Il Codice Purpureo di Rossano Calabro

di Davide Giuseppe Colasanto // pubblicato il 22 Ottobre, 2012

Il prossimo 25 ottobre, all'Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario di Roma, in occasione dell’inaugurazione solenne dell’Anno Accademico della Scuola di Alta Formazione per Restauratori, è in programma una giornata di studio sul restauro e la conservazione del Codice Purpureo di Rossano Calabro.
Il “Codex Purpureus Rossanensis”, fra i documenti librari più preziosi del patrimonio calabrese, fu rinvenuto nella sacrestia della Cattedrale di Maria Santissima Achiropita di Rossano da Adolf von Harnack e pubblicato subito dopo nel 1880.
Questo prezioso evangeliario miniato, di provenienza mediorientale, è in maiuscola biblica - la scrittura dei più antichi testi della civiltà cristiana - e può essere datato in un arco temporale che oscilla tra il quarto e settimo secolo.
Il nome “Purpureus” è dovuto alle pagine violacee colorate con la porpora ed è composto di 188 fogli degli originari 400. L’inchiostro è aureo per il titolo e per le tre righe iniziali di ciascun Vangelo, argenteo per tutto il resto.
Il manoscritto contiene l’intero Vangelo secondo Matteo e quasi tutto quello di Marco oltre una parte della lettera di Eusebio a Carpiano sulla concordanza dei Vangeli.
Numerose miniature che illustrano alcuni dei momenti più significativi della vita e della predicazione di Gesù. Vi è anche una delle più antiche rappresentazioni di Pilato come un giudice canuto e assiso sulla sella curulis nell’atto prima di ricevere il Cristo e poi di pronunciare la sentenza di condanna.
Il codice purpureo di rossano calabro
Il progetto di conservazione, tutela e restauro e il nuovo allestimento museale del Codice Purpureo di Rossano nascono da un’idea progettuale fortemente voluta dalla Soprintendenza BSAE della Calabria subito condivisa dalla Curia di Rossano ed è ora all’esame dei tecnici dell’ICRCPAL che ne stanno studiando, per la prima volta in modo organico, con tecniche consolidate ma anche moderne e chiaramente non invasive, la composizione, la struttura, i materiali, lo stato di conservazione, cercando anche di rispondere ad alcuni interrogativi sulla sua archeologia e storia.
Il pigmento porpora usato, la natura delle pergamene, la qualità dell’oro e dell’argento impiegati nella scrittura, i dettagli delle pagine miniate come anche le tracce di vecchi interventi di restauro di cui non si ha memoria sono al vaglio di restauratori, chimici, fisici, tecnologi, biologi e storici dell’arte.
Dallo studio ci si aspetta una migliore conoscenza dei problemi conservativi che il codice presenta attualmente e che potrebbe offrire in futuro, affi nché il Museo diocesano di Rossano Calabro possa garantire una fruizione controllata e sapiente di questo oggetto prezioso e davvero unico.

 

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Il Codice Purpureo di Rossano Calabro