I due imperi. L’aquila e il dragone
di // pubblicato il 20 Novembre, 2010
Due imperi, contemporanei ma lontanissimi l’uno dall’altro, tanto da avere avuto solo pochi, e nella maggior parte dei casi indiretti, contatti. Due imperi, quello romano e quello cinese, che si incontrano a Palazzo Venezia. La mostra L’aquila e il dragone è il felice risultato degli stretti rapporti che legano, oramai da qualche anno, il nostro Ministero per i Beni e le Attività Culturali e lo State Administration for Cultural Heritage della Repubblica Popolare Cinese. L’accordo tra i due paesi prevede l’istituzione di un partenariato che darà negli anni un forte impulso allo scambio di mostre e alla coproduzione di esposizioni: in particolare, si segnala la collaborazione tra il MiBAC e la Cina per la messa a punto del progetto di musealizzazione del nuovo Museo Nazionale della Cina di piazza Tien nan men, uno dei più grandi musei al mondo, la cui apertura è prevista per la primavera del 2011.
La mostra, curata da Stefano De Caro e Xu Pingfang, si divide in due macrosezioni: la prima, dedicata a Roma, presenta reperti che testimoniano vari aspetti della vita quotidiana dell’Urbe, dall’approvvigionamento dell’acqua alla scrittura, dai riti religiosi ai giochi, dalla propaganda politica e agli spettacoli. La ricchezza degli arredi, dei gioielli e dei servizi da tavola, testimonianza del benessere raggiunto da certe parti della società romana: la richiesta di tali oggetti determinò una forte crescita degli scambi commerciali, come sottolineato anche da Plinio il Vecchio, vissuto nel I secolo d.C., che testimonia come ogni anno i traffici con l’Oriente costassero a Roma la strabiliante cifra di cento milioni di sesterzi (una cifra vicina ai 200 milioni di euro). Sulle rive del Tevere arrivavano, grazie alla mediazione di popolazioni medio orientali, soprattutto profumi, spezie, pietre preziose e tessuti pregiati come la seta, attestata in città dal I secolo a.C. (pare che anche Cesare amasse abiti in quel tessuto) e realizzata, secondo i Romani, dalla popolazione dei Seres, che abitava ai confini della terra.

Le sale dedicate alla Cina raccolgono oggetti di grande valore, alcuni dei quali mai visti prima in Occidente, provenienti da più di sessanta musei cinesi. Il periodo preso in considerazione va dal II secolo a.C. al II secolo d.C., dalla fondazione cioè dell’impero da parte della dinastia Qin alla fine della dinastia Han. Anche in questo caso, come per la sezione romana, vengono presentati oggetti d’uso quotidiano affiancati a splendide giade, lacche, ori e terrecotte provenienti soprattutto da contesti funerari, visto che era consuetudine seppellire i defunti con oggetti che erano loro appartenuti o con modellini di edifici, di esseri umani o di animali.

Particolarmente interessante sono a questo proposito una straordinaria veste funeraria in giada, considerata la pietra dell’immortalità, pensata per coprire interamente il corpo del defunto, e alcuni drappi funerari in seta che descrivono il viaggio dell’anima del defunto nell’Aldilà. Continua inoltre, fino a febbraio, la sezione della mostra ospitata nella Curia Iulia del Foro Romano, con le dieci statue dell’esercito di terracotta del Primo Imperatore, simbolo assoluto della potenza imperiale cinese, e le due statue di animali fantastici posti a guardi della tomba.