I Colori Perduti dell’antichità. I Marmi di Ascoli Satriano

di Arianna Simoncini - pubblicato il 11 Febbraio, 2009 in Musei

Visibile al pubblico da questa mattina, all'interno del Museo Archeologico di Firenze, una "prima volta" che è probabile resti l'unica!
Al Sarcofago delle Amazzoni del Museo, sono stati affiancati due capolavori dello stesso materiale e provenienza: i marmi policromi di Ascoli Satriano.

Restituiti all'Italia dal Getty Museum, ammirati al Quirinale nella mostra "Nostoi. Capolavori ritrovati", hanno poi seguito il Presidente Napolitano nella visita in Grecia e, al riento, il Museo Archeologico non si è fatto sfuggire l'occasione di poterli esporre insieme al notissimo Sarcofago in marmo alabastrino dipinto, opera di maestranze tarantine, rinvenuto a Tarquinia nel settembre del 1869 insieme a un altro sarcofago simile, ma andato perduto.

Le due opere in prestito, sono costituite da un sontuoso sostegno da mensa con Grifi e un podanipter con Nereidi.
A queste sono associati ulteriori manufatti (un cratere a calice, con tracce di una corona foglie d’oro, alcune forme per versare da mensa ed una coppia di mensole a volute) provenienti dallo stesso corredo funerario.

Esempi di altissima qualità, simbolo e memoria di una delle manifestazioni artistiche più importanti dell'Antichità quella della pittura, poco conosciuta perché gradualmente scompare nel tempo per incuria dell'uomo ma, soprattutto, per la deperibilità e la delicatezza dei materiali con cui è realizzata.

Il Sarcofago di alabastro "delle Amazzoni" (così chiamato per il fregio pittorico sulla cassa che rappresenta scene di lotta tra i Greci e le Amazzoni) arrivò al Museo Archeologico di Firenze nel 1872.
Affascinante per la storia narrata nei suoi dipinti, di rara bellezza e fattura, rientra nella serie di sarcofagi architettonici molto diffusi in ambito etrusco e appartiene alla classe di quelli di marmo greco insulare diffusi nel IV secolo a.C. in molti centri del bacino del Mediterraneo, da Sidone a Cartagine, dalla Sicilia all'Etruria (Cerveteri, Tarquinia, S. Giuliano e Vulci).

L'elevata qualità pittorica della decorazione della cassa, che non trova riscontri in ambito etrusco e la pietra da cui è stato ricavato, l'abastro calcareo bianco, fa pensare che il Sarcofago sia arrivato in Italia semilavorato dalla Grecia, per essere poi decorato da maestranze magnogreche.

La mostra è stata realizzata dalla Direzione del Museo Archeologico Nazionale di Firenze che ospita il complesso dei marmi in deposito temporaneo per curarne il restauro di parte dei materiali.

Didascalie & Dettagli

“I Colori Perduti dell’antichità. I Marmi di Ascoli Satriano"
fino al 19 aprile 2009

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