I pentimenti di Bronzino

di Marica Guccini // pubblicato il 24 Giugno, 2010

Firenze prepara il terreno alla grande esposizione che illuminerà la prossima stagione autunnale. Anche Arte e Arti si prepara con voi all’evento del prossimo 24 settembre Bronzino. Pittore e poeta alla corte dei Medici.
Ideata dalla Soprintendente Cristina Acidini, dall’esperto Carlo Falciani e dal Direttore degli Uffizi Antonio Natali, la mostra ha tutte le carte in regola per rimanere nel novero di quelle ricordate anche in futuro.
La larga progettualità e la durata quadriennale dei lavori, hanno permesso infatti di svolgere una campagna approfondita di studi e restauri che hanno condotto a ghiotte scoperte.
Ne abbiamo un assaggio dal censimento dei restauri su tre importanti opere dell’artista, presentate a Firenze la scorsa settimana.

L’opera di Bronzino si qualifica per la singolarità e particolarità che la rendono riconoscibile anche ad occhi meno esperti. L’austera bellezza, l’algido splendore, unitamente ai colori levigati e alle figure dall’evidenza scultorea, costituiscono i principali marchi di fabbrica del pittore.

L’Opificio delle Pietre dure di Firenze, una delle più importanti e prestigiose istituzioni mondiali nel campo del restauro, sta conducendo i lavori su tre importanti opere che andranno ad arricchire il corpus di sessanta dipinti ( se ne conoscono 70 dipinti dall’artista) che vedremo in mostra, insieme ai 3 inediti.
Grazie all’indagine multispettrale N.I.R, condotta dall’Istituto Nazionale di Ottica del CNR di Firenze su due opere in particolare sono emerse, in fase d’indagine preliminare all’intervento, tracce di importanti pentimenti utili a mettere maggiormente a fuoco la vicenda ideativa delle stesse.
Le tre opere che analizzeremo sono solo saggi dell’ampio panorama di temi toccati dal pennello del pittore, che spaziano dal tema religioso, a quello mitologico e amoroso, fino a quello erudito.

Prima in ordine cronologico è il Cristo crocifisso o Cristo Panciatichi oggi a Nizza e realizzato attorno al 1540-1541. Un tema sacro, citato da Vasari come opera del Bronzino, ricondotto all’artista dagli emeriti studiosi Carlo Falciani e Philippe Costamagna, rappresenta una delle tre nuove attribuzioni che la mostra ci regalerà. Il dipinto fu realizzato dal pittore per Bartolomeo e Lucrezia Panciatichi, di cui il nostro realizzò anche i ritratti oggi agli Uffizi, processati per eresia nel 1551 in quanto seguaci della corrente valdese.
Il disegno preparatorio sottostante emerso dalla riflettografia mostra diverse variazioni. Quello che è certo è come la prima versione, se realizzata, avrebbe reso molto più sofferente l’immagine di Cristo. La testa reclinata a cadere al centro dello sterno, le braccia maggiormente inclinate, il busto quasi schiacciato dal proprio peso, avrebbero restituito un’immagine di Cristo sofferente troppo drammatico e di savonaroliana memoria, laddove la sofferenza del Figlio di Dio rappresentava simbolicamente il monito verso i peccati umani.
Esaltando la sofferenza della morte sulla croce si sarebbe lasciata in secondo piano la salvezza offerta per la sola fede, come andava professando Valdès che non chiedeva sofferenza bensì fiducia.
Bronzino seguì i desideri della committenza ed eseguì l’immagine restituitaci anche oggi, rendendo più serena e meno drammatica la composizione.

Sotto ad Venere Amore e Gelosia invece, realizzato attorno al 1550 e oggi conservato a Budapest, è emerso il volto di un satiro con espressione ammiccante, in seguito estromesso dalla rappresentazione finale.
L’opera fa parte della serie di tre allegorie d’Amore dipinte dal Bronzino, la più celebre delle quali è alla National Gallery londinese, mentre la mancante in Galleria Colonna a Roma. Dipinta per un ignoto, l’opera riprende la tradizione rinascimentale del tema amoroso, indagando in particolar modo come l’amore carnale influisca sulla vita degli uomini. Venere dopo aver strappato uno dei dardi al figlio Amore discute con lui; se la prima rivolge la freccia verso il basso, l’altro la rivolge verso l’alto.
Come la vediamo oggi, Venere indica in questo suo gesto un gruppo di due fanciulli accanto a due maschere, una delle quali raffiguranti un satiro.
Proprio grazie alla riflettografia, sotto il corpo del putto in primo piano è emersa la figura del satiro, in seguito coperta e sostituita solo dalla sua maschera per attenuarle l’effetto. Probabilmente Bronzino, che era solito modificare i dipinti in corso d’opera, dovette ritenere la soluzione del satiro che irrompe nella scena, così come accade nell’esemplare della Galleria Colonna, fosse eccessivo e decise di mitigarlo con questo espediente. Il significato simbolico tuttavia rimane inalterato, Venere indica la sua preferenza per l’amore sensuale, mentre Amore sceglie quello spirituale.

Chiudiamo la carrellata con il singolare quanto piacevole Doppio ritratto del Nano Morgante eseguito per il duca Cosimo e ricordato nell’inventario mediceo del 1553.
La tavola dipinta su ambo i lati raffigura Morgante, come ricorda Vasari, nudo “con quella stravaganza di membra mostruose che ha quel nano”.
L’opera che doveva essere esposta al centro di una sala su di un piedistallo, era pensata per sostenere la presa di posizione del Bronzino a favore della pittura, nell’ambito della disputa sulla maggioranza delle arti avviata dal filosofo e letterato Benedetto Varchi. Chi sosteneva la superiorità della scultura metteva in campo la capacità che ha questa di poter rappresentare contemporaneamente tutti i lati delle figure.
Ecco che Bronzino, pittore colto e noto, ai tempi, tanto per la sua pittura quanto per le sue rime burlesche, risponde con questo dipinto, realizzando un’opera che mostri entrambi i lati della figura del nano. A questo vi aggiunge inoltre lo scorrere del tempo, in quanto se frontalmente il nano tiene gli strumenti di una caccia nottura, nel retro lo si ritrova con il bottino ottenuto. Alla scultura non è permesso lo stesso privilegio.
Nell’Ottocento il dipinto, considerato troppo, osceno venne normalizzata in una rappresentazione di Bacco; i restauri in atto toglieranno queste ridipinture per restituire, a settembre, la singolare opera nel suo originale splendore.

 

Dettagli

DIDASCALIE

1- Cristo crocifisso,
dettaglio del disegno, 1540-1541 ca.
olio su tavola
Nizza, Musée des Beaux-Arts Jules Chéret

2- Venere Amore e Gelosia,
dettaglio del disegno, 1550 ca.
olio su tavola
Budapest, Szépm!vészeti Múzeum

Mappa

Dove e quando

Bronzino. Pittore e poeta alla corte dei Medici

  • Date : 24 Settembre, 2010 - 24 Gennaio, 2011
  • Indirizzo: Palazzo Strozi, Firenze
  • Sito web

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