I colori di Betty Woodman all’American Academy in Rome
di // pubblicato il 06 Novembre, 2010
L'American Academy in Rome dedica una personale all'artista americana Betty Woodman, che per l'occasione presenta una selezione tra le più recenti opere in ceramica e su tela. La mostra curata da Roberto Caracciolo ed Emanuela Nobile Mino rimarrà aperta al pubblico fino al 10 Dicembre.
Betty Woodman (Norwalk, Connecticut 1930), è oggi una scultrice di fama internazionale, lei che a soli sedici anni scoprì la sua vocazione per la ceramica e che nel corso della sua esperienza di ricerca e di studio ha maturato un personalissimo stile, dove la contemporaneità nel suo lavoro sta nell’astrarre dai canoni tecnici ed estetici, propri della tradizione ceramica classica, l’idea di proporzione della forma. Così un vaso mediante un processo d’isolamento, defunzionalizzazione, si costituisce in immagine, o in frammento d’immagine, per poter accedere ogni volta a divenire forma nuova e a conformarsi liberamente in opera d’arte. Tutto ciò viene arricchito dalla libertà del gesto artistico che procede per aggiunta (di materia, colore, disegno) e fissa in porzioni sospese (anse, volute, protuberanze, silhouettes) l’effetto di un movimento dinamico, che sembra sprigionarsi dall’oggetto. Inoltre, attraverso l’argilla, un impasto di terra e acqua che si plasma tra le dita, riesce ad istaurare un rapporto più diretto e materico con il suo processo creativo, senza le necessarie mediazioni tecniche e strumentali che pittura o scultura in marmo richiedono.

I vasi, costituiscono il corpo maggiore della produzione artistica della Woodman, intendono richiamare il momento precedente all’assemblaggio, fase nella quale vengono apposti i manici e le parti decorative che non erano comprese nel fusto centrale lavorato al tornio: quello che si vuole mettere in luce, isolando e staccando i singoli componenti, è l’elaborazione del processo creativo-costruttivo, di cui il prodotto compiuto rappresenta solo la fase finale. Il “work in progress” è uno dei temi conduttori nell’opera della Woodman, così come la dialettica fra tridimensionale e bidimensionale, scultura e pittura, infatti, secondo Betty: “la sfida più grande per uno scultore è lavorare in due dimensioni”.
Inoltre, i lavori in ceramica di Betty Woodman sono fatti di costanti sperimentazioni necessarie se si vuole risolvere le problematiche specifiche che questo materiale presenta in ogni fase della sua lavorazione (dall’impasto al modellato, dalla cottura alla colorazione, ecc.), cui l’artista accosta altre materie (legno, pittura) e l’esercizio di altre discipline (ferro, fusione di bronzo). Lo stesso atteggiamento di ricerca e curiosità la porta a confrontarsi con le più disparate fonti storico-artistiche: dalla tradizione ceramica minoica, egiziana, greca, etrusca, romana, a quella della porcellana Tang o di Sèvres, dall’architettura italiana barocca a quella modernista, dall’espressionismo astratto americano alla pittura di Matisse, Cezanne e Picasso – Betty – “tendo a vedere tutte le opere d’arte in riferimento ad altre, una sorta di meraviglioso continuum estetico del quale mi piace immaginare di far parte”.
I riferimenti a maestri ed epoche artistiche lontane nel tempo o nello spazio popolano la produzione di Betty, scaturiti dai numerosi viaggi che l’hanno messa a confronto con realtà estremamente diverse, dalle ceramiche dell’area mediterranea antica all’estremo oriente, alla produzione artigianale italiana, portoghese e messicana, avendo come filo conduttore il motivo del vaso, visto come simbolo universale poiché “contiene tutti i liquidi, conserva i cibi e può contenere ogni cosa, dai fiori alle ceneri dei defunti. Il motivo del vaso collega ciò che faccio a tutti gli aspetti dell’arte”.

La sua ricerca e il suo studio l’hanno portata a produrre da coloratissimi oggetti d’uso quotidiano a opere ben più complesse e ambiziose. Negli ultimi anni molto del lavoro dell’artista si è concentrato sul rapporto tra superfici piane e forme tridimensionali, usando sia tela su muro che ceramica. Il lavoro appositamente concepito per la mostra all’American Academy costituisce un eccellente esempio di grande installazione ambientale. Un carattere di “romanità” pervade l’intero intervento dell’artista pensato per la galleria dell’Accademia, a partire dalla prima sala espositiva in cui l’installazione di vasi-scultura in ceramica e legno dipinti accoglie il visitatore in una sorta di abbraccio architettonico.

Proseguendo nella seconda sala si viene attratti dalla grande istallazione Roman Fresco: Pleasures/Places, come già suggerisce il titolo il lavoro è dedicato a Roma.
L’opera è composta da tre tele distese sul pavimento, dipinte in bianco e nero; le larghe pennellate sono libere e veloci, senza un ordine o una gestualità ripetitiva, su di esse poggiano delle sculture in ceramica bianca. L’opera prosegue sulla parete: tre lunghe strisce di tela coloratissime si alzano per più di cinque metri, su di esse mensole in legno su cui poggiano “vasi” di ceramica invetriata multicolore, mentre altre forme in terra cotta, sorrette da piccoli chiodi, si muovono più liberamente sulla superficie dell’opera rappresentando qualcosa di estemporaneo, vivo e imprevedibile.
Roman Fresco/Pleasures and Places è una opera ambiziosa, complessa, “costruita” nelle sue suddivisioni architettoniche di ordini orizzontali e spazi verticali. E’ un’opera che contrappone alla bidimensionalità della parete la tridimensionalità delle ceramiche, il muro al pavimento, la leggerezza al peso, la simmetria al caso.

L’artista è molto legata all’Italia, dopo l’anno trascorso a Firenze nel 1951, Betty si avvicinò ad un modo diverso di lavorare l’argilla, non più soltanto come materiale per la creazione di vasi e piatti, l’incontro con la terra di Toscana pose Betty di fronte ad una variegata molteplicità di usi dell’argilla impastata e cotta, dallo studio diretto della produzione etrusca e romana reso possibile dalla frequentazione dei musei, alle maioliche robbiane dei tabernacoli e dei tondi disseminati nel centro delle città, fino alla presenza diffusa della terracotta nelle architetture tradizionali dai coppi dei tetti alle “campigiane” dei pavimenti nelle vecchie case, fino ai vasi per piante che in grandi dimensioni e decorati da rilievi ornano i giardini e le limonaie delle ville toscane. Dopo il primo soggiorno, la Toscana ha rappresentato un punto di attrazione costante per Betty, che vi dimorò per lunghi periodi negli anni Sessanta, fino alla decisione di acquistare nel 1969 una casa sulle colline intorno a Firenze. Oggi, la Woodman divide l’anno in due stagioni, la stagione toscana (primavera ed estate) e quella che trascorre a New York, in un’alternanza tra quiete meditativa in una campagna collinare dalle ondulazioni armoniose, e stimoli dell’ambiente artistico cosmopolita e d’avanguardia della grande metropoli, che sembra rispecchiare l’articolato mondo da cui trae motivi di ispirazione.
