza, corrodono lo splendore del tempo che fu. Anche l'acciaio inossidabile è soggetto all'azione del tempo. Soltanto la forza della dell'arte può fermare la vita, rendendola eterna.