I marmi vivi di Gian Lorenzo Bernini

di Cinzia Colzi // pubblicato il 03 Aprile, 2009

Iniziata il 5 agosto 2008, si è conclusa i 9 marzo scorso la grande mostra Bernini and the Birth of Baroque Portrait Sculpture al J.Paul Getty Museum di Los Angeles e alla National Gallery of Canada di Ottawa.
In Italia, il 2009 è l'anno di Galileo Galilei.
Due nomi, forse i pù importanti protagonisti di quell'epoca di mutamenti che fu il XVII secolo: Bernini interprete e fondatore del Barocco nelle sue forme più esuberanti e fastose, Galileo padre della scienza moderna, del rigore razionale e del metodo sperimentale.
Beatrice Paolozzi Strozzi, direttore del Museo Nazionale del Bargello, spiega: Sono stati entrambi i profeti di una nuova "verità", quando il salto oltre la tradizione era ormai inevitabile e occorreva avventurarsi per nuove vie. Gli studi storici hanno assodato da tempo che l'anima del Barocco - quella che trova appunto in Bernini il suo campione - non fu solo l'effetto di un mutamento di gusto, ma il segno profondo di un diverso ruolo dell'arte (non solo figurativa) in una diversa civiltà che comportò la coscienza del cambiamento di orizzonti culturali, la scoperta della piccolezza dell'uomo di fronte all'universo, l'apertura verso nuove, cangianti realtà, entro un contesto storico, morale e politico complesso e per molti aspetti contraddittorio (dunque 'moderno')".
Durante il Novecento, la storia dell'arte ha progressivamente superato, se non capovolto, la condanna illuminista e romantica dell'estetica barocca come riflesso di un'età di decadenza.
Per Bernini, nell'ultimo mezzo secolo, gli studi hanno ribadito il ruolo di "novatore" e, per usare le sue stesse parole «si potrebbe pur dire, che non ogni cosa è stata provata sin hora, et che resta sempre nuovo paese da scoprire; ò in cielo, con novità di stelle, et di macchie; ò in terra con nuove provincie, con nuovi mestieri, nuove inventioni…».

La premessa per ben inquadrare le trentuno opere che compongono il gioiello espositivo del Bargello sui ritratti di Bernini, la prima in Toscana, e che illustra quello specifico momento della nostra storia e offre inediti spunti di riflessione.
Diversamente dall'antologica ritrattista americana, qui a Firenze si focalizza l'arco temporale del primo ventennio di attività con tema "ritratto parlante" e Costanza Bonarelli rientrata "a casa" dopo il viaggio al di là dell'Atlantico.

Nell'ampio lasso cronologico in cui si sviluppò opera di Bernini, la fama si consacrò proprio con i ritratti degli esordi visto come, ancora bambino, rinnovò in toto il busto-ritratto ancora legato ai canoni rinascimentali e relegato a genere minore sicuramente per il giudizio riduttivo di Michelangelo. Come asserisce Beatrice Paolozzi Strozzi nel ritratto scolpito, Bernini ha certamente toccato vertici di poesia e di "virtù" (nel significato antico di capacità anche tecnica), difficilmente attinti prima e dopo di lui.

Il 18 ottobre 2007 vi raccontai della mostra romana su Bernini pittore e da quel punto fermo, oggi si focalizza l'attenzione sui ritratti scolpiti accompagnati da un selezionato nucleo di dipinti, di forte impatto, dei massimi pittori contemporanei osservati attentamente da Gian Lorenzo (Rubens, Annibale Carracci, Anthony van Dyck, Diego Velazquez, Simon Vouet, Valentin de Boulogne) a cui si affianca Giuliano Finelli, allievo e aiuto, presente in mostra con alcuni dei suoi maggiori ritratti.

Grazie a un comitato scientifico formato fra l'altro da due dei maggiori esperiti di Bernini (Andrea Bacchi e Tommaso Montanari) l'allestimento in due sezioni, arricchito da prestiti impensabili e visibili senza teche o schermi, analizza quel momento fondante della fortuna del ritratto scolpito nella civiltà del Seicento.

Sala 1
Bernini ritrattista: l'esordio e l'ascesa
dove il Ritratto di Monsignor Agucchi, di Annibale Carracci (per altri, del Domenichino), proveniente dal Museo di York è antesignano del “ritratto parlante” sia in pittura che in scultura, datandosi al primo decennio del Seicento.
Proseguendo, un nucleo eccezionale di busti scolpiti da Bernini nel corso degli anni venti introdotti dal busto di Antonio Coppola (c. 1612 Roma, San Giovanni dei Fiorentini) tra le prime prove dello scultore nel genere del ritratto (ancora in parte legato alla tradizione cinquecentesca e che appare già superata nei ritratti di poco posteriori9.
E' da qui che prende vita il nuovo ritratto scultoreo che segue fedelmente le fisionomie dei vari personaggi e ne cattura al tempo stesso individualità psicologica trasferendo il concetto di vitalità.
Sarà la committenza dei Barberini a lanciare e decretare la fortuna del giovane scultore, consacrandola dopo 1623 (il soglio pontificio del Cardinal Maffeo).
Di Papa Urbano VIII sono infatti presenti in mostra più ritratti, sia in marmo, bronzo, porfido che in pittura.

