Il buco nero
di // pubblicato il 23 Dicembre, 2011
Nel febbraio 2011 Viola Di Grado esordisce con Settanta acrilico trenta lana, Edizioni e/o. Camelia è una ragazza italiana che vive con la madre in una desolata stradina di Leeds. Segnata indelebilmente dalla morte del padre, Camelia cercherà di salire lentamente la china stando continuamente attenta a non ruzzolare di nuovo nel baratro incombente.
Pochi sono i personaggi di questo romanzo. Oltre a Camelia ed alla madre Livia, ombreggia la presenza del padre. Costui, vittima di un incidente con la sua auto caduta in un fosso, era stato trovato morto al fianco dell'amante. Lo shock di questa scomparsa si rivela duplice per le donne della famiglia che si chiudono in un limbo di mutismo che va a braccetto con il grigiore della fredda città nord inglese. Camelia sbarcherà il lunario facendo traduzioni per una ditta di lavatrici italiana e farà la conoscenza di due ragazzi cinesi, Wen e Jimmy, che rianimeranno la sua passione per la vita.
Lo schema centrale del romanzo ruota attorno alla sua protagonista ed alla sua situazione patologica: la mancanza, il dolore, il buco. Quest'ultimo ritorna compulsivo in tutte le frasi, in tutti i segni, in tutte le occasioni. L'opera è caratterizzata da un forte simbolismo, ogni azione trova un legame chiaro ma non forzatamente esplicito con un campo semantico ben determinato. Il buco è proprio una delle parole chiave. Esso funge da catalizzatore dei diversi personaggi: esattamente come i corrispondenti corpi cosmici, il buco nero del romanzo attira a sé tutte le forze narrative che seguono i personaggi percorrere stancamente sentieri centrifughi.
Tutto trova chiave di volta nel buco centrale che separa sfere sensoriali differenti. Da una parte esiste il prima: la famiglia unita, nonostante numerose e poco latenti crepe, con le sue unicità e particolarità. Livia è una suonatrice di successo, soddisfatta della sua bellezza e per questo altezzosa e non curante. Il padre è un giornalista di cronaca, non parco di attenzioni per la figlia, ma implicato in relazioni extra matrimoniali. Al centro, già da allora spinta verso il baratro, la figlia Camelia, appassionata di cinese.
Si parlava delle sfere sensoriali ed ecco che dopo la morte del padre esse vengono stravolte modificando radicalmente l'espressione dei personaggi. Livia non proferirà più alcun suono, in netto contrasto con il canto e la musica iniziale, parlando con la vista, con lo sguardo e con la fotografia. Le storie del padre divengono una delle fobie più acute di Camelia, che abbandona lo studio del cinese piombando anch'essa nel mutismo. Azioni compulsive attanagliano le due donne ed ancora una volta l'immagine del buco ritorna: Livia avrà come obiettivo fisso delle sue istantanee soltanto dei buchi, mentre Camelia squarcerà e taglierà maniche e propaggini d'infiniti vestiti.
Da questa fase iniziale di caduta, il lettore assiste alle evoluzioni in salita della protagonista che grazie alla conoscenza dell'amore proverà a risalire. Camelia conosce Wen, un ragazzo cinese proprietario di un negozio di vestiti che le farà riscoprire la passione per il cinese, che diviene lingua dell'amore, dell'inizio, della rinascita, lingua che con i sui ideogrammi potenzia esponenzialmente i plurimi significati generati dalla narrazione. Lo Stile e la scrittura simbolica di quest'ultima emergono chiaramente nella scena di seduzione tra Camelia e Wen. La prima esordisce con il desiderio e cosparge tutto il corpo del ragazzo con altri ideogrammi, parole forti e possenti che rimandano a sentimenti e sensazioni travolgenti, in netto contrasto con il tedio della vita precedente. Ogni azione descritta rinvia ad altri significati più profondi, così come la successiva cancellazione convulsa degli ideogrammi scritti sul corpo di Wen si riferisce al dolore del rifiuto che in quel momento prova Camelia ritornando nel silenzio.
Il personaggio di Camelia continuerà stancamente nel prosieguo del romanzo i sui tentativi di rinascita e l'autrice instilla progressivamente il dubbio della loro inutilità, della fatalità di una vita. Grazie alla sua colma potenza semantica, che tocca il suo apice nella stretta corrispondenza tra luoghi e stati d'animo, Viola di Grado crea un mondo altro con le sue leggi, la sua logica, mostrandoci come anche i posti di fantasia posseggono buchi e dolori.