I tesori della Collegiata salvati dal terremoto

di Marica Guccini // pubblicato il 16 Ottobre, 2012

Le invio questo messaggio a nome di tutta la comunità e dell’amministrazione comunale affinché queste opere di inestimabile valore culturale, artistico, simbolico e religioso non siano lasciate nemmeno un giorno alle intemperie. Queste opere rappresentano per me e per tutta la comunità la nostra storia passata e l’unica grande opportunità di sapere che abbiamo ancora un futuro.”
Sandro Maccagnini,
Sindaco del Comune di Pieve di Cento

Un’inconsueta luminosità riempie le campate della Colleggiata di Pieve di Cento intitolata a Santa Maria Maggiore in quelle campagne della provincia bolognese. Proviene dalla cupola che ha visto ingrandirsi e aprirsi la sua lanterna in seguito al sisma del 29 maggio scorso. Un lampadario, che pende ancora da quel soffitto, non può niente rispetto alla luce solare che si irradia dallo squarcio della cupola lambita dai lacerti degli affreschi settecenteschi che la adornavano.

La chiesa d’impianto barocco con echi neoclassici fu ricostruita tra il 1702 e il 1710 dagli architetti modenesi Giuseppe e Silvestro Campiotti sul luogo dove precedentemente sorgeva un edificio gotico del quale oggi rimangono solo alcune finestre tamponate nell’abside. La chiesa pone le sue fondamenta su quella che era la più alta isola delle foci del Reno quando, nel IX secolo, venne edificata il primo edificio sacro che vantava l’unico fonte battesimale della zona fino al 1378.

Oggi la Collegiata è sede del Santuario dedicato al Miracoloso Crocifisso del XIV secolo venerato da secoli, e di cui la leggenda narra che fu realizzata a partire dalla testa di una statua più antica sopravvissuta ad un incendio.

Non ci sorprende quindi sapere che questo luogo è così tanto legato alla devozione dei pievesi, tanto da indurre il sindato Sandro Maccagnini a richiedere l’aiuto delle autorità competenti con le sentite parole che abbiamo letto in apertura. In un clima di forte coinvolgimento emotivo i cittadini stessi, ad una settimana dall’evento sismico, hanno assistito in processione al trasferimento del loro Crocifisso Miracoloso dalla Collegiata al Museo MAGI'900 di Pieve di Cento.

Qui, dove trovano posto opere dei maestri italiani del Novecento da Balla a Sirono, De Chirico, Savinio, Guttuso, Ligabue, sono oggi collocati ed esposti al pubblico dieci capolavori provenienti dalla Collegiata “ferita”.
Durante la sua storia secolare, essa è venuta riempiendosi di pregevoli opere d’arte realizzate da nomi noti del panorama emiliano: Lavinia Fontana, Guercino, Guido Reni ne sono alcuni esempi. Fortunatamente il sisma non ha risparmiato la struttura architettonica, ma non ha intaccato le opere d’arte, fatto salvo per la Madonna col Bambino realizzata in cartapesta da Angelo Gabriello Piò.
Dieci capolavori emiliani raccontano la storia della comunità offrendo inoltre importanti brani di storia dell’arte provenienti dalla Colleggiata stessa, o da opere realizzate per altre chiese e giunte qui dopo la loro soppressione.

Orazio Samacchini vi ha lasciato la tela con la Nascita di San Giovanni Battista, mentre Bartolomeo Passerotti nel 1585-1590 realizzò il Ritrovamento della vera Croce collocato da sempre nella Collegiata.
Nel 1593 Lavinia Fontana dipinse la pala con l’Assunzione della Vergine su commissione del Cardinale Gabriele Paleotti per la sua cappella privata in Sani Pietro a Bologna, opera che giunse a Pieve solamente nel Settecento per essere collocata nella chiesa di San Francesco al Reno nel 1748. Fu poi la volta del giovane Guido Reni al quale venne chiesto di realizzare la pala dell’altare maggiore della Collegiata in sostituzione del precedente polittico di Simone dei Crocefissi. Per l’opera, inaugurata nel 1600, egli scelse un’iconografia tradizionale portando tuttavia nella cittadina, prima di partire per Roma al seguito di Annibale Carracci, le novità presenti nello scenario bolognese.
Giunto alla Collegiata dalla chiesa di Santa Maria “al voltone” è il dipinto commissionata da Alessandro Mastellari al ferrarese Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino. La Nascita della Vergine fu realizzata nel 1605 denunciando la lezione veneta assorbita durante il soggiorno dell’artista in laguna. E ancora il canonico Giuseppe Lanzoni commissionò a Giovan Francesco Gessi, allievo di Guido, la pala per l’altare laterale della Collegiata dove l’artista realizzò un dipinto dedicato a San Filippo Neri che era stato canonizzato da pochi anni.
E infine Francesco Maria Mastellari nel 1646 convocò il centese Guercino per la realizzazione della pala dell’altare maggiore della chiesa della Santissima Annunziata degli Scolopi che evidenzia un’iconografia originalissima. L’artista non raffigura infatti, una semplice Annunciazione, bensì al posto dell’angelo annunciante raffigura Dio Padre che istruisce il messaggero divino su quanto riferire a Maria assorta nella sua lettura contemplativa.

Queste ed altre le opere che, alternate alla collezione contemporanea del MAGI'900, soggiornano in quelle stanze attendendo che la loro dimora tradizionale possa tornare accogliente per ospitarle, tornando nella penombra che, da secoli, le illumina.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Recupero del Miracoloso Crocifisso (particolare), (courtesy of Comune di Pieve di Cento)

NEL TESTO

-Recupero del Miracoloso Crocifisso, 
 courtesy of Comune di Pieve di Cento

- La Collegiata dopo il sisma,
  courtesy of Comune di Pieve di Cento

- Recupero dell'Annunciazione di Guercino,
  courtesy of Comune di Pieve di Cento

- Le opere d'arte della Collegiata esposte al
  Museo MAGI'900,
  courtesy of Comune di Pieve di Cento

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