E' poi possibile, per la prima volta, confrontare il busto scolpito di Virgino Cesarini (Roma, Musei Capitolini) con il ritratto dipinto da van Dyck (San Pietroburgo, Ermitage).

Come nella sala successiva, largo rilievo ad alcuni ritratti giovanili di Giuliano Finelli (1601-1653), lo scultore d'origine carrarese prima assistente, poi maggiore

rivale del Bernini proprio nel genere della ritrattistica tra il terzo e il quarto decennio del secolo. Svetta il suo capolavoro, il busto di Michelangelo Buonarroti il giovane (Firenze, Casa Buonarroti), ma viene dato ampio rilievo anche con i ritratti di Maria Barberini Duglioli (Parigi, Louvre), di Francesco Bracciolini (Londra, Victoria & Albert Museum), del cardinale Scipione Borghese (New York, Metropolitan Museum).

Sala 2
I “ritratti parlanti” (1630-1640)
E' il "Ritratto di giovane" (dal Musée Réattu di Arles), ritenuto un Autoritratto del pittore franecese Simon Vouet, attivo a Roma dal 1613 e ammiratissimo per le sue "teste di carattere", a introdurre la seconda sezione.
Gli altri busti marmorei di Giuliano Finelli (sicuramente per molti una rivelazione) confermano il ruolo centrale avuto nell'evoluzione del busto-ritratto quando Bernini è impegnato nei grandi cantieri del pontificato barberiniano, particolarmente in San Pietro. Non a caso, caratteri derivati dalle opere del Finelli si leggono anche nelle prime prove ritrattistiche di Alessandro Algardi, in mostra con il Busto di gentiluomo (Berlino, Bode-Museum), uno dei più famosi ritratti scolpiti di tutto il secolo.

Fra i momenti più spettacolari dell'esposizione la speaking likeness (definizione di Rudolf Wittkower riferendosi alla somiglianza parlante dei capolavori assoluti della ritrattistica berniniana: Scipione Borghese (Roma, Galleria Borghese) e Costanza Bonarelli (Firenze, Museo Nazionale del Bargello), accompagnati da eccezionali testimonianze pittoriche come il ritratto di Isabella Brant del Rubens (Firenze, Uffizi), i ritratti del Cardinale Guido Bentivoglio (Firenze, Galleria Palatina) e quello dei Fratelli de Wael (Roma, Pinacoteca Capitolina), del van Dyck; il ritratto di ignoto Gentiluomo (Monaco, Alte Pinakothek) e quello del duca Francesco I d'Este (Modena, Galleria Estense), di Velàzquez, ovvero, alcuni di quegli straordinari precedenti pittorici sui quali Gian Lorenzo pare aver meditato tanto da catturarne lo spirito, la “prontezza” e il moto, trasferendoli (ma senza ‘imprigionarli’) nel marmo.

Entrando al museo, consiglio vivamente il volume edito da Giunti per approfondire quello che non ho voluto svelarvi.

 

Dettagli

I Marmi Vivi 
Gian Lorenzo Bernini e la nascita del Ritratto Barocco

Firenze, Museo Nazionale del Bargello
aperture straordinarie:
Lunedì dell'Angelo (13 aprile)
1° maggio e 1° giugno
Informazioni
Sito ufficiale

Didascalie immagini

  • Gian Lorenzo Bernini
    Thomas Baker, 1638
    Marmo
    135 x 70 x 40 cm (con base)
    Londra, Victoria & Albert Museum 10)
  • Gian Lorenzo Bernini
    Urbano VIII, circa 1631-1632
    Olio su tela
    70 x 65 cm
    Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica, Palazzo Barberini
  • Gian Lorenzo Bernini (da)
    Urbano VIII, circa 1630
    Bronzo, 100 x 80 x 40 cm
    Firenze, Coll. Priv
  • Giuliano Finelli
    Maria Barberini Duglioli, 1626
    Marmo Parigi, Louvre
  • Diego Velázquez
    Ritratto di gentiluomo, 1632-1634
    Olio su tela, 89,2 x 69,5 cm
    Monaco di Baviera, Alte Pinakothek

Mappa

Dove e quando

  • Date : 03 Aprile, 2009 - 12 Luglio, 2009
  • Indirizzo: Firenze, via del Proconsolo, 4

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