I Re Magi di Maria Paola Forlani
di // pubblicato il 06 Dicembre, 2009
La nostra Amica, Maria Paola Forlani, ci invia in anteprima il catalogo della sua mostra che si inaugurerà domani a Livorno.
Autorizzati, riportiamo con piacere le introduzioni di Mons. Simone Giusti, vescovo di Livorno e del Prof. Franco Cardini, docente di storia medievale all'Università di Firenze.
I RE MAGI
I re Magi sono tra i personaggi biblici che più affascinano l’immaginario di grandi e piccoli. Figure misteriose, di cui non si conosce perfettamente l’origine e la storia, che arrivano ai piedi di Gesù in fasce e dall’alto della loro scienza e del loro ruolo sociale si inchinano umilmente.
Eppure nonostante questa mancata conoscenza approfondita della loro storia essi sono così significativi per la fede cristiana: rappresentano l’universalità della buona novella incarnata in Cristo bambino, la scienza che si inchina di fronte alla fede rivelata.
Il Papa Benedetto XVI durante la Messa per l’epifania dello scorso anno, si valse dei re magi per rivolgersi ai «capi dei popoli, ai ricercatori e agli scienziati».
«Mi rivolgo - disse il Pontefice - ai Magi del nostro tempo» perché si impegnino per un nuovo ordine mondiale. «E questo anche se il gigantismo dei media, annebbiando le capacità di "sintesi critica", può far perdere di vista la vera sfida della globalizzazione per un assetto politico ed economico basato su un nuovo umanesimo».
Le misteriose figure evangeliche dei Magi sono oggi dunque assimilabili ai governanti e agli scienziati, nonché alle «guide spirituali delle grandi religioni non cristiane»: tre vere e proprie dimensioni costitutive dell'umanesimo moderno: la dimensione politica, quella scientifica e quella religiosa».

Il Santo Padre invita queste categorie a «confrontarsi con la luce di Cristo, che è venuto non ad abolire, ma a portare a compimento quanto la mano di Dio ha scritto nella storia religiosa della civiltà, specialmente nelle 'grandi anime' che hanno contribuito ad edificare l'umanità con la loro sapienza e i loro esempi di virtù».
«Cristo – dice il Papa - è la luce e non può oscurare, ma solo illuminare, rischiarare, rivelare, nessuno pertanto abbia paura di Cristo e del suo messaggio, e se nel corso della storia i cristiani, essendo uomini limitati e peccatori, hanno talora potuto tradirlo con i loro comportamenti, questo fa risaltare ancora di più che la luce è Cristo e che la Chiesa riflette solo rimanendo unita a Lui».
I re venuti dall'oriente seguirono la stella, ma «la stella non sarebbe bastata - commenta il Pontefice - se i Magi non fossero stati persone intimamente aperte alla verità, a differenza del re Erode, preso dai suoi interessi di potere e di ricchezza».
I Magi sono il simbolo di un cristianesimo che non si basa più «sulla omogeneità etnica, linguistica e culturale, ma solo sulla fede comune in Gesù, Figlio di Dio». E se Maria, Giuseppe e i pastori «rappresentano il popolo di Israele che ha accolto il Signore, i Magi sono invece le primizie delle genti, chiamate anch'esse a far parte della Chiesa, nuovo popolo di Dio al di là delle differenze di razza, lingua, cultura».

«L'esempio dei Magi di allora – conclude Benedetto XVI - è un invito anche per i Magi di oggi ad aprire le menti e i cuori a Cristo e ad offrirgli i doni della loro ricerca. Ad essi, a tutti gli uomini del nostro tempo, vorrei quest'oggi ripetere: non abbiate paura della luce di Cristo! La sua luce è lo splendore della verità.
Lasciatevi illuminare da Lui, popoli tutti della terra; lasciatevi avvolgere dal suo amore e troverete la via della pace».
Sia dunque questo il nostro pensiero percorrendo il cammino di questa mostra, ma sia questo soprattutto il nostro augurio per il mondo e per il futuro.
+ Simone Giusti, Vescovo di Livorno
IN EPIFANIA DOMINI
Agli orologi del tempo è sempre Natale.
Eppure ci si stupisce ogni volta che la "festa delle luci" ritorna, accolta da lampadine che isteriche occhieggiano negli ipermercati, di trovare il vuoto dietro i lustrini, le canzoncine ripetute e i consumi.

Una sorta di gioco dei bilanciamenti si produce tra i ricordi di un mondo bambino, intento a preparare il presepe, le buone intenzioni di sempre e le ritualità formali. È il desiderio di un giusto equilibrio, che richiede che ogni affetto dell’animo sia reso senza mai forzare la mano, che ogni segmento si incastri a dare significato a quello che più interessa a livello spirituale e religioso. Ed è, allora, la gioia ritrovata della manifestazione di Dio agli uomini nel suo Figlio a dare un senso alla festa.
In questo Natale del 2009 Maria Paola Forlani racconta con le immagini di Re Magi, di doni, della Madre e del Bambino. Ritroviamo in queste sue opere la gioia delle luci nel colloquio serrato delle forme, nella partitura splendida delle cromie, nel luminoso occhieggiare della foglia d’oro.

Sono sollecitazioni e voci che vengono da molto lontano, che mediano istanze dell’espressionismo e della pop art con altri echi della tradizione della nostra arte sacra. Ogni parte anche se minima di un suo quadro conosce il tripudio festoso della felicità della fede. Nessun luogo è lontano da Dio. Allo stesso modo non vi è frammento di superficie che non accolga la gioia della rivelazione.
Maria Paola lo fa con quel tocco della pennellata che la contraddistingue. Riempie ogni centimetro quadrato della superficie di una complessa trama di sensi e di segni. Richiede alla forma di esprimersi sino all’estremo, senza diventare mai troppo pesante. Ama immensamente che i mantelli accolgano i corpi come conchiglie barocche, che il vento circoli a movimentarne le pieghe, che le forme parlino dell’amore infinito dell’intero creato.
Instancabile, con le vernici e gli smalti acrilici percorre i supporti, con le sottolineature dell’oro e dell’argento rinforza il ductus delle linee. Incontenibile, manipola la superficie con tutto quanto può diventare plastico sotto le setole del pennello.
Con grande immediatezza narra della complessa presenza della divinità tra di noi. Non sono più i singoli quadri a parlare del Cristo quanto piuttosto le aggregazioni dei pannelli che la nostra artista compone come installazioni, come parti di un polittico disperso: ci sono i tondi, le ante, le pale.
La forza della spontaneità iniziale tiene insieme la frammentazione delle parti.
La freschezza del modellato corteggia le forme, l’approccio espressivo coinvolge l’occhio dello spettatore, lo colloca anzi all’interno di un’azione teatrale in cui si valorizzano registri alti e tensioni nuove nella ricerca delle radici della salvezza.

Il modo di Maria Paola di fare figurazione è ben particolare. Ogni elemento della rappresentazione riconduce a movimenti che enfatizzano gli snodi essenziali in digressioni continue ma mai gratuite. Seguendo le immagini, tornano nel mondo dell’arte contemporanea le istanze del divino.
Solo riappropriandosi del peso della tradizione e riconducendo la sua creazione all’arte “figurativa” anche il più piccolo tassello che l’artista produce, torna a colloquiare con altre voci presenti e passate.
È una preghiera per immagini, polifonica ma ben determinata a non perdere la sua linea principale. Queste voci sono la magistrale messa in scena dell’Epifania. Anche nell’arte si producono rivelazioni improvvise. «Ibant Magi, quam víderant,/ Stellam sequéntes præviam:/ Lumen requírunt lùmine:/ Deum faténtur mùnere». Le figure della Madre e del Bambino colloquiano con altre presenze: sono i tre Re Magi che presentano al nato bambino i doni a questo effetto portati.
In queste opere Maria Paola Forlani ha racchiuso lo splendore di Gesù Bambino, ma ancor più il senso della figura della Madre. I doni che vengono offerti dai Re Magi parlano dell’azione di disvelamento, di manifestazione, di apparizione della divinità. Il Bambino ricambia i doni dei Magi con la sua vita. Il suo contro dono è la Salvezza dell’umanità tutta intera.
Solo per questo agli orologi del tempo è sempre Natale.
Prof. Franco Cardini
